Decifrazione del libro di Osea in sintesi
Il libro si divide generalmente in due parti principali:
- Capitoli 1–3: Simbologia personale del matrimonio di Osea.
- Capitoli 4–14: Oracoli profetici contro Israele (regno del Nord / Efraim).
Capitolo 1 Dio ordina a Osea di sposare una prostituta (Gomer) come segno vivente dell’infedeltà di Israele. Nascono tre figli con nomi simbolici di giudizio: Jezreel («Dio seminerà dispersione»), Lo-Ruama («Non-amata») e Lo-Ammi («Non-mio-popolo»), seguiti dall’annuncio della restaurazione futura.
Decifrazione in codice: Israele non rappresenta un popolo storico, ma il progetto che deve andare nel “mezzo”. Il matrimonio con la prostituta simboleggia il progetto di andata: il termine “prostituta”, derivante da pro-stituere («porre avanti»), indica il progetto che è “avanti”. Poiché in questa fase Dio Satana è ancora “dietro”, non ha ancora il dominio; il progetto, entrando nel mezzo, diventa esso stesso il “mezzo”, ovvero portatore di comunicazione verbale, che corrisponde in questo caso simbolicamente a Israele.
Il significato dei figli simbolici: il termine “figli” non indica una discendenza familiare, ma rappresenta un codice numerico legato al progetto. I tre figli sono collegati e interagiscono tra loro.
Essi corrispondono al numero tre, inteso come il progetto nella sua struttura di metà e mezzo, cioè le due componenti dei tempi del progetto. Jezreel assume un valore fonetico che richiama Israele ed è associato al primogenito, rappresentando la forza generatrice delle persone che, dopo l’acquisizione, diventa attribuita a “Dio-Satana”.
Il significato dei figli simbolici, «Non amata» e «Non mio popolo», rivela il codice: nella Bibbia «amata» indica «dirigere», che significa «accogliere», per cui «Non amata» implica che il progetto degenerativo non è stato accolto. «Non mio popolo» indica invece il progetto che va nel «mezzo», corrispondente alla fase di andata legata agli idoli e a Dio-Satana. Allegoricamente, questo significa che il progetto non è ancora compiuto.
Capitolo 2: Accusa e promessa di restaurazione.
Dio satana accusa Israele di idolatria, paragonandolo a un’adultera, ma promette un nuovo patto nel deserto, invertendo i nomi dei figli in «Amata» e «Mio popolo».
In questa lettura in codice, il deserto indica il progetto di andata, segnato dall’apertura del portale del 53° anno: una fase arida, poiché rappresenta la comunicazione verbale. L’acqua — simbolo del progetto originario e della matrice della materia, ossia della coscienza informativa del tutto — non va intesa come acqua fisica. Ciò indica che il progetto definitivo non è ancora compiuto; esso si realizza solo al 182° anno, con il passaggio avanti.
Successivamente viene introdotta una nuova acqua, di carattere degenerativo, attribuita a Dio-Satana. Anche qui l’acqua non è un elemento fisico, ma rappresenta la coscienza delle persone, che trasmettono la materia.
Questo passaggio indica il progetto di ritorno degenerativo di Dio Satana: «Amata» identifica chi accoglie il progetto, mentre «Mio popolo» indica il cambio di coscienza è il dominio di Dio Satana.
Capitolo 3: Il riscatto della moglie Osea riscatta la moglie infedele nonostante la sua unione con un altro. Il “riscatto” simboleggia lo scambio di progetto: accettare il progetto di andata in attesa della conversione finale, rappresentata dalla morte e resurrezione di Gesù Cristo.
Il capitolo da 4 a 10 di Osea annuncia la rottura dell’alleanza tra Yahweh e Israele. In senso allegorico, questo rappresenta una fase del progetto: Yahweh incarna il progetto di presenza, orientato verso il ciclo finale.
Il testo descrive un popolo infedele, che ha dimenticato lo sposo, cioè Dio-Satana. In questa lettura in codice, tale infedeltà indica il progetto di andata, legato alla comunicazione verbale, poiché la rete di coscienza — ossia la comunicazione mentale — non è ancora compiuta.
In una maniera allegorica, parla di mancanza di conoscenza di Dio, per questo, per quel fatto che avviene. Sostituiscono con idolatria, prostituzione culturale, idolatria definita prostituzione o adulterio. Della adorazione di Baha’al, che sarebbe il progetto di andata, che, come ho detto prima, significa che Dio è dietro, ma è sempre lui stesso, in sostanza.
In modo allegorico, il testo parla di mancanza di conoscenza di Dio, e da questa condizione derivano le conseguenze descritte. Tale mancanza viene rappresentata attraverso l’idolatria, definita anche prostituzione o adulterio spirituale.
L’adorazione di Baal viene interpretata come il progetto di andata, che indica che Dio è ancora dietro; tuttavia, si tratta sempre della stessa entità, considerata nelle diverse fasi del medesimo ciclo.
Segue il tema della responsabilità e del cosiddetto pentimento. Si tratta però di un finto pentimento, che non va inteso in senso morale, ma come simbolo di un ritorno. Anche qui il significato è interamente allegorico.
Capitolo 11
Dio ricorda quand’era fanciullo e amò Israele, ma più lo chiamava, più si allontanava. Sebbene straziato («Come potrei abbandonarti, Efraim?»), annuncia un castigo ma non la distruzione totale.
Il brano si ricollega all’uscita dall’Egitto, che in codice rappresenta l’apertura del portale: «Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Questo riferimento è collegato a Gesù Cristo:
Matteo 2,15, descrive il progetto di andata che Gesù riprende per compiere il progetto di ritorno. Come tutta la Bibbia, il ciclo completo di andata e ritorno definisce il progetto in cui Dio “passa avanti”, ovvero acquisisce il dominio sulle persone.
Capitoli 12–14: Invito al ritorno.
Il giudizio, la cui etimologia richiama l’idea di «separazione», caratterizza i capitoli dal 10 al 13 ed è accompagnato dalla misericordia. In questa lettura simbolica, la misericordia indica la separazione dall’Io, attraverso il cambio di coscienza da parte di Dio-Satana.
Gli oracoli profetici, in senso allegorico, indicano un compimento in sospeso. Il libro si chiude con il ritorno di Israele al Signore, simboleggiando proprio questo compimento, che trova il suo collegamento finale in Gesù Cristo.
Autore: Davide Morana
