Decifrazione in sintesi dei Vangeli Apocrifi

I Vangeli apocrifi come progetto nascosto del ritorno. I Vangeli apocrifi rappresentano il progetto coperto e nascosto. La parola “apocrifo” significa “nascosto” e, in questo contesto, va interpretata come parte del progetto di ritorno passaggio avanti, analogo ai testi deuterocanonici nell’Antico Testamento.

Legami simbolici tra personaggi e ritorno ciclico: Protovangelo di Giacomo. Giacomo è presentato come fratello di Giovanni. Questo passaggio rappresenta il ritorno del progetto dalla figura di Giovanni a quella di Giacomo, cioè dal dono/presenza (Giovanni) al primogenito (Giacomo), simbolicamente legato a Giacobbe nella Torah, primo patriarca trasformato in Israele.

Vangelo dello pseudo-Matteo: Matteo indica il ritorno visibile nel Vecchio Testamento, come riflesso strutturato del codice originario.

Vangeli della Passione: il Vangelo della Passione di Pietro ricalca le stesse dinamiche narrative, indicando che i contenuti sono paralleli e ripetuti ciclicamente per confermare il codice del ritorno e del compimento.

Il Vangelo di Nicodemo (o Atti di Pilato) descrive il processo di Gesù davanti a Pilato e la sua discesa agli inferi, indicando il collegamento e il compimento in sospeso, che ritorna simbolicamente ai Vangeli canonici.

Vangeli gnostici: Vangelo dell’infanzia di Tommaso, chiamato anche Didimo (gemello), rappresenta lo stesso codice di duplicazione e ritorno, come gemello simbolico di Gesù, manifestando la continuità ciclica del progetto degenerativo di Dio Satana.

Vangelo di Maria: presenta Maria Maddalena come discepola prediletta, portatrice di rivelazioni. Qui Maria rappresenta la madre (mater), ma anche la torre e il talamo, simboli della mente e coscienza. Indica il ritorno attraverso il principio femminile, che riceve e trasmette la coscienza.

Maria sotto la croce, torre e talamo della coscienza, e sorella.

Questo passaggio ha un significato simbolico profondo: Maria madre e Maria sorella indicano il cambio di primogenitura.

Infatti, portano lo stesso nome, Maria, ed entrambe sono collegate a Maria Maddalena sotto la croce.

Rappresentano la madre-torre (nome legato a Miriam, “torre”), simbolo del talamo, cioè il luogo della trasformazione della coscienza in cervello.

Questo passaggio segna la trasformazione della percezione della coscienza: da origine nell’anima (aldilà) a funzione del cervello (cerebrale, talamo).

Con questa percezione falsa, l’uomo diventa un ponte tra Dio-Satana e la materia falsificata.

“Donna, ecco tuo figlio”, il progetto affidato alla madre terra. Nel Vangelo di Giovanni 19, 26, Gesù dalla croce afferma: “Donna, ecco tuo figlio”, rivolgendosi a Maria con accanto il discepolo amato. Questa frase non è una dichiarazione familiare, ma un codice simbolico che riflette la trasmissione del progetto al femminile, ovvero alla madre terra o materia cosciente.

La morte di Gesù rappresenta la consegna del progetto degenerato di Dio-Satana alla materia, per il ritorno e il compimento del ciclo.

Maria simboleggia la materia — madre, mater, materia — il grembo che accoglie e custodisce ilprogetto in sospeso, in attesa della del compimento.

Il discepolo, il “figlio”, rappresenta il progetto in sospeso affidato alla materia, cioè madre, in attesa della realizzazione del passaggio avanti, che avvenne nel 182º anno.

Maria sotto la croce, torre e talamo della coscienza.

Questo passaggio racchiude un significato simbolico profondo: rappresenta il cambio di coscienza.

Maria sotto la croce è definita “torre”, dal significato etimologico del nome Miriam, che indica l’acqua come matrice della materia — simbolo della materia stessa e del talamo, cioè il punto di passaggio tra la coscienza e la realtà cerebrale.

In quel momento Dio-Satana attiva una trasformazione che modifica la percezione della realtà.

 La coscienza, un tempo legata all’anima e al piano superiore (aldilà), diventa coscienza cerebrale incarnata, manifestata nel corpo (aldiquà). Questa scena evidenzia il momento in cui la verità viene oscurata e la coscienza dell’uomo inizia a vivere come simulazione della realtà materiale, guidata da un nuovo centro percettivo: il cervello. Questa scena racchiude simbolicamente il codice di passaggio: apertura del portale, progetto consegnato alla madre materia; passaggio avanti, ritorno della coscienza degenerata da Dio Satana.

Il Vangelo di Giuda: non tradimento, ma progetto di Dio–Satana. Il Vangelo di Giuda non presenta l’azione di Giuda come tradimento, ma come parte del progetto di Dio Satana.

Connessioni simboliche con l’Antico Testamento: Giuda assume un ruolo ciclico. Prende la primogenitura che era di Ruben, perduta a causa della sua trasgressione. È collegato simbolicamente alla primogenitura di Giuseppe, colui che portò avanti il progetto dell’andata nel ciclo precedente. Quindi, Giuda è il passaggio dalla vecchia primogenitura (Ruben) alla nuova coscienza del ritorno. Questo lo collega a Giuseppe e alla sepoltura patriarcale (Kiriat Arba), e infine a Gesù.

Sintesi finale: il Vangelo di Giuda rivela un progetto coscienziale. Tradimento apparente, ma in realtà trasferimento della coscienza e attivazione del ritorno. Giuda non è un traditore, ma il portatore della trasmissione.

Giuda Ish Kariot e il ciclo del progetto. Giuda è chiamato Ish Kariot, che significa “uomo di Kariot”, collegato simbolicamente a Kiriat Arba, l’antico nome di Hebron, sede della tomba dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe. Questo collegamento indica che Giuda è parte integrante del progetto fin dall’inizio, in quanto, secondo la tradizione, anche Giuda fu sepolto simbolicamente nella tomba dei patriarchi. La morte di Giuda rappresenta la conclusione dell’andata del progetto e l’inizio del ritorno passaggio avanti.

Tomba di Gesù, grotta dei patriarchi. La tomba di Giuseppe di Arimatea, dove fu posto Gesù, è collegata simbolicamente alla tomba di Giuseppe figlio di Giacobbe, anch’essa tradizionalmente associata ai patriarchi. Questo legame suggerisce che la grotta/tomba di Gesù è una ripresentazione ciclica della grotta dei patriarchi: progetto in sospeso, luogo di transizione tra generazioni e cicli di coscienza. Giuda chiude l’andata del progetto. Gesù nella tomba rappresenta la fase di compimento. La resurrezione è compimento e ritorno, come trasmissione coscienziale dalla tomba patriarcale alla coscienza generativa.

Il falso dei testi di Qumran e il simbolismo del Mar Morto. I cosiddetti manoscritti di Qumran, trovati presso il Mar Morto, sono parte della falsificazione storica e religiosa. Non si tratta di testi antichi autentici, ma costruzioni create per rafforzare la Bibbia, simulate nel contesto geografico del deserto.

La realtà del ciclo e della dimensione. La dimensione umana dura solo 1182 anni e non migliaia. Tutto ciò che è stato proiettato indietro nel tempo è stato inserito a posteriori, comprese le false origini antiche dei testi sacri.

Il deserto di Qumran non era deserto. Quel luogo, prima dell’apparizione del sole (evento nel 182esimo anno), era attraversato da acque vive. Il Mar Morto, oggi iper salato e arido, non era originariamente così. Era un fiume che scorreva naturalmente verso il Mar Rosso. La salinità è simbolo del compimento del ciclo, ovvero il  passaggio avanti, in cui l’acqua (conoscenza generativa) viene bloccata e appare l’asciutto, cioè la separazione mentale.

Significato codificato: deserto uguale luogo mentale, dove la coscienza è in attesa, sospensione tra 53esimo e 182esimo anno. Mar Morto uguale acque bloccate, segno della presa mentale e perdita della forza generatrice. I luoghi come Qumran o il Mar Morto sono costruiti simbolicamente per trasmettere una narrazione falsa della storia, basata sul ciclo (apertura del portale, passaggio avanti). I testi attribuiti a quell’area sono strumenti del progetto di Dio–Satana, creati per confermare la Bibbia e la rete di coscienza che simula la realtà

Autore: Davide Morana