Decifrazione in sintesi del libro di Isaia

La decifrazione del libro di  Isaia è presentata in forma sintetica, poiché la Bibbia intreccia i due tempi del progetto attraverso significati concettuali e numerici in ogni parola; un’analisi completa richiederebbe l’esame del codice dalla singola lettera all’intero libro.

Decifrazione del libro di Isaia.

Il Libro di Isaia (66 capitoli) è diviso in tre sezioni principali, ognuna con un significato numerico in codice:

  • Proto-Isaia (capitoli 1–39)
  • Deutero-Isaia (capitoli 40–55)
  • Trito-Isaia (capitoli 56–66)

Proto-Isaia (Capitoli 1–39) La prima parte si apre con i capitoli 1–6, che contengono l’accusa di peccato contro Giuda e Gerusalemme (ingiustizia, ipocrisia religiosa, idolatria) e la chiamata di Isaia,  In codice, queste accuse allegoriche indicano il progetto di andata.

Nel capitolo 4, le sette donne che afferrano un uomo simboleggiano il progetto: il numero uno (l’uomo) indica l’Io e il progetto stesso, mentre il sette indica cessazione e compimento. Ottenuto il progetto L’uomo, numero uno chi rappresenta il pane e la copertura si rinuncia al cibo materiale; pane e copertura), eliminare la vergogna (significa aver acquisito il progetto di Dio-Satana. La deportazione, incominciata con Israele, indica simbolicamente il progetto che va nel “mezzo”.

Capitoli 7–12: Il Libro dell’Emmanuele

Questa sezione descrive la crisi siro-efraimita e il segno dell’Emmanuele. Il nome Emmanuele («Dio con noi») indica l’inizio della ricezione del progetto di andata.

Secondo il  codice, eventi come la guerra, i regni (Siria, Assiria) e i personaggi (Acaz) non sono intesi come storici, ma come allegorici, parte di un progetto ciclico “a matriosca”.

Acaz (Giuda/Sud) rappresenta la coscienza e il progetto ciclico continuativo, collegato al ritorno tramite Gesù Cristo, Re dei Giudei. Il Nord (Israele) rappresenta la preesistenza e il progetto degli alleati; la Siria (Aramei) simboleggia gli alleati stessi, mentre l’Assiria rappresenta i «nati per conto proprio», ossia l’ingresso del progetto nel mezzo.

Questo concetto fa riferimento alla deportazione, che indica la trasmissione del progetto ad altri, ovvero ai “nati per conto proprio” Deportazione citata nel libro dei Re d’Israele. In primo luogo segnala l’inizio del progetto con i nati per conto proprio; successivamente prosegue con la deportazione di Giuda, che compie il ritorno, fino a completare il ciclo con Gesù Cristo, re dei Giudei.

L’attacco dei re di Aram ed Efraim contro Acaz simboleggia il progetto dei giganti, alleati di Dio Satana, che si scontra con il progetto ciclico di ritorno. Isaia incontra Acaz presso il canale della piscina del lavandaio: il canale indica la coscienza informativa dell’acqua. La profezia dei 75 anni (7 più 5 uguale 12) indica il divenire “mezzo” cioè strumento di Dio Satana, e l’ingresso del progetto.

Dio invita Acaz a chiedere un segno «dal profondo degli inferi o dall’alto», ma egli rifiuta.

Il termine «segno» indica le due funzioni del progetto: entrambe sono dimensioni interne della coscienza. Gli inferi rappresentano l’ingresso degenerativo, mentre l’alto indica la trasmissione e il compimento.

La parola «segno» (simbolo), dal greco symballō («gettare insieme»), In codice significa «mettere il progetto avanti», ossia il dominio sulla coscienza da parte di Dio-Satana. I termini «avanti» e «dietro» indicano che, dal 53esimo anno (apertura del portale) fino al 182esimo anno, la comunicazione è soltanto verbale.

Solo dopo la creazione della rete di coscienza e del sistema di controllo mentale essa diventa mentale per tutti: chi è preso da Dio-Satana trasmette il suo progetto degenerativo, mentre gli altri si limitano a ricevere.

L’espressione «stancare gli uomini, e ora volete stancare anche il mio Dio?» indica i due tempi del progetto. Il termine «uomini» rappresenta il progetto di andata, mentre «Dio» indica il progetto ciclico continuativo di ritorno.

La profezia del segno svolge due funzioni. Nel progetto di andata, indica che la fanciulla è incinta e sta per partorire; nello stesso testo è però contenuto anche il ritorno, espresso tramite il valore numerico e le lettere di sospensione Phe e Samek (Isaia 7,14). In origine, il passo riguarda il progetto di andata; successivamente, nel collegamento con il Nuovo Testamento e con Maria, assume un ulteriore significato.

Maria, che anche qui svolge una duplice funzione, viene definita «vergine»: secondo il valore numerico (11, cioè 1 più 1 uguale 2), questo numero indica separazione dalla natura. Maria rappresenta la materia; Gabriele (da Gabir, «potere») è collegato ai giganti e al progetto che entra nella donna rappresenta il primo tempo del progetto.

Il concepimento, per virtù dello Spirito, secondo questa lettura simbolica in codice, non indica una fecondazione biologica, ma l’atto di accogliere il progetto degenerativo di Dio, Satana.

Il detto «mangerà latte e miele» significa:

  • Il latte rappresenta il progetto di andata.
  • Il miele è collegato all’esagono del favo, che indica il cubo, la matrice e la struttura della materia, simboleggiando la falsificazione della percezione della realtà indotta da Dio-Satana.

Nel capitolo 8, la storia si concentra sul figlio che deve nascere: egli rappresenta il progetto di andata collegato a Gesù Cristo, ma svolge la funzione del progetto di ritorno. L’espressione «pronto bottino, preda veloce» simboleggia la distruzione di Siria e Israele da parte degli Assiri. Questa non è una distruzione storica, ma indica l’evoluzione del progetto: Efraim e la Siria rappresentano gli alleati, mentre gli Assiri i nati per conto proprio.

Il termine «bottino» ha molteplici significati: indica razzia e saccheggio (degeneratività), nonché separazione e scambio. Inoltre, «bottino» richiama le monete, simbolo di metallo e fusione (separazione dal Generatore di Vita o, per coloro, che non sono in unione, separazione dall”io e unione con Dio satana.

In Isaia 9, il principio della pace indica l’evoluzione del progetto, culminante nel regno davidico che si chiude con Gesù Cristo.

Isaia 10 presenta un’allegoria della punizione di Efraim: l’Assiria, usata come strumento, rappresenta in codice la presa del progetto dei “nati per conto proprio” nei confronti degli alleati. Efraim simboleggia la “doppia fecondazione”, ovvero il progetto di andata e ritorno.

Isaia 11 introduce il Messia e il germoglio di Iesse, simbolo di crescita. esso indica la presa della forza generatrice da parte di Dio-Satana e il conseguente dominio sulla gente.

Il riferimento ai «quattro angoli della terra» — il numero quattro — non va inteso in senso geografico, ma simbolico. Esso richiama le 22 ossa della testa, per riscattare il popolo non va inteso geograficamente, ma come dispersione globale del progetto degenerativo.

In particolare, il versetto di  Isaia 11:12: “Egli alzerà un vessillo per le nazioni e raccoglierà i dispersi di Israele, radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra.”

I dispersi qui citati indicano le dieci tribù perdute, che in realtà non sono mai esistite storicamente. Il numero dieci indica la primogenitura, cioè la forza generatrice. Rappresenta simbolicamente un progetto incompleto, un percorso di andata e ritorno ancora in sospeso.

Secondo questa prospettiva, non esiste alcun documento storico o biblico che dimostri che Gesù abbia effettivamente riscattato quelle persone in quei luoghi.

Questo riscatto simboleggia il ritorno del progetto tramite la morte e resurrezione di Gesù (Pasqua), che completa il ciclo coscienziale attraverso i tre imperi. Non esistendo prove storiche di un riscatto materiale delle tribù, il testo va letto come codice per la creazione di una rete mentale e il passaggio del progetto, non come cronaca storica.

Isaia 12: Cantico di ringraziamento. La sezione si chiude con un inno di lode a Dio. In questa lettura simbolica, tuttavia, il cantico — richiamando i quattro canti — allude ai quattro angoli, che indicano il cerchio completo: dalla preesistenza all’esistenza, fino alla presa di Dio-Satana. E indica anche l’invenzione dell’atomo e del globo. Questo passaggio segnala un compimento in sospeso, in attesa della morte e resurrezione simbolica di Gesù, intese come morte coscienziale delle persone.

I capitoli 13–23: Oracoli contro le nazioni.

Questi capitoli presentano gli oracoli contro le nazioni (Babilonia, Filistea, Moab, Damasco, Egitto, Tiro…), descrivendo il giudizio divino su tutte le potenze oppressrici. Come già visto in Ezechiele e Geremia, il termine “nazioni” ha un significato in codice:

Il termine “nazioni” o “popoli”, tradotto in goyim (gentili), è decifrato come parte di una catena evolutiva del linguaggio: da goyim a “gentili”, fino a “nazioni” e netzer, inteso come “germoglio”.

Questo serve a indicare il seme che diventa mezzo, cioè il medium, la persona, collegato simbolicamente al Nazareno (Gesù) come progetto finale.

Tutti questi luoghi (Ammon, Moab, Edom, Filistea, Tiro, Sidone) simboleggiano il progetto di andata e la sua evoluzione; l’Egitto, in particolare, rappresenta l’apertura del portale. I popoli citati sono collegati ai “Giganti”, alleati di Dio-Satana: non si tratta di grandezza fisica, bensì di un potere di manipolazione della pietra, sia fisica che mentale.

Isaia 24–27: Piccola apocalisse

Questi capitoli contengono la “piccola apocalisse”, termine che significa “rivelazione”, ovvero lo svelamento del progetto. Si tratta di un ciclo ripetitivo collegato all’apocalisse finale con la croce di Gesù Cristo. Il giudizio universale simboleggia la separazione dell’essere umano dalla coscienza originaria, mentre il banchetto escatologico sul monte Sion rappresenta il progetto di compimento in sospeso, analogo al banchetto di Gesù.

Isaia 28–35: I sei «guai» e la restaurazione

I «sei guai» indicano la numerologia della materia (i sei lati del cubo) e la nascita dei sei milioni necessaria a completare il ciclo del 666. Il «guai» a Samaria (regno del Nord, simbolicamente uguale all’oriente) simboleggia il progetto di entrata dalla preesistenza, mentre quello a Gerusalemme, terminando con la lettera “m”, racchiude una duplice numerologia che comprende sia il progetto di andata che quello di ritorno. L’alleanza con l’Egitto è condannata perché l’Egitto rappresenta l’apertura del portale e il progetto di andata.

Il deserto che fiorisce (Isaia 35), legato al numero 40, indica l’apertura del portale e l’aridità iniziale, priva del progetto originario.

Quando Gesù parla con la Samaritana, afferma di essere l’acqua. Quest’acqua, secondo la decifrazione in codice, non è fisica, ma rappresenta l’informazione coscienziale della matrice della materia, ossia l’ingresso di un nuovo progetto degenerativo attribuito a Dio-Satana.

La restaurazione simbolica — ciechi che vedono, sordi che odono, zoppi che camminano — indica che il progetto viene manifestato e recepito. Il movimento (motus), collegato a motivus e quindi a motivazione (ragione), simboleggia la presa di possesso della ragione umana da parte di Dio-Satana.

Isaia 36–39:

Questi capitoli descrivono l’assedio di Sennacherib, la preghiera di Ezechia, la sua guarigione, il canto di ringraziamento e la profezia dell’esilio babilonese. La narrazione è strettamente collegata al libro dei Re (2 Re 18-20), con cui condivide eventi e ripetizioni testuali.

Le ripetizioni presenti, ad esempio tra il capitolo 37 e 2 Re 19, non sono ridondanti ma nascondono un codice: l’alternanza delle lettere di sospensione Pe e Samekh alla fine di alcuni versetti, indica il progetto di andata e ritorno. Quando Isaia predice a Ezechia che i suoi tesori saranno portati a Babilonia, il testo non parla di persone fisiche, ma dell’Io e della coscienza. L’invasione e la deportazione simboleggiano il progetto che passa ai “nati per conto proprio”, completando il ciclo descritto nei Re.

Isaia 40–55: Deutero-Isaia, Yahweh.

In questa sezione il tono muta radicalmente, passando da minaccia a consolazione e da giudizio a salvezza per indicare l’apertura, cioè la trasmissione del progetto degenerativo, indicando il ciclo di separazione attivo. La missione del Servo di Yahweh preannuncia la fine di Babilonia e il ritorno a Sion: “Yahweh” significa “presenza”, ovvero la manifestazione del progetto degenerativo di Dio-Satana. Questo percorso si collega ciclicamente alla morte di Gesù Cristo sulla croce, intesa come morte coscienziale delle persone, introducendo infine il Trito-Isaia.

Isaia 56–66: Trito-Isaia (Vita della comunità post-esilica e visione finale)

In questa sezione, il numero 3 come valore numerico indica il «mezzo» Cioè, la persona diventa strumento di Dio Satana, e introduce l’osservanza del sabato. Il sabato, collegato al numero 7, simboleggia la cessazione e il compimento del progetto della rete di coscienza, che conduce al sistema di controllo e alla falsificazione della percezione della realtà.

Si descrive la visione di Sion e delle nazioni: per “nazioni”, tramite la trasformazione semantica, si intende che il progetto degenerativo di Dio Satana è presente. Infine, si annunciano nuovi cieli e nuova terra, che non vanno intesi in senso fisico: il cielo indica il progetto degenerativo, mentre la terra indica il mezzo, ovvero gli esseri umani su cui dio Satana ha la presa della coscienza.

Autore: Davide Morana