Da Sem a Eber: la chiave del 666

La decifrazione di Genesi 10:21 («Sem, padre di tutti i figli di Eber») si basa sull’evoluzione numerica delle lettere. Il nome “Sem” inizia con il valore numerico 7, che indica la cessazione: corrisponde al 7 di Babel, ovvero il momento dell’apertura del portale che avvenne nel 53esimo anno, in cui cessò la comunicazione mentale e iniziò la comunicazione verbale, lingue eccetera di Dio Satana.

Attraverso l’uso delle lettere sofit, la parola termina con la “M”, portando il valore numerico da 7 a 9. Questo numero simboleggiava il 666 (composto da 6.000 persone messe dal Generatore  di Vita, da 60.000, relativo all’apertura del portale, e 6 milioni), sancendo il compimento del progetto degenerativo di Dio-Satana avvenuto nel 182° anno.

Definire Sem come “padre” non indica una genealogia fisica, ma lo identifica come l’ideatore e l’origine del progetto (il passaggio dal 7 al 9), mentre i “figli”, collegati a Eber, cioè gli ebrei, ne rappresentano la realizzazione materiale.

Il termine “Eber”, da cui deriva “Ebrei”, significa “al di là”: esso indica il progetto che Dio Satana fa passare dalla preesistenza all’esistenza tramite i suoi alleati giganti Nefilim, simbolicamente rappresentati dagli Ebrei.

Il termine “Sem” significa anche “nome”, un dettaglio che lo collega direttamente al versetto dell’Apocalisse in cui il numero 666 è definito “numero d’uomo” o “nome della bestia”.

Apocalisse 13:18: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

Questo numero simboleggia il compimento della nascita delle persone e il completamento del ciclo 666, relativo al passaggio avanti avvenuto nel 182° anno. In questa ottica, l’uomo subisce un’evoluzione regressiva che lo trasforma in bestia, intesa come entità che ha perso la capacità di generare la natura.

Un termine chiave per comprendere questo meccanismo è chayim (o chai ). In ebraico non esiste una parola per “vita” al singolare, ma si usa chai , che significa “vivente” e si riferisce indistintamente sia all’uomo che all’animale.

Spesso tradotto erroneamente come “vita”, nel codice biblico Chai indica normalmente l’evoluzione dall’uomo all’animale, e in questo specifico contesto significa che l’uomo regredisce allo stato di bestia.

Poiché la bestia non trasmette la natura, l’uomo regredito cessa del tutto di farlo per veicolare invece la falsificazione della percezione della realtà. Questo duplice movimento è legato a chai , che assume il senso della “sapienza” citato in Apocalisse 13:18: scoprire il nome “d’uomo”. Questo nome, corrispondente alla bestia, rivela come l’uomo, perdendo il legame con la natura, si sia trasformato nell’effettivo progetto degenerativo di Dio Satana. Ad esempio, il nome sham, che senza vocali corrisponde a Shem, in codice significa anche “là” o “in quel luogo”, un termine che nel codice rimanda direttamente all’”aldilà”, indicando che l’origine di questo concetto proviene dalla preesistenza e serve a rappresentare la trasmissione degenerativa di Dio-Satana

Autore: Davide Morana