Decifrazione in sintesi del libro di  Geremia

La decifrazione del libro di  Geremia   è presentata in forma sintetica, poiché la Bibbia intreccia i due tempi del progetto attraverso significati concettuali e numerici in ogni parola; un’analisi completa richiederebbe l’esame del codice dalla singola lettera all’intero libro.

Capitolo, 1 — Chiamata di Geremia come profeta (prima della nascita fu consacrato). Due visioni simboliche: ramo di mandorlo (vigilanza di Dio) e pentola bollente dal nord (invasione da Babilonia).

Capitolo 1 La chiamata di Geremia rivela in codice la distinzione tra sacerdoti (alleati di Dio-Satana) e profeti (nati per conto proprio): sebbene appartengano al progetto fin dall’origine, gli alleati comunicano fin dall’inizio, mentre gli altri devono attendere il ciclo completo (dal 53° al 182° anno) per il compimento dei “sei milioni” e del 666.

I riferimenti temporali (l’anno decimoterzo quinto mese, 11esimo anno) non sono storici, ma indicano numericamente le fasi del progetto (progetto indicato con 10, e mezzo cioè Medium di dio satana indicati con 3 e 5 e la separazione indicata con 11 che si riduce a due).

Analogamente, la deportazione simboleggia l’ingresso del progetto nel mezzo, conclusosi con la morte di Gesù Cristo. Infine, Geremia è definito “giovane” (progetto di ritorno) e “incapace di parlare”, a indicare non un difetto fisico, ma l’attitudine alla comunicazione mentale anziché verbale.

La visione del mandorlo, attraverso il seme contenuto nel nocciolo, rappresenta la forza generativa, legata al germoglio e al virgulto, collegato a Netzer, a Nazareth e alla figura di Gesù Cristo.

La pentola bollente proveniente dal nord ha il significato di nord-est; i due termini condividono lo stesso valore simbolico e vengono indicati con il termine “settentrione”.

Il settentrione, connesso all’Oriente (est), indica l’entrata dalla preesistenza. Il ciclo prosegue verso occidente, che rappresenta il potere (la destra), e scende verso sud, simbolo della coscienza delle persone. Questo movimento circolare, secondo una precisa geometria, rivela che la preesistenza è connessa alla comunicazione mentale tramite una rete di coscienza già compiuta ma sospesa, in attesa della morte e resurrezione di Gesù.

Nei capitoli 2–6, le accuse a Israele e Giuda sono puramente allegoriche: quei luoghi non sono mai esistiti storicamente. Il progetto deve andare nel “mezzo”, identificato con Babilonia, che non è un luogo reale ma simboleggia il cambio di coscienza tramite la torre (talamo). Questo percorso prevede l’apertura del portale al 53° anno, 129 anni di sospensione per la nascita dei 6 milioni, e il “passaggio avanti” al 182° anno: la Pasqua, con la morte e resurrezione di Gesù Cristo, segna la morte coscienziale e il passaggio dalla comunicazione verbale a quella mentale nella rete di coscienza.

Capitoli 7–10: Il discorso del Tempio e l’idolatria

Il celebre discorso sul Tempio non è un richiamo morale, ma codice: il Tempio rappresenta il progetto che deve dimorare nella persona (il “mezzo”). Israele e Giuda simboleggiano il progetto di Dio-Satana che non ascolta la Sua “voce”, intesa come comunicazione mentale anziché verbale.

Il concetto di Dio si manifesta in due fasi: l’Andata, simboleggiata dagli idoli, e il Ritorno, identificato con lo Spirito, ossia con la comunicazione mentale. Sebbene appaia una divisione allegorica, è sempre la stessa entità a governare l’intero ciclo.

Il riferimento ai sacrifici, indicati come idoli, rappresenta la medesima entità nella fase di andata. Il sacrificio dei figli e delle figlie non va inteso in senso storico, ma simbolico: indica l’olocausto coscienziale. I figli rappresentano il progetto che la persona trasmette.

Ma ciò avviene dopo la morte coscienziale: questo è il significato dei sacrifici, della cosiddetta morte dei figli. Il figlio, infatti, rappresenta la forza generatrice della persona indicata con primo genitura. Quando questa forza generatrice muore, Dio-Satana acquisisce il dominio su quella persona, rendendo possibile il cambio di coscienza.

Tagliare la chioma e gettarla, intonando un canto lugubre sulle alture, simboleggia la mutazione e il cambio di coscienza. La chioma rappresenta i capelli lunghi, il cui taglio segnala il passaggio. Il canto è collegato ai “quattro canti”, che indicano la testa, mentre le alture, assimilate al tempio, rappresentano il talamo e la trasmissione.

Capitoli 11–20: Rottura dell’alleanza e simboli profetici

Questi capitoli descrivono la rottura dell’alleanza da parte di Giuda, i complotti contro Geremia e le sue confessioni personali. La reazione di Dio alle infedeltà (idolatria e disobbedienza) è l’annuncio di una calamità, interpretata in codice come la deportazione: un evento non storico, ma allegorico che indica il passaggio del progetto nel “mezzo”. Questo concetto ciclico permea tutta la Bibbia, dalla singola lettera all’intero libro.

La Cintura di Lino Rovinata (Geremia 13) Dio ordina a Geremia di nascondere una cintura di lino presso l’Eufrate; recuperata dopo molto tempo, essa appare marcita e inutile. In codice, la cintura simboleggia i fianchi (destra e sinistra). Il suo deteriorarsi indica la mutazione: la persona ha ricevuto il progetto di andata ed è pronta per ricevere quello di ritorno. La cintura rappresentava il popolo legato a Dio, ma in codice significa che il progetto degenerativo  sta diventando “mezzo” cioè medium di Dio Satana.

Il Vaso Rotto e la Bottega del Vasaio (Geremia 18-19) Geremia viene mandato nella bottega di un vasaio, dove vede che un vaso guasto viene rifatto, e successivamente rompe una giara di terracotta davanti agli anziani, simboleggiando la distruzione della città. Il vasaio rappresenta Dio-Satana e l’argilla Israele. Il simbolo indica la manipolazione mentale e il potere assoluto di modellare, rimodellare o distruggere la nazione. Dopo aver ottenuto il cambiamento di coscienza, le persone diventano come creta nelle sue mani.

Capitoli 21–24: Oracoli contro i re e la visione dei fichi

Questi capitoli contengono oracoli contro i re di Giuda (in particolare Sedecia e Ioiakìm), i falsi profeti e i pastori infedeli, oltre alla visione dei due cesti di fichi. In codice, la deportazione simboleggia il progetto che entra nel “mezzo”: i deportati sono destinati alla restaurazione, mentre chi rimane deve subire la morte, intesa non in senso fisico ma come morte coscienziale necessaria per il cambio di coscienza.

La visione dei fichi specifica questo concetto: i fichi buoni rappresentano il “progetto presente” (secondo la catena semantica), mentre quelli cattivi indicano l’assenza del progetto di compimento, motivo per il quale vengono scartati.

Il capitolo 25 sintetizza 23 anni di predicazione e 70 anni di dominio babilonese. In codice, i 23 anni indicano il cinque, ovvero il progetto che diventa mezzo, mentre i 70 anni corrispondono al sette, simboleggiando cessazione e compimento. Le nazioni, derivate semanticamente da “Netzer”, Germoglio, seme,  indica il potere, la forza generatrice acquisita dalla gente da Dio Satana, non sono luoghi fisici ma rappresentano il progetto che culmina in Gesù di Nazareth. La coppa dell’ira indica infine il contenitore della coscienza, dove l’ira divina simboleggia l’alterazione e il progetto di andata.

Capitoli 27–29: Il giogo e l’esilio

Il giogo sul collo simboleggia il progetto di andata, inteso come schiavitù e manipolazione mentale. L’invito a sottomettersi a Babilonia è un’allegoria: il progetto deve attraversare questa fase per poi permettere il ritorno, che si collega a Gesù Cristo per il compimento finale. I 70 anni indicano, in codice, la cessazione e il completamento del ciclo.

Capitoli. 30–33 — Libro della consolazione (o Libro della Speranza): Promesse di restaurazione, ritorno dall’esilio, nuova alleanza.

I capitoli 30–33, come negli altri libri in cui ricorre il tema della deportazione, ripropongono il medesimo schema: il ciclo di apertura del portale e il passaggio avanti.

La deportazione, in questa lettura simbolica, indica la trasmissione ad altri del progetto degenerativo. In questo caso, il libro presenta un’intera sequenza strutturata secondo tale schema, e questa sequenza corrisponde alla fase di ritorno.

Capitoli. 34–35 — Esempi negativi (patto infranto con gli schiavi) e positivi (fedeltà dei Recabiti).

Il fatto di liberare gli schiavi e poi riprenderseli ha un significato allegorico: non si tratta di schiavi fisici, ma di un progetto simbolico. Indica il progetto di schiavitù dell’andata, che viene momentaneamente sospeso per poi essere ripristinato.

È un’allegoria, perché l’unico vero progetto di schiavitù rimane quello che conduce a Babilonia, intesa non come luogo geografico, ma come destinazione simbolica del processo.

Infatti, il morire di spada ha un valore simbolico: la spada rappresenta il progetto. Morire di spada indica dunque il cambio del progetto attraverso la morte coscienziale, per cui ciò che era fine diventa mezzo.

Il concetto dei  Recabiti che sono fedeli e rifiutano al vino significa che loro hanno accettato già. Stanno rifiutando il progetto di andata, in quanto già l’hanno avuto e stanno facendo il progetto di ritorno.

Capitolo. 36 — Il rotolo bruciato e la maledizione

La ribellione del re Ioiakìm, che brucia il rotolo contenente le profezie di sventura, innesca la maledizione già menzionata nel capitolo 22. Tale maledizione su Ioiachin (Conia) non riguarda persone o discendenze storiche, ma simboleggia in codice la conclusione del progetto di andata tramite la deportazione. L’insediamento dello zio al posto del re e il cambio del nome segnano il passaggio al progetto di ritorno, basandosi sulla numerologia e sulla funzione simbolica dei nomi piuttosto che su individui fisici.

Il percorso continua in Aggeo 2:23, dove Zorobabele diventa un “anello con sigillo”, simboleggiando la restaurazione. Sebbene gli apologisti risolvano la difficoltà genealogica di Gesù in Matteo 1 tramite la nascita verginale per aggirare la maledizione, in realtà la narrazione non riguarda persone esistite, ma la sequenza del progetto: Gesù Cristo rappresenta la comunicazione mentale.

Maria, identificata con la materia e la madre diea, viene concepita tramite lo spirito non come essere umano, ma come il cambio di coscienza di Dio-Satana.

Secondo il codice, «concepire» (dal latino concipĕre, composto da cum e capĕre, “accogliere”) non significa fecondare, ma indica l’ingresso nel progetto generativo di Dio-Satana.

Capitolo. 37–44: Ultimi anni, caduta di Gerusalemme e fuga in Egitto

Questi capitoli descrivono l’assedio, la caduta della città e la fuga in Egitto contro la volontà di Dio Satana. Geremia, accusato di tradimento e gettato in una cisterna, simboleggia il mezzo, cioè il medium  coscienziale. La caduta di Gerusalemme indica il progetto che diventa “mezzo” secondo la sequenza stabilita. Geremia, con la sua doppia funzione, rappresenta qui gli alleati in attesa del progetto ciclico di ritorno dai  “nati per conto proprio” e della trasmissione del sistema.

Nel capitolo 41, Ismaele non è una figura storica ma una sequenza del progetto collegata all’Ismaele della Genesi. Accompagnato da dieci uomini (simbolo della trasmissione a chi viene eliminato), si appropria del progetto uccidendo Gedalia, governatore di Giuda legato ai Babilonesi. Successivamente elimina pellegrini provenienti da Sichem, Silo e Samaria — luoghi collegati alla tomba dei patriarchi — rinsaldando il vincolo con essi.

Nonostante l’intervento di Giovanni — il cui nome significa “Grazia” e indica la presenza del progetto — Ismaele riesce a scappare con altri otto uomini (numero che indica il 9 compimento) rifugiandosi presso gli ammoniti. Questo episodio, che ricalca la vicenda dell’Ismaele della genesi, segna la conclusione del progetto di ritorno mantenuto in sospeso.

Un gruppo separato, guidato da Giovanni figlio di Karèach insieme a Geremia, Baruc, alle figlie del re e al resto del popolo, decide invece di fuggire in Egitto per timore della vendetta babilonese.

Questo spostamento in Egitto simboleggia il ritorno del progetto agli alleati.

La fuga in Egitto è un’allegoria: poiché l’Egitto rappresenta l’apertura del portale, il ritorno in questa terra indica il ritorno agli alleati. L’adorazione della “Regina dei Cieli” simboleggia

la Madre Dea, cioè la materia, la falsificazione della percezione della realtà. identificata con Maria, intesa come materia nel progetto di compimento in sospeso.

Nella scena sotto la croce, Maria (la materia) e Gesù Cristo (il progetto che entra nella materia) sono collegati a Giovanni, «colui che Gesù amava». Questa espressione, nella catena semantica, indica che il progetto è presente.

Capitolo 45 — Promessa personale a Baruc

In questo capitolo, Baruc rappresenta la funzione di ritorno, contrapponendosi alla funzione di andata di Geremia. Dio gli promette che sarà come un bottino. Il nome Baruch significa “fedele amico”; secondo la catena semantica, questo concetto procede verso “buono”, “grazioso”, “gentile” e si collega alle nazioni. Attraverso i passaggi “grazia” e “dono”, si giunge a “presente”, che significa Yahweh, indicando che il progetto è presente.

Capitoli 46–51: Oracoli contro le nazioni straniere

Questi capitoli contengono giudizi contro Egitto, Filistea, Moab, Ammon, Edom, Damasco, Chedar, Elam e, in particolare, Babilonia, descritta come la “coppa d’oro” che ha inebriato le nazioni.

Decifrazione in codice: Le “nazioni” non indicano luoghi fisici storicamente esistiti. Attraverso la trasformazione semantica, la parola si collega a Netzer (germoglio), e quindi a Nazareth e Gesù, indicando la crescita e la trasformazione della percezione della materia. Il termine “straniero” rimanda all’estraneità del progetto, che è alieno e degenerativo, appartenendo a Dio-Satana.

Tutti questi luoghi (Ammon, Moab, Edom, Damasco, ecc.) simboleggiano il progetto di andata e la sua evoluzione, mentre l’Egitto rappresenta l’apertura del portale. Questi popoli sono collegati ai “Giganti”, gli alleati di Dio-Satana: non si tratta di grandezza fisica, bensì di un potere di manipolazione della pietra, sia fisica che mentale.

Capitolo 52 — Appendice storica

Resoconto della caduta di Gerusalemme (parallelo a 2 Re 24–25): distruzione del tempio, deportazioni, sorte di Sedecia, liberazione di Ioiachin in esilio (segno di speranza minima).

In sintesi, il capitolo 52 chiude il cerchio dei primi 51 capitoli, confermando che il ciclo di Dio-Satana rimane in sospeso fino al suo compimento con la morte di Gesù Cristo. Quest’ultima rappresenta la morte coscienziale delle persone prese da Dio-Satana.

Tutti questi testi rimandano costantemente al significato dell’apertura del portale, dal 53° anno fino al 182° anno, che rappresenta il passaggio avanti. Nella fase di andata, Dio-Satana comunica mentalmente solo con gli alleati.

Superato il 182° anno, una volta concluso il ciclo, la comunicazione mentale si estende a tutti: alcuni diventano trasmettitori del progetto degenerato, altri ricevitori.

Autore: Davide Morana