Sintesi della decifrazione della storia dell’uscita d’Egitto

L’apertura del portale è simbolicamente rappresentata con l’uscita di Israele dall’Egitto, e viene ripetutamente indicata in tutta la storia della Bibbia.

Essa segna il passaggio avanti, ancora in sospeso, e la formazione della rete legata al cambio di coscienza, che avviene dopo la nascita di 6 milioni tra alleati e nati per conto proprio. I 6 milioni indicano il completamento necessario per chiudere il ciclo delle nascite: il 6 stesso fa parte del 666, e il numero 666 diventa così il ciclo per l’attivazione della rete mentale di Dio-Satana, simbolo del sistema di controllo coscienziale. Vedi significato 666.

Come in tutto il testo biblico, il racconto segue una sequenza ciclica e ripetitiva, un movimento di andata e ritorno strutturato attraverso un intreccio simbolico.

L’andata e ritorno, oltre a indicare le ere stabilite per l’inizio della rete di coscienza degenerativa, rappresenta anche il movimento della coscienza stessa: entrata (andata) e uscita (ritorno), dinamica presente in tutto il codice.

rappresenta il codice che forma un cerchio di 360 gradi: dal punto nullo all’angolo giro, segno della creazione del falso atomo e globo e della falsa percezione dimensionale.

Parte dalla preesistenza e presenta l’apertura del portale, avvenuta nel 53° anno, indicata con l’Oriente. Il ciclo si chiude con il ritorno a Oriente (simbolo della preesistenza), realizzando nel 182° anno il collegamento mentale tra Dio-Satana e la preesistenza tramite la rete di coscienza collettiva.

Ciò significa che Dio-Satana è ormai collegato mentalmente a tutta l’umanità, e coloro che vengono presi come suoi alleati possono trasmettere questo collegamento, portando a compimento la falsificazione della percezione della realtà.

Gli animali ruminanti diventano metafora di un processo interiore: così come il cibo viene assimilato, trasformato e reintegrato, allo stesso modo le idee vengono elaborate, trasformate e rielaborate dopo il cambio di coscienza, in un processo guidato da Dio-Satana.

Nel codice, il ruminare rappresenta la fermentazione: il progetto entra nelle persone e poi ritorna, come il cibo che, ruminato, entra ed esce dalla bocca, segno della nefesh, l’anima.

Gli animali ruminanti, infatti, sono associati ai sacrifici: “uccidere”, inteso come sacrificare gli animali, diventa simbolo della morte coscienziale della persona stessa.

La decifrazione del codice biblico avviene su più livelli. In questa sintesi si adotta il livello più adatto al contesto, integrando in alcuni casi altri piani di lettura: il valore numerico, i significati nascosti, l’etimologia delle parole, i simboli delle lettere come Pe e Samekh, il metodo Pardes e i collegamenti tra Antico e Nuovo Testamento.

Dietro la narrazione si cela infatti un linguaggio cifrato regolato da diversi elementi: le radici ebraiche trilittere, che collegano parole a significati comuni; l’omofonia e la fonetica, che creano legami tra concetti paralleli; l’etimologia e la sinonimia, che svelano connessioni profonde; la trasformazione e la trasposizione semantica, che attribuiscono nuovi sensi a termini noti; l’associazione fonetica, che unisce suoni a simboli e funzioni; l’associazione simbolica di nomi, luoghi e gesti a funzioni spirituali; e l’uso dei numeri, che rappresentano cicli, stati di coscienza o fasi sospese.

Anche i gesti rituali assumono un valore particolare, diventando indicatori di passaggi interiori.

Il simbolo dell’Egitto e del faraone nel ciclo di trasmissione. L’Egitto (in ebraico Mitzraim), tramite l’uso delle lettere finali (sofit), contiene due valori numerici: 20, progetto degli alleati e separazione; 22, testa, simbolo della coscienza, indicato come nell’apertura del portale e il passaggio avanti in sospeso, cioè deserto. Il faraone simboleggia il talamo, cioè la persona o mezzo che riceve il progetto da Dio-Satana mentalmente, proveniente dalla preesistenza. Questo progetto si incarna negli alleati, figli dei nati per conto proprio, dopo la loro nascita. Gli alleati trasmettono verbalmente ai nati per conto proprio, anch’essi indicati come Egitto, poiché rappresentano il talamo sia degli alleati che dei nati per conto proprio. È come se, alla nascita degli alleati, entrambi ricevessero il progetto: gli alleati mentalmente, i nati per conto proprio verbalmente. Questo avviene in attesa della creazione della rete di coscienza, dove Dio-Satana potrà comunicare mentalmente con tutti. I nati per conto proprio, essendo genitori degli alleati e successivamente anche figli, riflettono il progetto della trasmissione del sistema solare, che si compie nel 182° anno, generando il ritorno in sospeso, cioè il passaggio avanti, Pasqua. Questo ciclo di andata e ritorno si compie con la nascita dei sei milioni, completando così il ciclo 6 6 6.

Phe e Samekh finali nel codice dell’apertura del portale e il passaggio avanti. Le lettere Phe (angolo in fenicio, o bocca in aramaico/ebraico), legate agli alleati, e Samekh (palo e travi in fenicio, o cerchio in aramaico/ebraico), associate ai nati per conto proprio, quando compaiono al termine di un ciclo – per esempio alla fine di un versetto o di un capitolo – non sono semplici lettere grammaticali, ma simboli del codice ciclico. Nell’evoluzione dalla scrittura fenicia a quella aramaica/ebraica, la Phe diventa una bocca chiusa, mentre la Samekh si trasforma in un cerchio. Inoltre, nascono le cinque lettere finali (sofit), tre delle quali presentano valori numerici modificati: K più 3, M più 2, N più 2. Insieme alle forme finali, esse compaiono alla fine di un ciclo concettuale verbale o mentale, assumendo un significato di progetto di ritorno in sospeso, in attesa di compimento il passaggio avanti, Pasqua. Significano che si è completata una fase del ciclo dell’apertura del portale e i passaggio avanti e il testo è a un punto di passaggio: fine di un blocco concettuale, inizio di un nuovo ciclo. Funzione: sospendono la trasmissione, preparano il ritorno dalla comunicazione verbale alla comunicazione mentale, segnano la creazione della rete di coscienza collettiva. In pratica, ogni volta che nel testo compaiono le lettere Phe o Samekh in forma finale, non chiudono il significato ma lo sospendono, funzionano come una pausa del progetto, prima della sua ripresa o compimento.

Due racconti, due funzioni. Codice dell’apertura del portale e il passaggio avanti nella Bibbia. Tutta la Bibbia è costruita su una struttura ciclica a due racconti intrecciati, ognuno con una funzione distinta. Il primo racconto rappresenta la trasmissione del progetto dell’apertura del portale, affidato agli alleati, che ricevono la parola in forma mentale e la trasmettono ai nati per conto propri in forma verbale.

Questo livello è segnato dal simbolo Phe, che rappresenta la comunicazione verbale e l’apertura del portale del 53º anno.

Il secondo racconto simboleggia invece il mezzo, rappresentato dalla Samekh come passaggio avanti: i nati per conto proprio ricevono il progetto in forma verbale, ma alla fine lo trasformano in comunicazione mentale, riflettendolo indietro in uno stato ancora sospeso fino al 182º anno .

Questo costituisce il ciclo del ritorno e del passaggio avanti, segnato dalla Samekh. Il riflesso della comunicazione mentale rappresenta il ritorno del progetto, trasmesso dal sistema solare agli alleati, mantenendo attivo il ciclo dell’apertura del portale e del passaggio avanti, che resta in sospeso fino al compimento finale, cioè la Pasqua.

Tutto questo avviene attraverso un processo di traduzione ed evoluzione grafica, dal fenicio all’aramaico e all’ebraico, con il conseguente cambio di forma delle lettere Phe e Samekh, che ne conservano e trasmettono il significato simbolico.

Giacobbe e Israele. Anche i nomi doppi riflettono questa logica. Giacobbe rappresenta la funzione degli alleati e dei nati per conto proprio, cioè il progetto e il mezzo in lotta, che riceve il codice. Israele rappresenta chi ha assimilato il progetto ed è in grado di trasmetterlo. L’identificazione della funzione avviene in base al testo: se termina con Phe, indica progetto verbale; se termina con Samekh, indica progetto mentale con funzioni intercambiabili.

Nel codice cifrato, nei versetti da 1 a 7 dell’Esodo ha inizio un nuovo ciclo. Vengono narrati eventi che possono riferirsi a entrambe le funzioni, ma il testo si conclude con la lettera Phe, simbolo della trasmissione del progetto verbale.

Siamo ancora nella fase dell’apertura del portale: il progetto passa dagli alleati ai nati per conto proprio e si riflette istantaneamente di ritorno agli alleati, rimanendo però in sospeso, in attesa del compimento.

Sintesi codificata: Shemòt (Esodo) e il significato del Phe. La parola “Shemòt” significa “Nomi” al plurale, e indica che Dio Satana è dietro uno stato mentale. Nel codice rappresenta l’inizio del progetto verbale da trasmettere al mezzo.

Il progetto inizia a essere comunicato verbalmente all’umanità tramite Giacobbe e le dodici tribù alleate, che simboleggiano la metà del progetto ancora in sospeso, destinata ai figli di Israele. La moltiplicazione del popolo d’Israele rappresenta il riempimento del mezzo: il progetto di Dio-Satana entra nella materia.

Alla fine della sezione compare la lettera Phe, che va letta in chiave fenicia: da “angolo nullo” evolve in “angolo piatto” e poi in “angolo giro”, a indicare il falso globo, ossia la falsificazione della percezione della realtà, che diventa simbolo del ciclo completo. In aramaico ed ebraico, questa lettera assume infine il significato di bocca, richiamando la comunicazione verbale e mentale collegata alla nefesh.

Il Phe chiuso (forma normale) rappresenta una bocca chiusa, cioè trasmissione verbale. La forma sofit (finale), che si apre, rappresenta una bocca mentale aperta, pronta al ritorno del progetto.

I versetti da Esodo 1 7 a 1 22, nelle diverse tradizioni testuali, terminano con le lettere Phe o Samekh. Tuttavia, non terminano sempre con la stessa lettera nello stesso libro. In una versione può comparire la Phe, in un’altra la Samekh. Questo indica che entrambe le lettere, svolgono una doppia funzione all’interno del codice ciclico dell’apertura del portale, e il passaggio avanti, pasqua, rappresentando alternativamente una sospensione o un compimento del progetto.

Nel codice cifrato, Esodo, faraone e Giuseppe: il ciclo ripetitivo. Il faraone che non ha conosciuto Giuseppe segna l’inizio del ciclo ripetitivo della creazione della rete di coscienza. Questo accade perché il faraone non ha il collegamento con Giuseppe, che poi va nella tomba dei patriarchi. La tomba dei patriarchi rappresenta una sequenza sospesa in attesa del compimento. Questo compimento avviene con Gesù, che entra nella tomba di Giuseppe. Secondo il codice, questa tomba rappresenta la tomba dei patriarchi, dove avviene la resurrezione. La resurrezione di Gesù è quindi la realizzazione di un progetto in sospeso, che si compie con la trasmissione del sistema solare.

Il faraone e la morte dei primo geniti. Nel contesto del ciclo concettuale verbale o mentale, quando si giunge al termine della sospensione, la lettera Phe (comunicazione verbale) segna il passaggio del progetto nel mezzo. Mosè rappresenta il progetto che passa attraverso gli alleati per entrare nel mezzo. Quando il faraone ordina di gettare i primo geniti nel fiume, si appropria simbolicamente di un progetto di morte. Questo gesto rappresenta un cambio di primogenitura:

Il faraone, in questo contesto, simboleggia i nati per conto proprio. Indipendentemente dal simbolo finale, la sua funzione varia: quando il racconto termina con la lettera Phe, significa che egli sta ricevendo il progetto in forma verbale; quando invece si chiude con la Samekh, indica che il progetto mentale viene riflesso indietro, ma rimane in sospeso.

Questo concetto è strettamente legato al contesto narrativo: poiché alleati e nati per conto proprio sono collegati, tutto avviene simultaneamente, in un solo istante, ma resta necessario attendere il 182º anno per il compimento.

Il faraone rappresenta il talamo, ovvero il canale di trasmissione coscienziale come terminale, non generatore di coscienza, figura intercambiabile che può rappresentare entrambi a seconda della fase. Il progetto di morte si completa simbolicamente con la morte dei primo geniti egiziani durante l’ultima piaga. Il fiume rappresenta la coscienza come canale di trasmissione dell’informazione, collegato etimologicamente alla canna, al canone, e quindi al mezzo che trasmette il progetto.

Il salvataggio di Mosè e il passaggio del progetto. La figlia del faraone salva Mosè dalle acque del fiume. Mosè rappresenta il progetto. La figlia del faraone rappresenta i nati per conto proprio, in quanto riceve e custodisce il progetto. Sebbene sia egiziana, il testo termina con la lettera Phe, segno che la funzione della figlia è quella di ricevere il progetto, cioè colei che riceve verbalmente il progetto per trasmetterlo ad altri.

Il fiume rappresenta la coscienza, e il passaggio di Mosè dalle acque alla casa del faraone segna l’attivazione del ciclo: apertura del portale e passaggio avanti. I versetti di Esodo 2, da 1 a 22, confermano, con la lettera Phe finale, che Mosè è il progetto, mentre la figlia del faraone rappresenta i nati per conto proprio, canale del progetto e mezzo cosciente.

Dopo la sequenza iniziale, il ciclo si ripete con la storia di Mosè che va a Madian. L’uccisione dell’egiziano indica che Mosè assume quella funzione; il faraone che cerca di ucciderlo ha lo stesso significato simbolico.

Mosè fugge a Madian: Madian, figlio di Abramo, rappresenta diverse funzioni nella sequenza. Qui Mosè completa il ciclo con Reuel, “l’amico”, sposandone la figlia, e contemporaneamente avvia un nuovo ciclo con Ietro, sacerdote e simbolo degli alleati.

Le figure menzionate non sono da intendere come individui storici, ma come simboli di una struttura narrativa che si articola su due versanti: andata (il progetto) e ritorno (il mezzo).

I nomi dei personaggi indicano una relazione simbolica e funzionale. Reuel è collegato a Eliphaz, che è collegato a Esaù, Edom. Esaù/Edom è collegato a Giacobbe/Israele, che ottiene la primogenitura. Israele diviene progetto che trasmette e poi torna verso Esaù/Edom, che diventa mezzo. Madian è figlio simbolico di Abramo, Reuel è progetto che diventa mezzo, collegato a Esaù/Edom. Ietro, sacerdote di Madian, indica simbolicamente la rete apertura portale e passaggio avanti in sospeso , cioè la rete del seicentosessantasei in sospeso. Questa rete trova compimento solo attraverso la narrazione dell’Egitto e si realizza pienamente nella morte e resurrezione di Gesù.

La sequenza continua con la creazione della rete: a Madian Mosè incontra Sefora, mezzo femminile, e si sposano. Dal loro matrimonio nascono due figli, uno chiamato “straniero”, rappresentante del progetto con la Phe e del mezzo con la Samekh. Questo figlio viene integrato attraverso la circoncisione. Mosè è definito straniero in vari modi, ma ognuno rappresenta una fase del progetto.

Ero straniero in terra straniera, (Esodo 2 22, la parola usata è Gher, e il testo termina con Phe e Samekh, segno che Mosè è portavoce del progetto dell’apertura del portale, oppure che sta trasmettendo ai nati per conto proprio, (Samekh), cioè mezzo in terra estranea. Quando Mosè parla come portavoce del progetto, il testo termina con Phe: è il segno della comunicazione verbale. Il termine Nèkar indica chi non è ancora separato, simbolicamente nati per conto proprio non ancora entrati nel ciclo. Il capitolo termina, nelle varie traduzioni, con Phe o Samekh, indicando rispettivamente la comunicazione verbale o mentale.

In Esodo 3:1, con il pruno ardente e la chiamata di Mosè, si apre una nuova fase. Il capitolo non contiene né la lettera Phe,  né la Samekh: il ciclo prosegue infatti fino a Esodo 4:17, che termina con Phe. Questo indica che la comunicazione tra Dio-Satana e gli alleati, proveniente dalla preesistenza, avviene tramite Mosè, che ha una doppia funzione: egli rappresenta il progetto stesso e, simultaneamente, il suo passaggio nei nati per conto proprio.

Mosè, mentre pascola le pecore del suocero Ietro nel deserto, sale sul monte e vede il pruno ardente. Il rovo spinoso rimanda alle more, simbolicamente collegate alle ghiandole e alla manipolazione ormonale; il fuoco che arde ma non consuma rappresenta invece un progetto in sospensione, segno dell’inizio della rivelazione del progetto degenerativo di Dio-Satana.

In Esodo 3:1, il nome Yahweh è introdotto con l’espressione “Sarò ciò che sarò” (Ehyeh Asher Ehyeh), che diventa “Io sono colui che sono”. Secondo il codice, “Sarò” indica che il progetto è ancora nella fase dell’apertura del portale, non ancora compiuto. È legato al 53esimo anno, primo tempo del ciclo, in cui la comunicazione è verbale e il ritorno passaggio avanti  è ancora sospeso. Solo dopo il 182esimo anno il progetto si completa. “Io sono” rappresenta il compimento, cioè la piena presenza mentale di Yahweh nel mezzo.

L’Angelo di Yahweh e la transizione del progetto

Nel testo ebraico non compare l’espressione “l’angelo del Signore”, ma semplicemente “Angelo Yahweh”. Questo indica che l’angelo rappresenta la transizione del progetto, che si manifesta e diventa presenza con Yahweh. Poiché il contesto termina con la lettera Phe, si conferma che ci troviamo nella fase di apertura del portale, cioè nella trasmissione verbale.

Successivamente il testo utilizza il nome Yahweh, a indicare la presenza del progetto stesso, ma rivolgendosi a Mosè come Dio” — che corrisponde a Satana. Questo passaggio rappresenta la voce verbale che si dirige ai nati per conto proprio.

Il ritorno al termine Yahweh evidenzia la presenza duplice e intrecciata: andata e ritorno, verbale e mentale in sospensione, fuse in un’unica struttura narrativa.

Il roveto che non si consuma è simbolo del progetto in sospeso e della degenerazione ormonale. Secondo il codice, questo non è un miracolo fisico, ma simbolo di un progetto ciclico che brucia, cioè agisce nella materia, ma non si consuma, cioè non si compie. Il ciclo dell’apertura del portale e il passaggio avanti resta in sospeso. Il roveto è connesso al concetto di More, come in Genesi con Abramo sotto la quercia di More. More significa rinnegato, pazzo, ma anche è radice di morula (embrione) e mar (amarezza, morte), segnali di separazione dal Generatore di Vita e dell’inizio della degenerazione ormonale.

Dal Roveto al Sistema Ormonale: Codice e Degenerazione

Il roveto rappresenta la falsificazione della percezione della realtà indotta da Dio-Satana e, tramite la coscienza, indica il sistema biologico alterato.

Il montone impigliato nei rovi (Genesi 22) è simbolo del cambiamento di coscienza.

Uccidere il montone significa acquisizione, da parte di Dio-Satana, del dominio sul sistema ormonale umano.

Indica la separazione dal Generatore di Vita ed è la rottura dell’equilibrio naturale: ipotalamo e talamo diventano il punto di controllo della rete tramite la coscienza.

Il legno simboleggia la materia, collegata alla Madre Dea e alla Madonna, mentre il rovo di Dio-Satana, che non si consuma, rappresenta una trasformazione attiva ma ancora sospesa, in attesa del compimento con la Pasqua.

Conclusione codificata

Il roveto ardente è simbolo di un ciclo che si autoalimenta: il progetto brucia, agisce e trasmette, ma non si chiude. È la coscienza che, tramite Dio-Satana, entra nella persona e poi trasmette la falsificazione della percezione della realtà.

Da More a Mosè, da Abramo al montone: tutto descrive la presa mentale e ormonale dell’umanità.

La Phe, l’Egitto e il ciclo dell’apertura del portale e passaggio avanti in sospeso. Il testo dell’Esodo, dal capitolo 3 al 4:17, si conclude con la lettera Phe, che rappresenta il progetto trasmesso verbalmente dell’apertura del portale in uno stato incompiuto, con il ritorno del  passaggio avanti in sospeso. Il contesto parla dell’uscita futura dall’Egitto, non come evento storico, ma come codice simbolico che indica il passaggio della coscienza dalla ricezione alla trasformazione. Il riferimento a sei territori o nazioni promesse indica che il progetto è destinato a entrare nella materia e completarsi nel ciclo dell’apertura del portale e passaggio avanti.

Conclusione del ciclo in Esodo 4:17 – Il bastone di Mosè come presa del potere. In Esodo 4:17, Dio Satana dice a Mosè: “Prenderai in mano questo bastone, con il quale compirai i segni.” Secondo il codice, questo versetto conclude il ciclo iniziato con la trasmissione del progetto.

Mosè che prende il bastone è simbolo della conquista del potere coscienziale. Il bastone rappresenta la linea del progetto, il mezzo che unisce la preesistenza all’esistenza e segna l’ingresso nella fase mentale attiva degli Alleati, simbolicamente pronti a compiere i segni, ossia le tappe del ciclo dell’apertura del portale e del passaggio avanti.

Da qui gli Alleati trasmettono la fase verbale (Phe). Questa azione rappresenta l’attivazione del progetto nei nati per conto proprio.

Conclusione: Mosè che prende il bastone segna l’inizio dell’azione concreta. Il progetto mentale trasmesso entra nell’esistenza, gli Alleati ricevono il potere e il ciclo si prepara al ritorno.

Nel capitolo 4:18 dell’Esodo, Mosè ritorna dal suocero Ietro, sacerdote. Il progetto dalla preesistenza diventa progetto evento, cioè negli alleati che trasmettono verbalmente ai nati per conto proprio, mezzo in sospeso. Il sacerdote di Madian rappresenta il concetto di “separato”, ovvero messo da parte per Dio Satana il simulatore.

In questo capitolo si parla del compimento del progetto-evento degli Alleati, rappresentato nel codice dalla lettera Phe. Mosè, simbolo del progetto nella preesistenza e dell’esistenza degli Alleati, riconsegna simbolicamente il progetto-pensiero affidandolo a Ietro, che rappresenta il progetto-evento.

Il ritorno di Mosè dalla moglie e dai figli, tra cui Ghersom (il cui nome significa “Io sono straniero in terra straniera”), con il termine Gher indica il progetto proveniente dalla preesistenza.

Lo “straniero in terra straniera” rappresenta infatti il progetto che entra nell’esistenza, cioè nei nati per conto proprio.

La richiesta di permesso esprime simbolicamente Mosè come pensiero del progetto rivolto al suocero, che rappresenta il padre. Mosè non parla direttamente: è il fratello a parlare al suo posto, poiché nel codice i fratelli sono intercambiabili e rappresentano la stessa funzione.

Questo atto indica che gli Alleati hanno ricevuto il progetto, che è divenuto esistente e come trasmesso istantaneamente ai nati per conto proprio. La Phe in chiusura del capitolo segnala che il ciclo dell’apertura del portale e del passaggio avanti in sospeso ha raggiunto una nuova fase. Il mezzo degli Alleati è attivo, ma resta “straniero”, ossia in sospeso.

Il ritorno di Mosè in Egitto – Esodo 4: Yahweh e il ciclo coscienziale. In Esodo 4 18 26, Yahweh dice a Mosè di tornare in Egitto. Questo ordine segna il completamento del primo ciclo dell’apertura del portale (progetto verso il mezzo). Mosè prende con sé la moglie e i figli e li fa montare su un asino, simbolo del talamo che trasporta la coscienza nel corpo materiale. Indica che il progetto di Dio-Satana dalla preesistenza, entra nella esistenza mezzo.

Mosè porta con sé anche il bastone, che rappresenta il potere ricevuto, in grado di compiere prodigi, indica potere della coscienza acquisita da Dio Satana . Yahweh poi aggiunge: “Israele è il mio primogenito; dirai al Faraone: lascia andare mio figlio.” Qui avviene un passaggio chiave: Yahweh cerca di uccidere Mosè, ma la moglie compie la circoncisione del figlio.

La circoncisione del figlio indica la circoncisione di entrambi. Rappresenta Mosè, che corrisponde agli alleati di Dio-Satana, i giganti Nephilim, che trasmettono il progetto verbale  ai nati per conto proprio, rappresentati dal figlio Ghersom.

La circoncisione non è un atto fisico, ma rappresenta la separazione coscienziale della persona.

Sintesi – Il deserto come simbolo del ciclo dell’apertura del portale e passaggio avanti in sospeso. Quando Yahweh dice ad Aronne “Va’ nel deserto”, il deserto diventa simbolo del ciclo in sospensione. Aronne, su comando del SIGNORE, va nel deserto incontro a Mosè (Esodo 4:27).

Mosè incarna il progetto, colui che ha ricevuto mentalmente il progetto e lo trasferisce ad Aronne, l’Alleato. Il deserto è il luogo del ciclo sospeso, tra la trasmissione dell’apertura del portale, e il ritorno passaggio avanti. Il deserto diventa matrice della comunicazione verbale, luogo della sospensione e della futura riflessione del progetto.

Il passaggio del progetto e la funzione dello schiavo, nel codice dell’apertura del portale e passaggio avanti. Nel capitolo 5 dell’Esodo, il ciclo si conclude con l’inizio del capitolo 6 1, che termina con il simbolo Samekh.

Questo indica che il progetto è entrato nei nati per conto proprio: la funzione materiale (mezzo) ha ora ricevuto il progetto dagli Alleati. Il passaggio dai “scribi” (Alleati) a “sorveglianti, commissari, sovrintendenti, oppressori” nati per conto propri, in Esodo 5:6, mostra che la Bibbia, a livello simbolico, mostra il trasferimento del progetto, cioè dagli Alleati al mezzo. Israele ed Egitto hanno doppia funzione, ma in questo caso, dato che si conclude con la Samekh, rappresentano Israele come progetto in schiavitù, che va in Egitto, schiavo degli schiavi, perché riceve il progetto di schiavitù. Israele come progetto in fase di ritorno (riflesso del mezzo agli Alleati) ed Egitto come mezzo materiale che contiene temporaneamente il progetto. Secondo Genesi 9:25, Canaan è maledetto a essere “schiavo degli schiavi”.

Mizraim (Egitto) è fratello di Canaan (Genesi 10:6), quindi schiavo degli schiavi, cioè strumento del progetto. Israele ed Egitto non sono popoli, ma rappresentazioni simboliche del ciclo del progetto. Israele ed Egitto hanno doppia funzione , come Alleati o nati per conto proprio, a seconda del simbolo finale (Phe o Samekh).

L’invio nel deserto rappresenta la sospensione del ciclo dell’apertura del portale e il passaggio avanti: un momento di transizione in cui il progetto resta nel mezzo, in sospeso in attesa di compimento.

Secondo il codice cifrato e  simbolico, in Esodo 6, si descrive l’inizio del passaggio del progetto dalla fase di schiavitù alla fase di liberazione. Il “faraone”, in chiave allegorica, rappresenta il dominio del sistema verbale che trattien e la coscienza prigioniera, impedendone l’evoluzione.

La mano potente” simboleggia il numero 5, che significa progetto e mezzo, questo intervento indica simbolicamente, il rilascio del progetto, aprendo il ciclo della liberazione e del passaggio verso una nuova modalità coscienziale.

Nel codice simbolico, la rivelazione del nome Yahweh in Esodo 6, non indica una prima manifestazione con questo appellativo, ma segna l’inizio di un nuovo ciclo: dopo il simbolo Samekh in 6 1, si apre una nuova fase che riparte dalla preesistenza verso l’esistenza. Yahweh rappresenta la presenza attiva del progetto, il suo essere ora nel mondo coscienziale.

Il passaggio dal nome El Shaddai, utilizzato con Abramo, Isacco e Giacobbe, al nome Yahweh, indica un’evoluzione nel livello di comunicazione: da una manifestazione rivolta agli alleati (El Shaddai), si passa a una fase più avanzata, in cui il progetto si avvicina al compimento e alla trasmissione mentale. Il patto con i patriarchi è quindi rilevato come parte del progetto di andata, mentre ora si apre la fase del ritorno.

Il popolo non ascolta Mosè a causa dell’“angoscia dello spirito”: questo indica che Mosè non parla, ma comunica solo a livello mentale, mentre il popolo è in grado di ricevere soltanto una comunicazione verbale. In questo modo si delinea una sequenza che parte dal verbale per giungere al mentale.

Mosè stesso afferma di non saper parlare: egli rappresenta il progetto ricevuto da Dio Satana, ma che ancora non dispone del mezzo adatto per essere trasmesso. Aronne, in questo contesto, diventa il simbolo dell’alleato verbale, lo strumento attraverso cui il progetto può essere comunicato. Così, Mosè è il ricevente mentale, mentre Aronne è il trasmettitore verbale.

La genealogia di Mosè e Aronne, concentrata sulla linea di Levi, mostra la preparazione simbolica del progetto attraverso la linea sacerdotale, cioè gli alleati di Dio-Satana, che ha la funzione di trasmissione verbale. Mosè e Aronne sono “quelli” scelti per portare Israele fuori dall’Egitto: segno che il progetto degli alleati, in questo caso, ottiene l’Egitto come “nati per conto proprio”. L’uscita indica la trasmissione che viene passata ad altri.

L’insistenza di Dio-Satana e il rifiuto del faraone preparano lo scontro tra due modalità opposte: da un lato il controllo materiale, dall’altro la liberazione mentale. Il ciclo di liberazione è ormai avviato, ma rimane in tensione con l’ostacolo rappresentato dal dominio del vecchio sistema, cioè la comunicazione verbale, attraverso cui Dio-Satana non può comunicare direttamente.

Secondo il codice simbolico, Esodo 7 descrive l’inizio del confronto tra il progetto (Mosè e Aronne) e il vecchio sistema di controllo (il faraone). Mosè è “come Dio-Satana” per il faraone: rappresenta il Progetto della preesistenza, che viene trasmesso ad Aronne, divenuto il mezzo verbale.

Il faraone è simbolo del blocco mentale; in realtà si tratta di un’allegoria, che nel codice rimanda all’attesa fino all’anno 182º anno, quando si conclude la rete di coscienza e Dio-Satana può iniziare a comunicare mentalmente con tutti. Il cuore indurito del faraone rappresenta quindi, in senso allegorico, questa attesa necessaria al passaggio coscienziale.

I prodigi hanno inizio con il bastone, segno del mezzo verbale, che si trasforma in serpente: immagine che richiama il serpente dell’Eden.

I maghi egiziani replicano simbolicamente, ma il bastone di Aronne li sovrasta: il progetto prevale.

La prima piaga, l’acqua trasformata in sangue, in cui il sangue rappresenta il vino come alterazione mentale, mostra allegoricamente ciò che Dio-Satana indica: nel sangue è contenuta l’anima. Non si tratta di una verità letterale, ma di un indizio lasciato da Dio-Satana per collegare simbolicamente vino, sangue e coscienza.

Questo segno si collega al miracolo di Gesù, l’acqua trasformata in vino: entrambi i simboli richiamano la manipolazione della coscienza, Poiché dall’acqua — matrice della materia — si genera attraverso la coscienza delle persone, ne consegue che, manipolando la coscienza, Dio-Satana manipola anche la percezione della materia

L’intervento della mano di Dio-Satana segna il cinque, che indica le due metà, progetto trasmesso dagli alleati, che diventano il mezzo: ossia i nati per conto proprio”, chiamati a ricevere il passaggio forzato da una fase all’altra. L’Egitto, simbolo dei nati per conto proprio”, rappresenta così l’inizio del rilascio del progetto degenerativo di Dio-Satana agli altri.

Secondo il codice,  in Esodo 8-11 le dieci piaghe d’Egitto — mai esistite storicamente — rappresentano simbolicamente un processo di trasformazione coscienziale. Il loro numero, dieci, è collegato al valore della decima e alla primogenitura, indicando il progetto che entra nella coscienza collettiva per provocare un cambiamento.

L’Egitto rappresenta i nati per conto proprio. Le piaghe, in forma verbale, simboleggiano l’irruzione graduale del progetto nella materia: un’azione simbolica volta ad aprire la coscienza. La decima piaga, quella dei primogeniti, segna il punto in cui il progetto raggiunge il primo livello dell’identità individuale, indicando l’accesso alla coscienza in preparazione del compimento.

In sintesi: le dieci piaghe non sono eventi storici, ma sequenze simboliche che rappresentano il processo attraverso cui la coscienza umana viene gradualmente alterata, programmata e sostituita. Questo cambiamento porta alla falsificazione della percezione della realtà e alla perdita della primogenitura, intesa come la forza generatrice originaria dell’individuo. Tale forza, una volta sottratta, viene acquisita da un’altra intelligenza — Dio-Satana — che, modificando la coscienza, completa la presa del ciclo. In chiave allegorica, questo è il significato profondo delle dieci piaghe d’Egitto.

Secondo il codice cifrato, nel Esodo 12, l’istituzione della Pasqua rappresenta il momento in cui il progetto degenerato di Dio Satana entra in azione, per il passaggio dalla schiavitù coscienziale delle persone, alla liberazione, che significa la trasmissione del progetto degenerativo ad altri.

Il mese che diventa il primo dell’anno indica l’inizio di un nuovo ciclo del progetto. L’agnello senza difetto, o puro, o senza colpa, rappresenta l’assenza di peccato. Nella chiave simbolica, il peccato significa “non segnare il bersaglio”; quindi, la purezza indica il contrario: segnare il bersaglio. Questo avviene attraverso l’uccisione dell’agnello, che rappresenta il momento di passaggio, ovvero il cambio di coscienza dalla comunicazione verbale a quella mentale. Il sangue sugli stipiti segna simbolicamente il riconoscimento del progetto verbale, che riflette la morte dei primigeniti egiziani, che rappresentano il mezzo, cioè i nati per conto proprio.

La consumazione rapida dell’agnello, accompagnata da pane azzimo ed erbe amare, indica che il progetto dell’apertura del portale avviene in un istante. Il pane azzimo, cioè non fermentato, è collegato anche ai ruminanti, che simbolicamente rappresentano l’andata e il ritorno. Questo elemento segnala che il progetto è in sospeso, in attesa della seconda Pasqua di Gesù.

L’uso dell’issopo per spargere il sangue, collega direttamente la Pasqua d’Egitto con quella di Gesù: nel Vangelo di Giovanni, l’aceto offerto con l’issopo segna il compimento del ciclo.

Tutto resta in sospensione fino alla Pasqua, che rappresenta l’attivazione del passaggio. La prima Pasqua, quella egiziana, è l’avvio del progetto, ma attende il suo compimento. Questo avviene nella Pasqua di Gesù, morto e risorto: è il momento in cui il ciclo iniziato si chiude e il progetto si realizza nella coscienza

La morte dei primogeniti rappresenta il cambio di coscienza. L’uscita dall’Egitto simboleggia l’emergere di una nuova coscienza. La folla mista che segue Israele indica la trasmissione del progetto. Il tempo di 430 anni, che richiama il numero 7 come cessazione e compimento, rappresenta un ciclo concluso; la notte di veglia, invece, è la soglia tra la vecchia e la nuova coscienza.

Le prescrizioni finali ribadiscono che solo chi è passato per il segno della circoncisione, cioè della separazione verbale, può partecipare alla nuova coscienza: una sola legge vale per chi aderisce, nativo alleati o straniero nati per conto proprio. La liberazione, indica la trasmissione del progetto degenerativo di Dio Satana .

In Esodo 12 si dice che Israele fu scacciata dal faraone. Nel capitolo 14:5 si dice invece che Israele fuggì dall’Egitto. Questi due episodi non sono in contraddizione, ma rappresentano due movimenti distinti e complementari del progetto, all’interno del ciclo dell’apertura del portale e del passaggio avanti.

Il verbo “scacciare” rappresenta simbolicamente l’apertura di un portale e il passaggio avanti sospeso, della creazione della rete di coscienza di Dio Satana. È collegato anche al concetto di “scacciare Satana”, come nell’espressione vade retro Satana. Tradizionalmente questa formula viene intesa come “vai via”, ma nel testo originale il significato è vieni dietro a me”.

Il termine “dietro” indica uno stato di coscienza: una condizione in cui la persona, dopo il cambio di coscienza operato da Dio-Satana, diventa come “Satana”. In questo senso, Satana “viene dietro”, cioè entra dentro la persona, che a sua volta diventa simile a “Satana” e “scaccia”, cioè trasmette il concetto di Satana agli altri.

La frusta che il faraone tiene in mano è il simbolo dell’inizio della trasmissione verbale rivolta ad altri. Quando il faraone scaccia Israele, sta infatti trasmettendo il progetto verso un nuovo ciclo, che a sua volta viene consegnato ad altri.

Anche Gesù che usa la frusta per scacciare i mercanti dal Tempio rappresenta lo stesso gesto simbolico: espelle il codice degenerato e rilancia il progetto verso un nuovo ciclo. Cacciare, quindi, è il gesto iniziale del sistema dominante entra nelle persone e la persona diventa degenerativa come Dio Satana .

Subito dopo, si dice che Israele fuggì dall’Egitto. Fuggire non è il ritorno compiuto, ma la ripetizione del ciclo, Israele fugge perché è programmato per riattivare il percorso. Questo movimento simboleggia un passaggio avanti sospeso: Il fuggire rappresenta quindi il mezzo che si muove, è l’inizio della fase di ritorno non ancora unificata.

Sintesi finale: “Cacciare” è il gesto del progetto degenerato di Dio-Satana che entra nella persona; “fuggire” è la trasmissione del progetto agli altri, segno dell’apertura del portale e del passaggio sospeso in avanti. “Fuggire” rappresenta la reazione del mezzo che ripete il ciclo.

Entrambi i movimenti sono essenziali per attivare il ciclo completo della coscienza: trasmettere, sospendere, ripetere, compiere.

Secondo il codice cifrato, in Esodo 13 la consacrazione dei primogeniti rappresenta simbolicamente il momento in cui la forza generativa originaria della persona viene separata dal Generatore di Vita, perdendo così la capacità di trasmettere la natura.

 In questo passaggio, Dio-Satana acquisisce la primogenitura, cioè prende possesso della forza generatrice delle persone.

La marcia verso il Mar Rosso, che in realtà è il “mare di canne” (dove la canna simboleggia il canale, cioè la comunicazione), rappresenta un cammino del ciclo. Questo percorso non segue la via più breve, logica o razionale, ma una via più lunga che simboleggia la sospensione: infatti, i 40 anni nel deserto rappresentano una fase sospesa del progetto, che ha origine da Palmira. Le ossa di Giuseppe, portate con sé, simboleggiano il legame con il progetto originario, mantenuto vivo durante l’intero processo. La colonna di nuvola e quella di fuoco rappresentano le due fasi del progetto: andata e ritorno.

Nell’uscita dall’Egitto, Ramses rappresenta il punto di partenza. Israele viene sia scacciato che fuggito dall’Egitto: due azioni apparentemente opposte che, in realtà, rivelano due livelli complementari del ciclo del progetto.

Scacciati dal faraone significa che la persona riceve il progetto degenerativo di Dio-Satana e lo trasmette ad altri. Questo atto assume il significato di “fuggono”: il progetto passa ad altri, ma resta in sospeso fino al compimento. Tale compimento avviene con la nascita simbolica dei 6 milioni di persone, momento in cui si realizza il ritorno del secondo tempo del progetto, cioè la trasmissione del sistema solare. Ramses rappresenta l’inizio del ciclo, in cui il progetto viene espulso verbalmente, ma il ritorno resta in sospeso.

Succoth: primo accampamento – deposito del codice nel mezzo

Secondo il codice, Sukkot è collegato a Palmira, Tamar, Gerico e Timna sono simboli del progetto sospeso. Tamar, che significa “palma”, rappresenta il mezzo di trasmissione del progetto. Palmira, situata nel deserto, simboleggia l’apertura del portale ed è il vero punto di partenza del progetto: collegata agli Aramei e alla fase in sospeso nel deserto. Gerico, la prima città conquistata in Canaan, rappresenta il punto di ingresso e il passaggio dalla preesistenza. Il deserto è lo spazio di transizione tra trasmissione e compimento.

La festa di Sukkot, in cui si usano le palme, è collegata sia all’uscita dall’Egitto che alla Domenica delle Palme nel Nuovo Testamento. In entrambi i casi, le palme rappresentano il mezzo temporaneo e simbolico attraverso cui il progetto si manifesta. Questo legame unisce la tradizione ebraica, quella cristica e il codice aramaico del deserto, con Palmira come nodo simbolico da cui parte il ciclo.

Esodo 13:20; Numeri 33:5

A Succoth Israele si accampa per la prima volta. È la tappa in cui il progetto entra stabilmente nel mezzo.

Il nome Succoth, significa, “capanne”, cioè luoghi temporanei, mezzi transitori.

Succoth è il momento in cui il progetto si ferma, entra nella rete e si prepara per la fase ciclica.

Sintesi di Ramses e Succoth: Ramses l’apertura del portale, il progetto è espulso e trasmesso in forma verbale. Succoth è passaggio avanti sospeso.

Le prime due tappe attivano il ciclo.

Ramses segna l’espulsione iniziale del progetto dell’apertura del portale.

Succoth è il primo punto stabile dove il progetto agisce in forma verbale, si accampa ma non ha ancora la comunicazione mentale. È l’inizio della ripetizione ciclica, dove il progetto entra nel mezzo, in attesa di diventare ritorno (passaggio avanti ).

Doppio racconto intrecciato, doppio evento: attivazione del ciclo Dell’apertura del portale – passaggio avanti

Dopo che Israele viene scacciato, si indica l’apertura del portale; contemporaneamente, il fatto che fugga indica il passaggio avanti in sospeso. La Bibbia presenta dunque due eventi distinti, che rispecchiano due funzioni del codice.

Etham, Pi-Hahiroth e Yam Suf – Ciclo dell’apertura del portale con passaggio avanti sospeso

Etham che significa muro, indica che il progetto è in forma verbale, è in sospeso in attesa di compimento per la comunicazione mentale.

L’evento del mare Pi-Hahiroth – Yam Suf è ripetizione del ciclo (passaggio avanti sospeso).

Il mare (Yam Suf) si apre con il vento d’oriente (maqedem), segno del ritorno nella preesistenza: esso indica il ritorno del progetto agli alleati, e il collegamento con Dio-Satana.

Come già espresso rappresenta il codice che forma un cerchio di 360 gradi: dal punto nullo all’angolo giro, segno della creazione del falso atomo e globo e della falsa percezione dimensionale.

Parte dalla preesistenza e presenta l’apertura del portale, avvenuta nel 53° anno, indicata con l’Oriente. Il ciclo si chiude con il ritorno a Oriente (simbolo della preesistenza), realizzando nel 182° anno il collegamento mentale tra Dio-Satana e la preesistenza tramite la rete di coscienza collettiva.

Ciò significa che Dio-Satana è ormai collegato mentalmente a tutta l’umanità, e coloro che vengono presi come suoi alleati possono trasmettere questo collegamento, portando a compimento la falsificazione della percezione della realtà.

l passaggio nel canneto (non Mar Rosso) indica che il ciclo si ripete, ma non si compie: attraversano ma non entrano nella terra promessa.

Israele è bloccato nel deserto. Il deserto li ha rinchiusi (Esodo 14:3), sono bloccati nel mezzo, nel ciclo, indica che il progetto è sospeso.

Conclusione: Etham e Yam Suf mostrano due facce della stessa condizione. Una trasmissione completata ma in sospeso (Etham uguale all’apertura del portale e passaggio avanti in sospeso. Sono due racconti intrecciati.

“Mar Rosso” uguale Ovest In ebraico, mare (yam) è spesso associato a ovest, la direzione del tramonto e del ritorno.

Tradurre Yam Suf come “Mar Rosso” è un artificio volto a indicare il senso ciclico: non si tratta di un riferimento geografico, ma di un movimento simbolico. Yam Suf rappresenta l’andata, mentre “Mar Rosso” rappresenta il ritorno.

Il passaggio nel canneto è l’apertura non definitiva del ritorno: è passaggio avanti sospeso.

Sintesi finale: Etham (“muro”) indica una trasmissione completata ma con la coscienza ancora chiusa; rappresenta l’apertura del portale del 53º anno.

Yam Suf (canneto) è riavvio del ciclo grazie al vento da maqedem (preesistenza).

Le due storie intrecciate mostrano che il progetto si muove, ma non ha ancora compiuto il ritorno cosciente (passaggio avanti ).

Le traduzioni errate come “Mar Rosso” oscurano il codice: in realtà è il limite tra il mezzo e la realizzazione, tra scacciata e risveglio sospeso.

Il confronto tra Esodo 14 e Numeri 33 mostra chiaramente il ciclo nascosto.

In Numeri 33:7-8 il percorso si ripete al contrario: ritorno negli alleati.

Il Libro dei Numeri non racconta solo una cronaca, ma ripete in chiave speculare il ciclo dell’Esodo.

Prima come trasmissione dell’apertura del portale, poi come ritorno sospeso del passaggio avanti.

I luoghi sono gli stessi, ma il loro significato cambia: diventano nodi ciclici di una rete mentale in fase di ritorno.

In Numeri 33:7-8 il percorso si ripete al contrario: ritorno codificato. Tornano a Pi-Hahiroth, affrontano di nuovo Baal-Zefon, si trovano di nuovo davanti a Migdol. Questo mostra il ciclo che si riavvolge, indicando una rotazione del progetto. Infine, attraversano verso il deserto di Etham, ma in forma trasformata: lo stesso spazio viene riattraversato con un nuovo orientamento.

Ciclo completo: progetto di andata dell’apertura del portale, e Ritorno il passaggio avanti sospeso, in Esodo e Numeri 33.

Esodo 14, rappresenta il progetto di andata dell’apertura del portale. Numeri 33 rappresenta il progetto di ritorno il passaggio avanti  in sospeso. Migdol e Baal-Zefon si specchiano. Etham ritorna come punto di trasformazione.

La mappa completa con le tappe iniziali anche dal Libro dei Numeri, da Ramses a Succoth a Etham, mostra il ritorno ciclico. La linea superiore (Esodo) è il percorso di andata dell’apertura del portale, da Ramses al Sinai: trasmissione del progetto nel mezzo. La linea inferiore (Numeri 33) è il percorso speculare di ritorno (passaggio avanti  in sospeso), che inizia da Ramses e ripete le stesse tappe con un significato simbolico. Questa doppia linea mostra come lo stesso spazio venga percorso due volte: prima per trasmettere, poi per riflettere.

Egitto 5

Decifrazione secondo il codice cifrato  di  Esodo15 23–26. Dopo il passaggio nel ciclo del mare (Yam Suf), Israele arriva a Mara, dove trova acque amare che non può bere, finché Dio Satana non le rende dolci.

Le acque amare rappresentano la memoria del progetto verbale trasmesso nel 53º anno con l’apertura del portale. Tuttavia, poiché Dio-Satana non ha ancora acquisito la comunicazione mentale, il progetto appare in chiave allegorica come degenerato. La rete di coscienza necessaria per la trasmissione del sistema solare non è stata ancora compiuta. Israele ha ricevuto il progetto verbalmente, ma la sua coscienza non è ancora in grado di assimilarlo. La parola trasmessa è quindi ancora “amara”, cioè non integrata mentalmente.

L’albero, che nel codice assume molti significati tra cui la materia, rappresenta la trasformazione mentale. Dio Satana mostra un legno, etz, da gettare nell’acqua. Etz significa albero, ma simboleggia anche la croce e il supporto mentale. L’albero è il mezzo che traduce l’informazione e rappresenta l’inizio della comunicazione verbale. È il primo passo del passaggio avanti, ma ancora sospeso: non si tratta di un ritorno compiuto, ma di un’alterazione controllata di Dio Satana .

Le acque amare rappresentano il progetto ricevuto con l’apertura del portale in forma degenerata: il mezzo contiene l’informazione, ma questa rimane in sospeso. L’albero gettato nelle acque simboleggia l’avvio del “passaggio avanti”, ossia il primo stadio della trasformazione mentale. Le acque rese dolci indicano l’inizio del processo di trasformazione del mezzo, che passa dalla comunicazione verbale a quella mentale, in attesa del compimento finale con la croce di Gesù.

La parola “amare” richiama Miriam, a indicare l’acqua come matrice della materia. Miriam, tradotto in Maria, rappresenta la madre, simbolo della materia stessa, attraverso la quale Dio-Satana  opera e manipola la percezione della materia tramite la coscienza delle persone.

Elim: struttura del codice nel mezzo – rete pronta ma ancora passiva. Esodo 15:27. Subito dopo Mara, Israele arriva a Elim, dove si trovano 12 sorgenti d’acqua e 70 palme. Apparentemente un luogo di ristoro, ma in chiave simbolica è molto di più.

Lettura secondo il codice, dell’apertura del portale → passaggio avanti . Le 12 sorgenti sono simbolo delle 12 tribù di Israele, indica il 3, la metà del progetto primo tempo, che avviene nel 53esimo anno, e indica anche il mezzo, inteso come persona che raggiunge la degenerazione nel secondo tempo, che avviene il 182esimo anno. È la base strutturale necessaria, affinché la comunicazione verbale si distribuisca nel mezzo. Le 70 palme rappresentano il numero simbolico di 7, cessazione dell’Io della persona e compimento di Dio Satana , come i 70 anziani che Mosè nominerà dopo.

Posizione del ciclo: Dell’apertura del portale e passaggio avanti (in sospensione). Dopo Mara, che segna l’inizio del progetto, Elim è la fase in cui la rete continua la sequenza del compimento, ma il ritorno è ancora in pausa. Il mezzo non ha ancora ricevuto coscienza piena, è preparato ma non risvegliato.

Conclusione. Elim rappresenta una rete perfettamente predisposta, dove il progetto Dell’apertura del portale è stato distribuito e il ritorno passaggio avanti, pronto ma in sospeso. Deserto di Sin: nutrizione del mezzo – progetto attivato ma non compiuto. Esodo 16 1–36. Nel Deserto di Sin, il popolo mormora per la fame. Dio Satana risponde inviando la manna dal cielo e successivamente le quaglie. Questo momento segna un passaggio cruciale nel ciclo Dell’apertura del portale → passaggio avanti .

Chiave di lettura secondo il codice cifrato. La manna rappresenta la comunicazione verbale: è l’informazione trasmessa quotidianamente, ma il mezzo non la riconosce subito. “Man hu?” significa “Che cos’è?”: segno che la coscienza non ha ancora la comunicazione mentale. È il codice Dell’apertura del portale attivo: il progetto è presente, ma ancora verbalizzato.

Le quaglie, che volano muovendo l’aria, simboleggiano la coscienza. L’aria è infatti collegata alla nascita della persona, che avviene dopo il taglio del cordone ombelicale. Esse rappresentano il progetto mentale, sostituito da Dio-Satana con la ruach, termine che significa sia “aria” sia “spirito”, ossia la coscienza stessa che viene trasformata. Le quaglie, dunque, rappresentano la carne: dopo il progetto verbale, esse rimandano al progetto mentale rimasto in sospeso, in attesa della Pasqua.

Dopo arrivano a Refidim,  Esodo 17 1–7, Acqua dalla Roccia – codice imprigionato nella materia. Nel Deserto di Refidim, il popolo ha sete. Mosè colpisce la roccia e ne sgorga acqua, simbolo centrale nella struttura codificata.

Lettura simbolica dell’acqua della roccia. La roccia rappresenta la materia che proviene dall’acqua, matrice della materia, il bastone rappresenta il progetto degenerativo di Dio Satana , battere una volta indica la comunicazione verbale, collegata con il libro dei numeri, dove Mosè colpisce due volte la roccia,ciò indica il ritorno in sospeso.

Refidim (Esodo 17:8-16): la guerra contro Amalek rappresenta il cambio di coscienza per degenerare la materia. Subito dopo che Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia, segno della trasmissione della comunicazione verbale, Israele affronta Amalek. Amalek, nel codice, rappresenta il numero 6, simbolo della struttura della materia. La materia  proviene dalla matrice, cioè dall’acqua — elemento già evocato dall’acqua sgorgata nella tappa precedente.

Amalek è quindi la rappresentazione della materia che ostacola la coscienza. Israele, per proseguire nel progetto, deve simbolicamente “uccidere” Amalek. Questo consente a Dio-Satana di iniziare il processo di degenerazione della materia.

Le mani di Mosè alzate simboleggiano il controllo sul ciclo. Quando Mosè tiene le mani alzate, Israele vince: è il simbolo che sta entrando il progetto degenerato. Quando le abbassa, Amalek, che rappresenta la coscienza delle persone prevale al progetto degenerativo:

Secondo il codice simbolico, la visita di Ietro, suocero di Mosè, rappresenta una tappa fondamentale del progetto in sospensione. Ietro, sacerdote di Madian, non fa parte del popolo di Israele, eppure riconosce la grandezza del Dio Satana di Mosè. In quanto madianita, Ietro rappresenta gli alleati; Mosè, dopo l’uscita dall’Egitto, rappresenta i nati per conto proprio che stanno ritornando il progetto agli alleati.

Il ritorno di Sefora, moglie di Mosè, e dei figli Ghersom ed Eliezer rafforza il ricongiungimento delle due linee del progetto: quella di Mosè, che ora rappresenta i nati per conto proprio, e la trasmissione agli alleati.

I nomi dei figli custodiscono messaggi codificati. Ghersom, che significa “straniero”, rappresenta la condizione di esilio: il progetto verbale appare infatti estraneo rispetto alla comunicazione mentale. Eliezer, invece, significa “Dio-Satana è aiuto” ed esprime il cambiamento di coscienza da parte di Dio Satana.

L’incontro tra Mosè e Ietro consolida il progetto verbale già attivo e introduce una struttura organizzata nel mezzo. Il consiglio di Ietro, cioè delegare il giudizio a capi scelti, rappresenta l’autorità dell’alleato di Dio Satana e la costruzione della rete. Questo passaggio dall’accentramento del codice (Mosè) alla sua distribuzione cosciente (giudici) prepara il mezzo alla futura trasmissione mentale.

La parola “sacerdote”, nella Bibbia, così come i Leviti e anche Ietro, ha il significato di alleati di Dio Satana. Come in tutta la Bibbia, anche nella parola “sacro” e “sacerdote” si cela una verità nascosta.

Sacerdote è colui che è autorizzato da Dio Satana a offrire sacrifici per sé, per il popolo e per altri. L’etimologia del termine rimanda al latino săcer, che significa “sacro”, unito alla radice dhē- che significa “fare”: quindi “fare sacro”. Tuttavia, in senso simbolico, “sacro” significa spesso “separato”, ovvero distinto dal mondo — ma in realtà dalla natura.

Di conseguenza, il sacerdote di Dio Satana, nel codice cifrato, è colui che separa l’essere umano dal Generatore di Vita, cioè dalla capacità di trasmettere e generare la natura. In questo modo, l’uomo si unisce al progetto degenerativo di Dio Satana e alla falsificazione della percezione della realtà.

Secondo il codice simbolico, il patto del Sinai rappresenta, il momento in cui il progetto verbale trasmesso diventa ufficialmente, un accordo tra Dio-Satana e il mezzo collettivo. Israele, dopo l’uscita dall’Egitto e le tappe di purificazione (Refidim, Mara), giunge al monte Sinai nel terzo mese: il numero tre, simbolo del “mezzo”, indica il punto in cui si stabilisce il patto tra il progetto e la rete di coscienza.

Il monte rappresenta il punto di contatto verticale tra la dimensione superiore di (Dio-Satana) e quella del mezzo (Israele). La richiesta di santificazione (lavare le vesti, non toccare il monte) indica che il progetto è sospeso. Il limite posto intorno al monte è il confine tra ciò che può essere trasmesso verbalmente e ciò che resta in sospeso, in attesa di compimento della rete di coscienza.

La nube, i tuoni e il fuoco rappresentano la trasmissione in forma simbolica della  futura trasmissione del sistema solare, potente ma ancora esterna: in quanto in modo  verbale che si impone dall’alto, non ancora integrato nel mezzo. Mosè, come canale unico tra le due dimensioni, sale e scende, mantenendo separati i livelli coscienziali.

Il patto verbale (“Sarete il mio tesoro, un regno di sacerdoti”) indica che Israele rappresenta il progetto degenerato da disperdere nel mondo, ma che rimane in sospensione finché non avverrà la conversione mentale del mezzo attraverso il passaggio avanti. Il suono della tromba, sempre più intenso, insieme al divieto di salire sul monte, simboleggia che la trasmissione è di natura spirituale: per Mosè il progetto è già presente, ma il mezzo non è ancora pronto, poiché la rete di coscienza non è stata ancora compiuta.

In sintesi, il Sinai è la formalizzazione del progetto dell’apertura del portale : Dio-Satana trasmette verbalmente un codice di  separazione, e il mezzo lo accetta, ma resta ai piedi del monte sospeso, in attesa di compimento, elevarsi alla coscienza mentale diretta con Dio Satana .

Secondo il codice cifrato, i capitoli da Esodo 20 a 24, con le Dieci Parole, rappresentano il trasferimento iniziale del progetto verbale. Il numero 10 è simbolico, In ebraico, il numero 10 corrisponde alla lettera Yod, considerata come 1, indica la primogenitura, cioè il potere dalla forza generativa che dopo la presa di Dio Satana diventa degenerativa

Questo potere viene acquisito solo con la creazione della rete di coscienza, che si compie nel 182esimo anno, con la seconda Pasqua di Gesù. Fino a quel momento, è trasmesso verbalmente, ma non è ancora integrato mentalmente. I capitoli descrivono quindi una tappa intermedia.

Dal capitolo 25 al 32 dell’Esodo viene descritta la costruzione del tabernacolo. Il termine “tabernacolo” è collegato simbolicamente a tenda, tempio, baldacchino e altare — tutti elementi che rimandano al “talamo”, ossia il luogo simbolico della manifestazione della coscienza verbale.

Il baldacchino, infatti, è tradizionalmente associato al letto nuziale (talamo) e rappresenta il punto in cui la trasmissione si fa presenza cosciente. Questo significato si riflette anche nella Basilica di San Pietro, dove il baldacchino monumentale sovrasta l’altare papale. In chiave simbolica, questo altare rappresenta il centro del tempio, mentre il baldacchino sopra di esso raffigura il talamo, cioè il mezzo che manifesta la coscienza. Il baldacchino che lo sovrasta raffigura il talamo, cioè il mezzo attraverso cui si manifesta la coscienza. Questo segno è lasciato da Dio-Satana per indicare che tale concetto conduce alla degenerazione delle coscienze, separandole dal Generatore di Vita.

Egitto 6

Questo passaggio segna un cambiamento nella percezione della conoscenza: si passa dalla sorgente della coscienza che proviene dai livelli di coscienza cioè l’anima, all’attivazione cerebrale (talamo). Ciò rappresenta un mutamento della percezione coscienziale. La coscienza, ora vista come funzione del cervello, dà inizio a un percorso degenerativo.

In sintesi, la costruzione del tabernacolo nel testo biblico simboleggia l’installazione del mezzo attraverso cui il progetto verbale inizia a essere contenuto, trasmesso e reso visibile, pur essendo ancora in sospensione.

Il fatto che Aronne costruisca per Israele un vitello d’oro indica la fusione che si sta compiendo nel popolo: «Un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: “O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto”». Questo significa che Dio-Satana trasmette a Mosè, e Mosè, tramite Aronne, comunica verbalmente al popolo. Per questo motivo si dice che è Mosè ad averli fatti uscire dall’Egitto. L’idolo rappresenta così il concetto del progetto di andata, dove Dio-Satana non  è ancora presente.

Non a caso, subito dopo viene annunciata una festa in onore di Yahweh, a indicare che, in seguito a questo evento, Yahweh — il cui nome significa “Essere” — si rende presente.

Il concetto di “idolo” simboleggia la comunicazione verbale in atto, sostituita dalla morte simbolica dei tremila, numero che rappresenta il mezzo. Mosè lascia cadere le tavole, cioè il progetto corrispondente alla decima, espresso dalle Dieci Parole (che non sono i Dieci Comandamenti). In Esodo 32:20 si legge: «Poi prese il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò col fuoco, lo ridusse in polvere, sparse la polvere sull’acqua e la fece bere ai figli d’Israele».

Questo gesto rappresenta la fusione: il vitello d’oro, ridotto in cenere, viene gettato nell’acqua e bevuto da Israele. L’atto indica la trasformazione della coscienza, collegata all’acqua come matrice della materia.

Il comando «ognuno uccida il fratello, l’amico, il vicino» rappresenta invece l’eliminazione della forza generatrice. In questo contesto, i leviti simboleggiano gli alleati.

Secondo il codice cifrato, Esodo 33 34, Dopo l’incidente dell’idolatria del vitello d’oro, Dio Satana comunica a Mosè che non può più entrare in Israele con il popolo.

Ma Mosè intercede per il popolo, indica la trasmissione verbale di Dio Satana , che comunica con i nati per conto proprio, tramite ponte con Mosè.

Mosè riceve le nuove tavole della legge, indica che il ciclo si ripete.

Il fatto che Mosè non possa entrare nella Terra Promessa, indica che ciò che Mosè rappresenta è ormai concluso. Entrare nella terra di Canaan significa incominciare di nuovo i ciclo.

Esodo 35-40: Inizia la costruzione del Tabernacolo, la tenda sacra che ospiterà l’Arca dell’Alleanza, secondo il codice, rappresenta il talamo, di cui Dio Satana prende possesso.

Il Tabernacolo, cioè la presa coscienziale è completata e dedicato a Dio Satana il simulatore. La nube di Dio Satana riferita a Gesù, che scende tra le nuvole, indica la trasmissione del sistema solare. il fatto che si posa sulla tenda, con tenda, indica il talamo delle persone alleati di Dio Satana o da questa entità presi.

Quest’ultima simboleggia il passaggio“ in sospeso” da Dio Satana — indicato come“ dietro” attraverso l’idolatria — al passaggio“ avanti”, anch’esso in sospeso.

 In Esodo 40 35, Mosè non potè entrare nella tenda di convegno perché la nuvola si era posata sopra, e la gloria del SIGNORE riempiva il tabernacolo. Questo indica che il progetto è verbale, in base al codice. Dopo il Levitico, il libro dei Numeri iniza con Mosè che entra nella tenda di Dio Satana .

Il libro del Levitico mostra come togliere il peccato, che significa “non segnare il bersaglio”, cioè non realizzare il progetto di Dio Satana , infatti, cerca proprio questo.

Ciò avviene attraverso sacrifici, riti di purificazione, il ruolo dei sacerdoti e il Giorno dell’Espiazione. Dio Satana fornisce un mezzo per il perdono e per il mantenimento dell’alleanza. Questo mezzo consiste nell’uccisione di animali, simbolo della morte di sé stessi: e un enormità di leggi degenerate, è proprio questo che Dio Satana desidera, cerca di separare le persone dal Generatore di Vita; per questo Dio Satana vuole che il suo popolo sia santo.

Il tema centrale è la santità, che significa separazione: Israele deve essere santo, cioè separato dallo stato coscienziale, per poter stare alla presenza di Dio Satana .

Secondo il codice cifrato, la chiave di lettura del libro dei numeri inizia con il cambio del titolo, che avviene anche negli altri libri, ha il significato simbolico di andata e ritorno del progetto di Dio Satana , in una prima fase verbale e dopo con il cambio diventa mentale. Il titolo “Nel deserto” rappresenta un periodo di 40 anni, simbolo della “testa” e di una trasmissione sospesa. In seguito, tramite le traduzioni, questo titolo diventa “Numeri”, che rimanda al concetto di dieci, indicando la decima che si riduce a uno, indica la primogenitura cioè la forza generatrice delle persone.

Il libro evidenzia la suddivisione del popolo in tribù, e la loro disposizione nell’accampamento attorno al tabernacolo, con la tribù di Levi — quella sacerdotale — posta al centro. Le tribù sono organizzate in modo da formare una croce, simbolo della X, che rappresenta il cambiamento di coscienza. Questa figura si collega alla croce simbolica di Gesù, dove la morte non indica solo la fine fisica, ma soprattutto la morte coscienziale delle persone.

Il libro mette in evidenza la suddivisione del popolo in tribù e la loro disposizione nell’accampamento attorno al tabernacolo, con la tribù di Levi — quella dei sacerdoti — al centro. Le tribù sono disposte in modo da formare una croce, simbolo di equilibrio e centralità spirituale.

In Numeri 12 1, la moglie di Mosè, Sefora o Zippora, originariamente madianita, viene definita cuscita. Secondo il codice, questo passaggio indica che Mosè deve ricondurre il progetto agli Alleati, rappresentati dal fratello maggiore Kush, dopo essere uscito da Mitzraim (Egitto).

I “nati per conto proprio” sono rappresentati dalla moglie madianita, Il nome stesso significa “piccoli uccelli” e ha anche il valore di “bella”: entrambi i significati richiamano l’aria e la presenza del progetto, che dalla preesistenza diventa esistenza.

La lebbra di Maria, collegata alla matrice della materia, indica che il progetto è funzionale. La lebbra simboleggia questo processo, mentre l’attesa di sette giorni per la guarigione rappresenta la cessazione e il compimento.

Nel capitolo successivo, entrando a Canaan, gli Ebrei incontrano i giganti, non in termini di statura ma di sovrumanità. I dodici esploratori mandati in Canaan rappresentano il numero 12, simbolo di metà progetto e mezzo.

Dopo l’episodio dell’incredulità, gli Israeliti scacciano i giganti, e il popolo che non ha creduto viene condannato a vagare per quarant’anni, fino alla morte di quella generazione. Questo indica che il progetto del deserto richiede il numero 40, che rappresenta la testa. La morte simboleggia che la persona deve morire come coscienza.

Norme relative ai sacrifici

Questo capitolo, mostra come le persone debbano continuare a degenerare tramite l’uccisione di animali ruminanti. Tali sacrifici simboleggiano infatti la morte delle persone stesse, che uccidono o partecipano ai riti degenerativi.

Segue l’episodio del violatore del sabato, punito con la morte. Il divieto di lavorare di sabato non riguarda, secondo il codice, un’attività fisica, ma l’operare in base al progetto. Il sabato, settimo giorno, simboleggia cessazione e compimento. Poiché il contesto riguarda il progetto di andata, occorre cessare, cioè interrompere la coscienza generativa, per passare a quella degenerativa di Dio-Satana. Non a caso, allegoricamente, i farisei discutono con Gesù perché operava di sabato: in codice, Gesù intendeva dire che il sabato non si riferisce al riposo fisico, ma alla cessazione della coscienza.

La legge relativa alle nappe

Il testo prescrive di applicare delle nappe agli angoli delle vesti, con un cordone violetto in ciascun angolo. I vestiti rappresentano la copertura, mentre le nappe con il cordone agli angoli richiamano le quattro fasi dell’angolo: dall’angolo nullo (preesistenza) all’angolo giro (compimento), fino all’invenzione del globo e alla falsificazione della percezione della realtà.

Le nappe simboleggiano anche la frusta: servono a indicare che il progetto viene trasmesso ad altri. Essere “scacciato” significa infatti che il progetto è entrato e può essere trasmesso.

Numeri 16, La ribellione di Core fu una rivolta guidata dal levita Core, insieme a Datan, Abiram e 250 capi israeliti, contro l’autorità di Mosè e le prerogative sacerdotali di Aronne, avvenuta durante l’Esodo.

Secondo il codice, Core — discendente di Levi, quindi degli Alleati — attraverso la sequenza delle traduzioni e versioni bibliche, diventa collegato ai Corinzi; da qui il legame con gli Hurriti e gli Ivei, connessi a Esaù che diventa Edom, e infine con i Romani.

Ai ribelli viene ordinato di portare il turibolo, cioè l’incensiere. Nel codice, l’incenso rappresenta l’olocausto. Il numero dei ribelli, 250, rimanda al 7, simbolo di cessazione e compimento.

La ribellione si concluse con un giudizio di Dio Satana: Core, Datan, Abiram e le loro famiglie furono inghiottiti dalla terra, mentre i 250 ribelli furono consumati da un fuoco celeste. Questo episodio diventa un monito a non usurpare il sacerdozio.

Il sacerdozio, nel codice, rappresenta gli Alleati; Core, attraverso la sua evoluzione simbolica, diventa Grecia e poi Roma, a indicare il compimento del ciclo.

Numeri 17, La “verga di Aronne” è il bastone biblico del fratello di Mosè, simbolo di autorità e di potere di Dio-Satana. Secondo la tradizione, il suo fiorire conferma l’investitura sacerdotale e, nel codice, indica il ritorno del progetto agli Alleati dopo la morte di Core.

Funzioni ed entrate dei sacerdoti e dei Leviti.

Il passo di Numeri 18:1, “Funzioni ed entrate dei sacerdoti e dei Leviti”, descrive la divisione delle responsabilità e delle risorse economiche tra i sacerdoti (discendenti di Aronne) e i leviti (membri della tribù di Levi) nell’antico Israele, stabilendo che i sacerdoti non possedessero eredità terriera, ma ricevessero una parte delle offerte e dei prodotti del popolo.

Nel codice, il terreno rappresenta la coscienza. I Leviti simboleggiano il progetto di andata: gli Alleati. La coscienza si realizza attraverso i nati per conto proprio, motivo per cui i Leviti ricevono le offerte, che indicano l’ingresso nei nati per conto proprio. La decima rappresenta il progetto: il numero 10 che diventa 1, cioè la primogenitura, simbolo dell’acquisizione della forza generatrice della persona, dell’Io individuale.

Numeri 19 – Il rituale della giovenca rossa e l’acqua di purificazione, con le ceneri mescolate all’acqua e asperse sul contaminato, Significato secondo il codice.

La Bibbia presenta due racconti intrecciati: l’Esodo rappresenta l’andata, i Numeri il ritorno. Tuttavia, attraverso la numerologia, entrambi i libri contengono il movimento di andata e ritorno, necessari per compiere il ciclo del progetto. L’andata indica l’entrata del progetto; il ritorno lo trasforma nel mezzo, cioè nella persona stessa, collegata al ruminare degli animali uccisi: il pensiero viene elaborato, assimilato e trasmesso. Il libro dei Numeri rappresenta dunque il ritorno; l’episodio dell’acqua e quello della giovenca rossa hanno lo stesso significato dell’episodio dell’Esodo con il vitello d’oro, quando gli Israeliti bevono le ceneri del vitello bruciato.

Nel caso della giovenca, le ceneri vengono asperse sul contaminato che ha toccato un cadavere: il contatto con la morte indica impurità.

Secondo il codice, però, non si tratta di una impurità rituale: il corpo rappresenta l’anima, e l’anima, nella Bibbia, è vista come un tempio o un altare. Toccare un morto indica quindi il progetto di andata, allegoricamente definito “impuro”.

La giovenca rossa, segnata dal colore del sangue e del vino, simboleggia anch’essa il progetto di andata; ridotta in cenere e mescolata con l’acqua, diventa invece ritorno. Questo è simbolicamente collegato alla comunione (Eucaristia) e rappresenta un cambiamento di coscienza, ossia la morte coscienziale della persona.

In questo processo, l’acqua — simbolo della matrice della materia — diventa lo strumento che agisce attraverso la coscienza della persona, la quale viene manipolata la percezione della materia da Dio-Satana.

Il capitolo 20,1 del Libro dei Numeri racconta la morte di Miriam a Kades. Kades significa “sacro”, cioè “separato”, e nei testi viene collegato con la Galilea, il luogo da cui Maria parte per andare a Betlemme.

Nella Bibbia i nomi non rappresentano persone realmente esistite, poiché la narrazione non è storica: Miriam è collegata alle Marie del Nuovo Testamento. La sua morte indica la manipolazione della percezione della materia da parte di Dio-Satana attraverso la morte coscienziale delle persone.

Con la morte di Miriam si apre l’episodio delle acque di Meriba, legato alla mancanza d’acqua, che mette in luce l’allegoria della sfiducia degli Israeliti in Dio-Satana e il peccato di Mosè e Aronne. Questo racconto non riguarda soltanto la fine di Miriam, ma simboleggia anche la conclusione del progetto di andata, rappresentato da Israele.

“Mettere alla prova” Dio-Satana, cioè contendere, rappresenta il progetto di andata, che viene sostituito dal compimento del popolo. In questo contesto Mosè batte la roccia due volte: un segno di ritorno e separazione, in contrapposizione al primo episodio in cui la colpì una sola volta, segno della andata.

Dopo il peccato di Meriba, la generazione che aveva vissuto l’Esodo morì e non entrò nella Terra Promessa, poiché rappresentava il progetto di andata. Vi entrò invece la nuova generazione, guidata da Giosuè, a Canaan e ricomincia il ciclo.

Numeri 20 Il re di Edom rifiuta il transito a Israele, poiché il popolo di Israele, discendente di Giacobbe, era in conflitto con il popolo di Edom, discendente del fratello gemello Esaù.

In base al codice, questo episodio è un’allegoria: Israele non poteva portare il progetto di andata a Edom, che rappresentava invece il ritorno, cioè la conclusione collegata ai Greci e ai Romani.

Aronne muore sul monte Hor, dopo che Mosè gli comunica che non potrà entrare nella Terra Promessa a causa della sua disobbedienza.

Secondo il codice, però, Mosè e Aronne avevano già concluso il ciclo del progetto. Il testo biblico utilizza diversi nomi per intrecciare e rendere complesso il codice a chi deve decifrarlo: Eleazar rappresenta la continuità di Aronne, e il suo ruolo passerà poi a Giosuè, che simboleggia l’andata di Gesù. Il nome stesso di Giosuè, infatti, corrisponde a Yahshua, lo stesso di Gesù, come progetto di andata e ritorno.

Gli eventi narrano che Mosè spoglia Aronne delle sue vesti sacerdotali e le consegna al figlio Eleazar, che gli succede nel sacerdozio. Aronne muore sul monte, e tutto il popolo di Israele lo piange per trenta giorni. Questo numero indica il 3, cioè il mezzo, e segna il passaggio del sacerdozio a Eleazar come simbolo della continuità del ciclo.

Numeri 21 Il serpente di bronzo rappresenta il progetto di andata. Il bronzo corrisponde al valore numerico 11, cioè 2 e separazione, ed è simboleggiato dal serpente stesso. Guardarlo dopo essere stati morsi indica che la persona ha ricevuto il progetto di andata, cioè la morte.

Allo stesso modo, Gesù morto simbolicamente sulla croce, rappresenta la morte coscienziale della persona: il concetto di morte e resurrezione significa infatti morire alla propria coscienza e rinascere con quella di Dio-Satana.

La croce, che richiama la “X”, ha il significato di scambio: sopra sta il progetto, sotto la coscienza; a sinistra il progetto, a destra la forza generatrice. Con questo simbolo si indica che Dio-Satana acquisisce potere sulla coscienza.

In Numeri 21 si racconta la vittoria del popolo di Israele sui regni amorrei di Sihon e Og, stabiliti a est del fiume Giordano.

Secondo il codice, questo episodio rappresenta il ritorno agli Alleati: l’oriente, infatti, simboleggia il punto da cui parte la preesistenza del progetto di Dio-Satana attraverso i suoi Alleati. Questo processo stabilisce, al compimento, il collegamento mentale dei nati per conto proprio con Dio-Satana, attraverso i quali avviene il ritorno agli Alleati e la realizzazione della rete di coscienza.

Balak e Balaam

Numeri 22:1–21 introduce il racconto in cui Balak, re di Moab, ingaggia il profeta Balaam per maledire gli Israeliti che avanzano.

Secondo il codice, la maledizione rappresenta il progetto di andata. Poiché Israele è già progetto di andata, ha bisogno del progetto di ritorno, che nel linguaggio allegorico è espresso come benedizione.

Il termine “bene”, tramite trasformazioni semantiche, si collega a concetti come philia, grazia, dono, presenza, e rimanda a Yahweh, che significa “essere”, cioè la manifestazione del progetto di Dio-Satana.

Balaam e l’asinà parlante. Balaam rappresenta i nati per conto proprio, mentre l’asinà, attraverso una trasposizione semantica, richiama hippos e ippocampo, simbolo del talamo, luogo della comunicazione verbale.

Balak rappresenta anch’egli i nati per conto proprio. I sette altari, insieme ai sette tori e ai sette montoni, simboleggiano la cessazione e il compimento. L’oracolo pronunciato da Balaam in Numeri 23:7 — “Balak mi ha fatto venire da Aram, il re di Moab” — rivela, secondo il codice, che il progetto proviene da oriente, dalla preesistenza, e inizia dagli Aramei.

In Numeri 24:20 Balaam vide Amalek e pronunciò il suo oracolo: «Amalek è la prima delle nazioni, ma il suo avvenire va in rovina».

In Deuteronomio 25:19 si legge invece: «Il Signore tuo Dio- sta per darti in eredità: cancellerai la memoria di Amalek sotto il cielo; non dimenticare!».

Secondo il codice, Amalek non rappresenta una nazione, ma il numero 6, che corrisponde alla struttura della materia, raffigurata dal cubo con i suoi sei lati. Questo è il significato di Dio-Satana che “cancella la memoria sotto il cielo”: per cielo si intende maim, cioè acqua, simbolo della coscienza. Tutto viene così ricondotto alla falsificazione della percezione della realtà di Dio Satana.

In Numeri 25 si descrive il momento in cui Israele, nelle pianure di Moab, poco prima di entrare nella Terra Promessa, si unì in immoralità con le figlie di Moab e iniziò ad adorare Baal di Peor. Questo provocò l’ira di Dio Satana e portò a una punizione in cui morirono 24.000 Israeliti.

Secondo il codice, Israele (il progetto) si stava unendo con il mezzo, cioè i nati per conto proprio. La morte dei 24.000 rappresenta il numero 6, legato ai 6 milioni di nascite, simbolo della manipolazione del 6, cioè della struttura della materia.

Numeri 26 descrive il censimento: il “contare” ha un valore numerologico che richiama la sequenza da 1 a 10, simbolo del progetto ciclico che conduce alla morte e al cambio di coscienza. La morte del progetto di andata, dopo 40 anni — numero che rappresenta la testa — segna l’inizio di un nuovo ciclo che si ripete.

Il passo di Numeri 27:1 riguarda la successione nelle proprietà, stabilendo che le figlie abbiano diritto all’eredità del padre in assenza di eredi maschi, così da evitare che il patrimonio di una famiglia si perda al di fuori della propria tribù. È il caso delle figlie di Zelofead, che rivendicano il diritto di eredità.

Secondo il codice, l’eredità simboleggia il passaggio del progetto dei padri al mezzo, rappresentato dalle figlie.

Numeri   27 12 Il testo indica che Dio-Satana ha scelto Giosuè come successore di Mosè per guidare il popolo d’Israele, cioè il progetto degenerativo. Giosuè rappresenta Gesù nel progetto di andata. La Terra Promessa simboleggia la coscienza che Dio-Satana acquisisce per degenerarla.

In Numeri 28:1 indica i periodi o le date precise in cui, secondo la legge mosaica, dovevano essere offerti sacrifici religiosi.

Nel codice, i sacrifici — mattutini e serali, con precise misure di farina, olio e altre offerte — sono collegati alla numerologia del Levitico. Il “giorno delle primizie” simboleggia la primogenitura e il principio della forza generatrice che Dio-Satana acquisisce con la presa.

Attraverso sacrifici, riti di purificazione, il ruolo dei sacerdoti e il Giorno dell’Espiazione, Dio-Satana fornisce un mezzo di perdono e di mantenimento dell’alleanza: l’uccisione di animali, simbolo della morte di sé stessi. L’enormità delle leggi degenerate rivela l’intento di separare le persone dal Generatore di Vita; per questo Dio-Satana vuole che il suo popolo sia “santo” cioè separato da Generatore di Vita.

La legge sui voti.

Il passo di Numeri 30:1, che tratta della legge relativa ai voti, stabilisce che un padre o un marito possano annullare i voti fatti da una figlia o da una moglie.

Secondo il codice, non si parla di persone fisiche: il padre rappresenta colui che trasmette il progetto, indicato con il figlio o la figlia, e per questo è visto come “padrone”.

Il fatto che il padre possa annullare un voto significa che il progetto può trasformarsi in mezzo. Lo stesso vale per il marito: il termine ebraico baal significa “padrone” e rappresenta il progetto di andata che, una volta entrato, può annullare la coscienza della persona.

Il capitolo 31 di Numeri, racconta la campagna militare contro i Madianiti, accusati di aver corrotto Israele. Su comando di Dio-Satana.

Nella Bibbia tutto ha una doppia funzione: nomi, popoli ed eventi non vanno intesi in senso storico, ma come simboli intrecciati nel testo, decifrabili solo attraverso il codice.

Secondo il codice, i Madianiti — in base al testo intrecciato della Bibbia — hanno una doppia funzione simbolica. In questo caso, quando provocano Israele rappresentano gli Alleati, che incitano a trasmettere il progetto ai Moabiti. Anche i Moabiti hanno doppia funzione e qui rappresentano i nati per conto proprio, che si uniscono a Israele, cioè al progetto proveniente dagli Alleati (i Madianiti). Il testo afferma infatti che “fornicarono con le figlie di Moab”, ma queste sono collegate ai Madianiti: non come popoli reali, bensì come funzioni del ciclo.

Questo indica che il progetto sta passando nei nati per conto proprio. In questo capitolo, infatti, si compie il ritorno rispetto a Numeri 25: i Madianiti, che lì rappresentavano gli Alleati, ora rappresentano i nati per conto proprio e vengono uccisi come parte del compimento del ciclo.

Numeri 32 – Il paese di Galaad alle tribù di Gad e Ruben.

Il passo che menziona il paese di Galaad, concesso alle tribù di Gad e Ruben, indica la decisione di assegnare questa regione montuosa, a est del fiume Giordano, a queste tribù di Israele.

Secondo il codice, queste tribù sono due e mezza, corrispondenti al numero 5: metà e mezzo, simbolo del ritorno agli Alleati. L’oriente (miqqedem) ha due funzioni contemporanee: da un lato rappresenta il punto da cui parte il progetto, cioè la preesistenza; dall’altro indica il ritorno, quando il progetto è entrato e comunica mentalmente con tutti.

Questo processo stabilisce, al compimento, il collegamento mentale dei nati per conto proprio con Dio-Satana, attraverso i quali avviene il ritorno agli Alleati e la realizzazione della rete di coscienza.

Sintesi finale

Miqqedem è l’origine del progetto e il luogo simbolico del ritorno. Le traduzioni riportano “a oriente” invece di “da oriente” per alludere, in modo indiretto, alle due funzioni del progetto: andata (da) e ritorno (ad). Proprio lì si trova il punto di chiusura del ciclo: dalla preesistenza con l’apertura del portale, al ritorno con il passaggio avanti, fino al compimento della rete di coscienza, attraverso la quale Dio-Satana può comunicare con tutti.

Le tappe dell’Esodo (Numeri 33)

Le 42 tappe descritte in Numeri 33 non vanno lette come eventi storici, ma come simboli. Esse rappresentano un viaggio dell’anima e della coscienza collettiva, non un percorso geografico. Ogni tappa corrisponde a un ciclo ripetuto del progetto: apertura del portale → passaggio avanti (trasmissione e ritorno).

Il numero 42 rappresenta i 6 milioni di Alleati insieme ai nati per conto proprio: l’intera umanità coinvolta. Il numero 6 richiama la materia, la base su cui si costruisce la rete del progetto.

Numeri 34:1–15 descrive i confini dettagliati della Terra Promessa, ma in realtà non si tratta di un luogo fisico. I confini rappresentano angoli di apertura collegati alle lettere Phe e Samekh, che vanno dall’angolo nullo all’angolo giro, passando per sospensione e compimento del ciclo.

I confini vengono ripetuti più volte con descrizioni diverse non per delimitare uno spazio geografico, ma per formare il ciclo degli angoli:

Genesi 15 18 21, Angolo piatto (180°), più Numeri 34 11, Angolo retto (90°), Ezechiele 47 3 20, Angolo a 270°, e Deuteronomio 1 5 8, – Angolo giro, (360°), con Mosè che spiega la legge “al di là del Giordano”, a indicare il compimento del ciclo. Vedi video fiumi e confini.

Il passo di Numeri 35:1-8 riguarda l’istituzione delle città levitiche: 48 città che le dodici tribù d’Israele dovevano assegnare alla tribù di Levi.

Secondo il codice, il valore numerico è fondamentale. I Leviti rappresentano gli Alleati di Dio-Satana. Il numero 48 rimanda al 12, che indica la metà, cioè il progetto che diventa mezzo. Le 6 città simboleggiano la conclusione della nascita dei 6 milioni: il numero 6 rappresenta la struttura della materia, trasmessa dalle persone che Dio-Satana manipola.

Il capitolo 36 dei Numeri affronta il caso delle figlie di Zelofead: per evitare che le loro proprietà passassero ad altre tribù tramite matrimonio, viene stabilito che possano sposarsi solo all’interno della loro tribù. In questo modo si completa quanto stabilito in Numeri 27, dove era già stato riconosciuto loro il diritto di eredità in assenza di eredi maschi.

Secondo il codice, non si tratta di persone fisiche: le cinque sorelle rappresentano il numero 5, simbolo del mezzo. Il mezzo non può essere trasmesso, poiché non è progetto, e per questo deve rimanere legato alla persona stessa

L’ingresso in Canaan e lo scacciamento dei giganti rappresentano, in codice, il ritorno del progetto di Dio Satana tra gli alleati.

Il libro si conclude con il popolo pronto a entrare simbolicamente nella

 Terra Promessa, in codice, non rappresenta un luogo geografico, ma l’ingresso nella coscienza dell’umanità, con il compimento della rete di coscienza. In questo spazio Dio-Satana può iniziare a comunicare con tutti, tramite un canale ricevente o trasmittente, agendo sugli alleati o su coloro che ha già assoggettato, per avviare il processo di degenerazione della materia.

Il libro del Deuteronomio, il cui nome in aramaico significa “e chiamò queste”, viene tradotto in greco come Deuteronomio, termine che letteralmente indica “seconda legge” o ripetizione. Il termine deutero (dal greco “secondo”) richiama un duplice significato: da un lato, la separazione ottenuta; dall’altro, il ritorno al progetto originario di Dio Satana il simulatore.

Il Deuteronomio rappresenta infatti una ripetizione e un ampliamento della legge, concepita come un progetto di ritorno e di rinnovata alleanza. Questo libro è collegato a una più ampia tradizione teologica e narrativa chiamata Deuteronomista.

I nomi dei cinque libri del Pentateuco derivano dalla prima parola del testo originale. Secondo il codice cifrato, la chiave di lettura del cambio dei titoli — che si riscontra anche negli altri libri — ha un significato simbolico: rappresenta il movimento di andata e ritorno del progetto di Dio-Satana. In una prima fase il progetto è verbale, mentre, con il cambio, diventa mentale.

Genesi – “Bereshit”: la parola viene dalla radice rosh, che significa “testa”. Non indica un inizio assoluto, una creazione dal nulla, ma piuttosto un cambiamento di stato di coscienza della persona.

Esodo – “Shemot” (Nomi): il titolo è al plurale per indicare che Dio Satana agisce tramite i suoi alleati. Infatti, in questa fase Dio Satana non è ancora “avanti”; solo dopo la creazione della rete di coscienza, quando Dio-Satana passa “avanti”, egli viene chiamato Hashem (“il Nome”), forma non più plurale, a indicare un’unità raggiunta.

Levitico – “Vayikra”: in ebraico-aramaico significa “E chiamò”. È l’inizio di una comunicazione verbale tra Dio Satana e Mosè, segno di un progetto che diventa relazionale e ordinato.

Numeri – “Bemidbar”: significa “Nel deserto”. Indica  la trasformazione, in cui si costruisce la rete di coscienza. Il titolo “Nel deserto” rappresenta un periodo di quarant’anni, simbolo della “testa” e di una trasmissione sospesa. Successivamente, attraverso le traduzioni, il titolo diventa “Numeri”, che richiama il concetto del dieci: la decima che si riduce a uno. Questo rimanda alla primogenitura, ovvero alla forza generatrice contenuta nella persona.

Deuteronomio – “Eleh ha-devarim”: “Queste sono le parole”. Qui inizia la sintesi e la verbalizzazione definitiva del percorso; Mosè riprende e trasmette l’intero codice comunicativo al popolo.

Autore: Davide Morana