Decifrazione in sintesi della Statua di Daniele e del significato di Chai

La storia delle deportazioni e il significato della statua di Daniele. Dopo la storia delle deportazioni, il termine “disperdere il seme” assume il significato di diffondere un progetto alle nazioni, ai popoli, alle genti. Il termine “goyim”, in ebraico, indica le coscienze delle persone, e il ritorno simbolico di Giuda rappresenta lo svolgimento della sequenza collegata ai Vangeli e al Nuovo Testamento.

I regni definiti come nazioni non sono mai esistiti nel senso tradizionale. Le nazioni rappresentano piuttosto le persone su cui Dio Satana ha potere, collegate alla statua di Daniele. I regni coinvolti nella deportazione di Giuda sono collegati anche alla deportazione d’Israele per opera degli Assiri. Questi regni sono rappresentati nel libro di Daniele e nell’Apocalisse come bestie e sono associati alla statua di Daniele.

In base al codice cifrato, la statua di Daniele contiene un significato nascosto. Il termine “statua” è legato al concetto di immagine, come espresso in Genesi 1,26: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”.

L’immagine di Dio Satana è collegata alla parola “zelem”, che significa immagine, statua e ombra, ovvero una copertura che porta la persona nel buio del progetto degenerato di Dio Satana

 Il termine “zela” (metà o lato) è lo stesso che viene tradotto in “costola” per indicare il progetto di Adamo. Questo concetto si collega alla rappresentazione geometrica dell’angolo, che va da angolo nullo ad angolo giro, simboleggiando il lato o metà del progetto, che comprende due metà equivalenti a una primogenitura, ossia la forza generatrice delle persone.

La statua rappresenta anche le bestie menzionate nel libro di Daniele e nell’Apocalisse 13, dove si parla della bestia con il numero seicentosessantasei, che corrisponde a un nome d’uomo. In ebraico, il nome “shem” corrisponde, al valore numerico di 9, lo stesso di “chai” (vivente). Tuttavia, “chai” non significa vita nel senso assoluto, perché la parola vita in ebraico non esiste in forma singolare. Questo è significativo: la vita è generata solo dal Generatore di Vita, mentre Dio Satana non ha vita propria e non genera nulla. In ebraico si usa il verbo “barà” (creare), che significa trasformare qualcosa di esistente.

Questo implica che Dio Satana modifica la coscienza e, attraverso la coscienza, cambia la percezione della materia.

Il termine chiave è chayim (o chai ). che significa “vivente” e si riferisce sia all’uomo che all’animale cioè la bestia. Spesso tradotto erroneamente come “vita”, nel codice biblico, il termine rimanda all’evoluzione simbolica dall’uomo all’animale; in questo contesto, l’uomo regredisce allo stato di bestia.

Poiché la bestia non trasmette la natura, tanto meno la falsificazione della percezione della realtà, l’uomo, regredendo, cessa di trasmettere la natura per iniziare a trasmettere la falsificazione della percezione della realtà.

L’essere vivente, “chai”, è collegato al concetto di essere, “yahweh”, che non è assoluto. Essere viventi significa esistere, ma non necessariamente possedere la vita. Avere vita significa essere in grado di generare tutta la natura, e ciò è possibile solo per chi è unito al Generatore di Vita.

Chi invece è unito a Dio Satana trasmette una falsificazione della realtà. Per questo motivo, la parola “chai” esiste solo al plurale. “Chai” indica i viventi e può riferirsi anche alla bestia, a Dio Satana, al seicentosessantasei, che rappresenta l’inizio della creazione di una rete di coscienza distorta.

Il seicentosessantasei non è un simbolo negativo, ma un elemento legato alla struttura della materia trasmessa dalla coscienza. Esso indica il compimento del ciclo delle nascite ed è necessario per l’attivazione della rete mentale di Dio-Satana.

Autore: Davide Morana