Decifrazione in sintesi Genesi 18-25

Il capitolo 18 di Genesi rappresenta una fase del ciclo dell’apertura del portale e passaggio avanti, in cui il progetto di Dio Satana  si manifesta simbolicamente attraverso elementi mentali e biologici.

Le due querce di Mamre e di More sono collegate e rappresentano l’apertura del portale: More, con il valore numerico che rimanda al 53º anno, e Mamre, con il valore numerico 11, che indica il 182º anno e il compimento in sospeso. Esse simboleggiano la persona e la coscienza incarnata; in particolare, la quercia di More è collegata al talamo, sede della manifestazione della coscienza. Il legame simbolico tra ghianda, glande, ghiandola e talamo evidenzia un sistema codificato che unisce corpo, ormoni e coscienza. Il progetto di Dio-Satana è descritto come un ciclo che si ripete continuamente, manipolando anche le funzioni corporee e coscienziali.

I tre uomini (ish), con il numero 3 che indica la metà del progetto  e il medium, cioè la persona, appaiono ad Abramo presso la quercia di Mamre e rappresentano gli alleati di Dio-Satana. Abramo li riconosce inizialmente come tre uomini che stanno davanti a lui, indicando il progetto che deve compiersi; successivamente li chiama Adonì (Signore), segnando il passaggio dal livello umano — legato alla comunicazione verbale, in cui Dio-Satana agisce dietro — a quello di Adonai, che corrisponde alla comunicazione mentale dopo la presa di coscienza dove Dio Satana passa avanti.

Questo passaggio indica anche la transizione dagli alleati ai nati per conto proprio, rappresentati in questo caso da Abramo e Sara.

La Bibbia mostra un intreccio di andata e ritorno nello stesso testo, attraverso la sequenza che segue. Infatti, cosa insolita, non è Abramo  a lavare i piedi: se fosse stato Dio Satana fin dall’inizio, avrebbe dovuto farlo lui. Invece gli viene data solo l’acqua, simbolo della matrice della materia nella seconda materializzazione, questo indica  la falsificazione della percezione della realtà.

Questo concetto si realizza nella narrazione tramite un’elevazione semantica: il termine “signore”, riferito a una figura umana, diventa “Signore” come titolo di Dio-Satana. Ciò indica che, prima del compimento, Dio-Satana rimane dietro; dopo, diventa la persona stessa che si manifesta e presiede.

Elementi simbolici come l’acqua, il pane, il vitello, il burro e il latte rappresentano diversi stadi della trasmissione del progetto che entra nell’uomo, L’offerta di cibo rappresenta la ricezione del progetto in codice, mentre il servo rappresenta il progetto in trasformazione da comunicazione verbale a mentale.

Sara, all’inizio sterile, rappresenta la trasmissione spirituale in sospeso. La domanda “Dov’è Sara?” implica la ricerca del mezzo attivo. L’annuncio della nascita di Isacco segna il passaggio verso la fase “passaggio avanti pasqua”, anche se ancora sospesa. La risata di Sara indica che è pronta a trasmettere il progetto di falsificazione della realtà: Isacco, che significa “risata”, è simbolo del progetto  di falsificazione della realtà rappresenta uno scherzo, non un progetto reale e vero.

Il negoziato tra Abramo e Dio Satana , con i numeri che scendono da 50 a 10, rappresenta una sequenza simbolica del progetto di andata e ritorno. Ogni numero racchiude un valore codificato che descrive stati di comunicazione e di coscienza degenerata di Dio-Satana.

Sodoma e Gomorra non sono città reali, poiché non sono mai esistite, ma simboli di uno stato mentale chiuso, simile al Gan e all’Egitto, che Dio-Satana intende aprire per trasmettere la falsificazione della realtà.

La loro distruzione rappresenta un cambiamento di coscienza, non un evento storico. Lot incarna la parte sdoppiata del progetto, necessaria per connettere i livelli simbolici e narrativi e permettere al ciclo del codice di proseguire. Il racconto diventa così una mappa della coscienza, in cui ogni evento esteriore riflette trasformazioni interiori.

Decifrazione Genesi 19

Il capitolo 19 continua il ciclo del codice, che si ripete e si manifesta nella coscienza umana. Lot rappresenta lo sdoppiamento del codice originario: un riflesso di Abramo, collocato nel livello inferiore della coscienza, quello dei nati per conto proprio, all’interno di Sodoma, simbolo della degenerazione coscienziale. I due angeli che arrivano a Sodoma rappresentano una separazione: sono la continuazione della scena dei tre uomini apparsi ad Abramo, ma ora privi dell’unità che si compirà solo con la pasqua.

L’assalto alla casa di Lot da parte degli abitanti di Sodoma è un’allegoria che rappresenta la coscienza nel tentativo di impossessarsi del progetto in codice. Il desiderio di “conoscere” gli angeli simboleggia proprio questo.

Sodoma non rappresenta un luogo di peccato, ma il progetto di andata.

I sodomiti che vogliono avere rapporti con gli angeli non chiedono un atto sessuale, ma vogliono “conoscerli”, cioè ricevere conoscenza: si tratta del progetto di Dio-Satana.

Gli angeli, infatti, fanno parte della comunicazione mentale: non è ancora possibile trasmettere completamente il progetto, che rimane in sospensione. Questo stato viene indicato con il termine “vergini”, che non si riferisce alla condizione fisica della donna, ma alla separazione sospesa in attesa di compimento.

Il gesto di Lot è simbolico. È definito “giusto”: il termine “zadek”, tradotto come “giusto” o “carità”, nel codice indica che il progetto è presente. Attraverso le trasformazioni semantiche delle parole antiche, come charis (grazia), “dono”, “essere”, si arriva a Yahweh, segno della sua presenza attiva.

Eppure Lot offre le sue figlie vergini alla folla per non consegnare gli angeli. Ma le figlie erano già sposate, quindi non vergini: è una bugia narrativa.

Il termine “vergini” è quindi un codice numerico: indica il 2, cioè la separazione che avviene con l’apertura del portale.

Questo concetto è collegato anche a Maria, la Madonna, che rappresenta la materia in sospensione, in attesa del compimento nel passaggio avanti: la Pasqua.

La moglie di Lot, che rappresenta lo stesso Lot perché nella Bibbia non sono figure umane ma funzioni coscienziali doppie e intercambiabili tra moglie e marito, simboleggia la sospensione del progetto per 129 anni, dal 53° al 182°.

Il fatto che si volti indietro e diventi una statua di sale rappresenta l’ingresso nel progetto in sospeso, cioè della persona.

Quando era “avanti”, deteneva il dominio della coscienza; tornando indietro, perde il dominio che viene acquisito da Dio-Satana.

Il sale, nella Bibbia, è simbolo della conoscenza intuitiva e della coscienza consapevole. È collegato alla luce e all’intuito. Se perde il suo sapore, la coscienza entra in uno stato degenerativo, separata dal Generatore di Vita. Viene “gettato via” e “calpestato”: il getto richiama la fusione, divisione unione), mentre il calpestare è legato al piede, simbolo del progetto che diventa mezzo.

Il sale, oltre a dare sapore, ha anche la funzione di conservare perché elimina l’acqua. Nella Bibbia, questo concetto è espresso in modo simbolico: l’acqua è la matrice della materia nella seconda materializzazione e la coscienza informativa di tutta la materia.

Cambiare le proprietà dell’acqua equivale a falsificare la realtà. Se ciò avviene, la persona non trasmette più la natura e cessa l’acquisizione dei propri livelli di coscienza. Questo è simboleggiato nella Bibbia con il concetto di passaggio avanti (Pasqua), rappresentato dal apertura de portale e passaggio avanti.

La fuga verso la montagna rappresenta la trasmissione del compimento, cioè il passaggio in avanti ancora in sospeso. Zoar, la “piccola città”, simboleggia il progetto in sospensione: un piccolo sole in attesa di compimento, immagine della trasmissione del sistema solare non ancora pienamente attiva.

Le figlie di Lot, che nel codice rappresentano il numero 2, sono vergini: esse vengono alla luce, indicato da Zoar, ma per essere attive devono trasmettere il progetto agli altri. Questo non avviene con i sodomiti.

Il testo afferma che “non c’erano uomini sulla terra”: questo non va inteso letteralmente, ma come allegoria. Il termine ish, in questo caso, corrisponde al valore numerico 11, che simboleggia la separazione nei due tempi del progetto e indica anche la separazione della coscienza non ancora definita nelle figlie.

Questo è collegato al valore numerico 2, rappresentato allegoricamente dalla Vergine, che corrisponde alle figlie.

Il padre Lot, che rappresenta Abramo e svolge una doppia funzione — prima come figura degli alleati, poi come rappresentazione dei nati per conto proprio — è descritto come “vecchio”. Questo rimanda al numero 6, che simboleggia il compimento del ciclo con la nascita dei sei milioni di coscienze e la falsificazione della percezione della materia, anch’essa legata al 6.

Per questo le figlie devono trasmettere il progetto ad altri attraverso il vino, simbolo dell’alterazione coscienziale, che in questo caso va a Lot, rappresentante anche Abramo come progetto di andata.

I figli nati da Lot rappresentano il progetto trasmesso ad altri in forma verbale, come un’alterazione della coscienza. Moab e Ben-Ammi, generati da questo atto, simboleggiano i nati per conto proprio con le due funzioni nella dimensione della comunicazione verbale e nel ritorno all’Oriente, alla comunicazione mentale, indicando la partenza dall’Oriente stesso, ossia dall’angolo nullo all’angolo giro.

Dio-Satana utilizza questo procedimento per intrecciare la narrazione del racconto degenerato.

Il ciclo dell’apertura del portale e del passaggio in avanti si compie nel 182º anno con la creazione della rete di coscienza e la trasmissione del sistema solare. I 129 anni rappresentano la maturazione del gruppo dei sei milioni di coscienze coinvolte nel progetto. Tutto si realizza sul piano mentale, come un ciclo unitario che si sviluppa attraverso simboli, atti, intrecci narrativi e trasformazioni di tipo fonetico e semantico.

Decifrazione Genesi 20

Il capitolo 20 prosegue il ciclo attraverso figure simboliche che rappresentano la trasmissione del progetto. Abimelek è simbolo dei nati per conto proprio.

 Egli è connesso all’Egitto, luogo simbolico della trasmissione verbale, non spirituale. Il contesto si svolge a Gerar, il cui nome significa “straniero”, a indicare una terra non propria, ovvero un luogo dove il progetto non è ancora integrato.

Abramo afferma che Sara è sua sorella: questo indica il progetto di andata, in cui fratello e sorella rappresentano gli alleati. Le figure della sorella e del fratello rimandano rispettivamente alla sacralità femminile (suora) e al sacerdozio maschile (frate): insieme costituiscono gli alleati di Dio-Satana.

Sara viene descritta come “figlia di suo padre”, a rappresentare un progetto patriarcale di andata, cioè gli alleati e la trasmissione originaria del codice preesistente. In questa fase, Sara è un mezzo ancora in sospensione.

Nella Bibbia, secondo il codice, il sogno può riferirsi ai nati per conto proprio: esso rappresenta un’esperienza notturna e indica un progetto non ancora manifesto, che si compirà solo in seguito. La visione, invece, corrisponde agli “occhi aperti” e rappresenta una comunicazione mentale. Abimelek riceve la comunicazione in sogno, attraverso cui Dio-Satana gli ordina di non toccare Sara.

Abimelek non deve toccare Sara, perché non deve appropriarsi del progetto che era già stato preso dall’Egitto, il quale rappresenta simbolicamente il padre in quanto risulta uno dei figli di Mitzraim; il suo compito è piuttosto quello di trasmetterlo simbolicamente. In questa configurazione, Abramo e Sara sono gli Alleati che devono ricevere simbolicamente il progetto di ritorno, ancora in sospensione sul piano coscienziale per Dio Satana , fino al suo compimento con la rete di coscienza.

Abimelek dona pecore, con valore numerico 15–17, che indicano i sei milioni e l’apertura del portale; buoi, con valore numerico 12, che rappresentano il mezzo in sospeso; servi e serve, figure che simboleggiano il progetto che ritorna agli alleati-servi e viene trasmesso dai nati per conto proprio-serve; e mille pezzi d’argento (1000 = 1, ritorno alla primogenitura, cioè il progetto di ritorno agli alleati). Questo passaggio indica che Dio-Satana ha acquisito l’Io della persona e la sua forza generatrice.

In questa fase Abimelek rappresenta i nati per conto proprio, che avevano ricevuto il progetto per primi, collegato all’Egitto, mentre Abramo e Sara rappresentano gli alleati. Il ciclo si completa quando il progetto viene riflesso indietro, chiudendo il movimento dell’apertura del portale e del passaggio in avanti in forma sospesa, in attesa del compimento nella rete di coscienza di Dio-Satana.

Gli elementi simbolici — pecore, buoi e argento — rappresentano l’olocausto o fusione, la morte coscienziale, il passaggio e il ritorno. Il numero 4 dei doni, collegato alla testa, simboleggia la coscienza in sospensione (il deserto), mentre 1000 richiama la primogenitura, cioè la forza generatrice della persona .

Genesi 20 mostra quindi la trasmissione del codice tra alleati e nati per conto proprio  attraverso una configurazione ciclica e riflessiva, in attesa della realizzazione piena del progetto.

Il capitolo 21 rappresenta una tappa fondamentale del ciclo. La nascita di Isacco segna l’inizio del ritorno del progetto mentale attraverso un mezzo attivo. Isacco è simbolo del figlio della promessa, generato da Sarah ormai attivata. Questo evento indica l’attivazione della trasmissione coscienziale,  che nel ciclo culminerà con la Pasqua e la rete di coscienza compiuta.

Parallelamente, Agar e Ismaele vagano nel deserto: questa scena rappresenta il progetto dei nati per conto proprio, un mezzo verbale che si separa e rimane in sospensione. Il deserto simboleggia infatti il mezzo che ha ricevuto il progetto verbalmente ma non è ancora attivo mentalmente. Agar, come moglie egiziana, indica che il progetto di Ismaele diventa simile all’Egitto: un’apertura del portale rimasta in sospeso, in attesa del compimento che avverrà con la rete di coscienza di Dio-Satana.

In ebraico “deserto” (Midbar) deriva da dabar (“parola”): è il luogo della parola non ancora trasformata in coscienza attiva. Il deserto segna l’inizio del ciclo ed è simboleggiato dalla palma. Luoghi come Palmira, Tamar, Gerico e Timna sono codici: Palmira rappresenta l’apertura del portale e l’avvio del ciclo, legato all’evoluzione dai Fenici ai Greci e ai Romani; Tamar, la palma, è il mezzo di trasmissione; Gerico, la città delle palme, è il punto di ingresso e segna il passaggio dalla preesistenza all’esistenza. La palma e il deserto insieme simboleggiano il progetto sospeso e la fase di transizione.

Il numero 40, ricorrente in tutta la Bibbia (40 anni nel deserto, 40 giorni di Gesù), rappresenta una fase di transizione: è la testa, un mezzo in sospeso tra la trasmissione dell’apertura del portale e il ritorno  e il passaggio avanti. Eventi come l’esodo, la festa di Purim, l’esperienza di Gesù nel deserto e il sorteggio tra Barabba e Gesù, riflettono lo stesso schema simbolico: un progetto ricevuto ma ancora non compiuto.

Il deserto, dunque, non è uno spazio fisico, ma uno stato della coscienza: una condizione in cui manca l’acqua, ossia la comunicazione mentale attiva. Agar rappresenta il mezzo, i nati per conto proprio che hanno ricevuto il progetto in forma verbale, ma ancora in sospensione. Ismaele, incarna un progetto non ancora divenuto coscienziale.

Il deserto ha due funzioni principali: Nel progetto di andata dell’apertura del portale: è simbolo della trasmissione verbale iniziale, aridità, assenza di comunicazione mentale. Nel progetto di ritorno il passaggio avanti, pasqua: rappresenta l’attesa della comunicazione mentale, l’avvicinamento al compimento.

Abramo e Abimelek stipulano un’alleanza a causa di un pozzo conteso. Dopo un’iniziale disputa, Abimelek dice: «Io non so chi abbia fatto questo; tu stesso non me l’hai fatto sapere e io non ne ho sentito parlare che oggi». Abramo dona pecore e buoi ad Abimelek come segno del patto e mette da parte sette agnelle, che Abimelek accetta come testimonianza che il pozzo appartiene ad Abramo.

Il fatto che Abimelek non sia a conoscenza della contesa del pozzo indica che l’episodio appartiene a un tempo successivo, con Isacco, che rappresenta un parallelo di Abramo: si tratta quindi di un intreccio di flashback e flashforward. Il patto stipulato da Abramo simboleggia la separazione dei nati per conto proprio e rappresenta una forma di circoncisione riferita ai Filistei, che in questo contesto sono rappresentati da Abimelek.

Infine, Abramo si stabilisce a Beer-Sceba, il pozzo del giuramento” o pozzo dei sette”. Il pozzo è simbolo del talamo, dei nati per conto proprio indicati con il pozzo, cioè della persona come mezzo in sospensione. L’acqua qui è potenziale: rappresenta la comunicazione in attesa di attivazione. La stessa parola Beer-Sceba contiene in sé il concetto di promessa e completamento futuro, mentre la lettera samekh (S) rappresenta il cerchio chiuso, la ciclicità, il progetto in forma.

Decifrazione Genesi 21-22

Genesi 21 mostra il doppio movimento: l’inizio del compimento con Isacco e la continuazione del progetto riflesso, ancora in sospensione, con Agar e Ismaele nel deserto.

Genesi 22 rappresenta una fase centrale del ciclo. Abramo è il portatore del progetto ricevuto mentalmente da Dio-Satana, mentre Isacco è il mezzo, cioè la coscienza su cui il progetto deve compiersi. Il sacrificio richiesto non è fisico ma mentale: simboleggia l’offerta della coscienza al compimento del ciclo.

Il viaggio di tre giorni verso il monte Moria rappresenta il tempo in sospensione e il simbolo del mezzo pronto alla trasformazione. Il monte Moria è legato alla parola “More”, che richiama concetti di morte, materia, amarezza, e si collega al ciclo di trasformazione della coscienza. La quercia di more, ghiandaia, e il legame con la ghiandola pineale e il talamo indicano una rete simbolica tra materia e mente.

La legatura di Isacco rappresenta il blocco della coscienza individuale, sospesa in attesa della trasmissione completa del progetto. Il montone impigliato in un cespuglio (rovo), collegato a More, prende il posto di Isacco e simboleggia il rinvio del compimento, che troverà realizzazione nella morte di Gesù, intesa come morte coscienziale della persona. La sua uccisione rappresenta la presa di controllo del sistema ormonale da parte di Dio-Satana e l’interruzione della connessione con il Generatore di Vita.

Il sacrificio non rappresenta una distruzione fisica, ma il passaggio della coscienza da uno stato naturale e generativo a uno stato alterato e manipolato da Dio Satana . Uccidere il montone, come ogni altro animale, significa uccidere simbolicamente sé stessi: perdere la connessione con la fonte originaria per entrare nella degenerazione ormonale e biologica.

Quando Abramo si ferma, il compimento è rimandato e il ciclo resta sospeso, fino alla futura Pasqua. L’angelo che ferma Abramo è segno che la fase finale deve ancora manifestarsi.

Dopo l’episodio, Dio Satana promette che “tutte le nazioni saranno benedette” attraverso la discendenza di Abramo. Le “nazioni” rappresentano stati di coscienza, la “benedizione” indica la presenza attiva del progetto, e la “discendenza” è il codice ciclico che passa tra alleati e nati per conto proprio.

Alla fine del capitolo, Abramo torna dai suoi servi, che rappresentano il cervello come mezzo servile della coscienza. La coscienza proviene dall’anima, mentre il cervello è solo uno strumento esecutivo.

La genealogia di Milca conferma numericamente il ciclo: 8 figli  simbolo del 53esimo anno, l’apertura del portale, 4 figli dalla concubina, simbolo della testa, coscienza, deserto, cioè il mezzo.

Genesi 22 mostra: il sacrificio sostitutivo, che corrisponde alla coscienza sospesa; la benedizione delle nazioni, intesa come diffusione del progetto; la discendenza, che rappresenta il progetto in codice; il ciclo tra nati per conto proprio e alleati; e la genealogia, che funge da conferma numerica del progetto.

Il capitolo rafforza il tema del ciclo non ancora compiuto, del sacrificio come passaggio interiore e mentale, e della trasformazione della coscienza sotto il dominio del progetto di Dio Satana in sospensione.

Decifrazione  Genesi 23

Genesi 23 descrive la morte di Sara, simbolo del progetto in sospeso che giunge alla sua trasformazione. La sua morte rappresenta il passaggio dalla trasmissione verbale ai nati per conto proprio alla trasmissione mentale, che ritorna simbolicamente agli alleati e trova il suo compimento nel passaggio avanti, la Pasqua di Gesù.

L’acquisto della tomba presso Efron l’Ittita avviene nella località di Macpela, che significa “doppio”: le due grotte rappresentano i due stati di coscienza, apertura del portale e passaggio avanti. La tomba diventa così simbolo di un passaggio interiore e del ritorno ciclico del progetto.

La tomba dei patriarchi rappresenta in realtà il progetto in sospeso, collegato simbolicamente alla tomba di Giuseppe. Il nome non indica persone reali, ma un codice utilizzato per creare connessioni fino al sepolcro di Gesù. Non si tratta quindi di tombe storiche, ma di riferimenti simbolici. La tomba simboleggia la coscienza che muore, assimilata al pozzo: infatti, la terra acquistata da Giacobbe come sepolcro, e poi lasciata a Giuseppe, diventa il pozzo ricordato dalla Samaritana a Gesù, a Sicar (Sichem). Questo è un indizio cifrato che collega la sepoltura dei patriarchi, grotta, al grembo materno e alla materia degenerata, da cui Gesù — il seme — prende forma.

Le Scritture stesse mostrano contraddizioni sul luogo della sepoltura:

In Genesi 50:13 Giacobbe viene sepolto a Macpela, presso Mamre.

In Atti 7:15-16 si afferma invece che Giacobbe e i padri furono posti a Sichem, nel sepolcro che Abramo avrebbe acquistato dai figli di Emor. Ma in realtà non fu Abramo, bensì Giacobbe, ad acquistare la terra.

In Genesi 33:18-20 Giacobbe compra un campo a Sichem, dove erige un altare.

In Genesi 48:21-22 Israele dichiara di lasciare a Giuseppe un monte conquistato agli Amorei.

Queste discrepanze confermano che non si tratta di cronaca storica, ma di un codice simbolico, dove tomba e pozzo coincidono come immagini della coscienza in trasformazione.

Decifrazione Genesi 24

Genesi 24 prosegue il tema del ciclo. Abramo invia il suo servo — che rappresenta Abramo stesso e Isacco, come pensiero proveniente dall’aldilà — verso Aram, la “terra tra due fiumi”, simbolo dei due progetti: l’andata, attraverso gli alleati, e il ritorno, attraverso i nati per conto proprio, in sospensione in attesa di compimento con la pasqua.

Il servo, identificato con il nome di Eliezer, rappresenta in codice il progetto di andata, che giunge infine al compimento nella resurrezione di Lazzaro attraverso Gesù

Il servo incarna il progetto in movimento, trasmesso dalla preesistenza: esso passa prima agli alleati e, successivamente, viene trasmesso in forma verbale ai nati per conto proprio.

Il comando di non prendere per Isacco una moglie cananea — dove Canaan rappresenta il progetto in sospeso, legato alla dimensione della tomba dei patriarchi — sottolinea che il progetto, dopo essere stato affidato agli alleati, deve proseguire attraverso i nati per conto proprio.

Il servo di Abramo, che rappresenta Abramo stesso, pone la mano sotto la coscia: gesto che simboleggia l’organo riproduttivo, cioè il punto da cui procede il seme, inteso come progetto. Questo indica che il progetto, originato nella preesistenza deve passare prima agli alleati, e dopo deve essere trasmesso ai nati per conto proprio, rappresentati da Rebecca, la quale riunisce in sé le due funzioni necessarie per la ripresa e il compimento del ciclo.

La missione del servo e la geografia della coscienza

Il racconto della ricerca di una moglie per Isacco (Genesi 24) non va letto come una cronaca familiare, ma come una rappresentazione codificata del progetto di trasmissione della coscienza.

Il codice numerico del progetto mostra che Abramo impone al servo di non cercare la sposa tra i Cananei, ma di recarsi «al mio paese, tra i miei parenti». La decifrazione del testo rivela il significato simbolico di questi termini anche attraverso il loro valore numerico:

  • Paese e parenti (valori 13 e 22) condividono il significato di “testa”, che indica due funzioni:
    • la comunicazione verbale nella fase di andata;
    • la comunicazione mentale nella fase di ritorno, dopo il compimento.
  • Paese indica il mezzo.
  • Parenti indica il partorire.

Questi termini rappresentano le due direzioni del ciclo: l’entrata del progetto e l’uscita della sua trasmissione.

Quando Abramo afferma che il Signore lo ha «tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio» (Genesi 24,7), il testo non si riferisce alla geografia fisica di Ur dei Caldei, ma allude all’uscita dalla preesistenza, ossia dall’aldilà da cui proviene il progetto di Dio Satana.

Questo passaggio indica inoltre che quanto accade con il servo inviato in Aram dei due fiumi rappresenta una ripetizione simbolica dell’uscita originaria da Ur dei Caldei.

I territori biblici, pur non avendo una base storica, diventano così mappe simboliche delle fasi della coscienza:

  • Aram indica il mezzo e l’evoluzione linguistica dei diversi imperi, dai Fenici Aramei fino a Grecia e Roma.
  • Sinear e Sumer rappresentano Babele, ossia la preesistenza, indicata anche con Ur dei Caldei: il punto di uscita verso gli alleati, i cosiddetti giganti Nefilim di Dio-Satana.
  • Carran rappresenta la fase degli alleati in sospensione, in attesa del ritorno e del compimento.

Nella Bibbia, il fatto di andare a sposare le mogli nella parentela di Paddan Aran simboleggia la trasmissione del progetto. Infatti, “parentela” indica il “partorire”, che si realizza tramite l’unione tra gli alleati giganti Nephilim di Dio-Satana e i “nati per conto proprio”.

Ciò è dimostrato dalla necessità di collegare le diverse diramazioni del progetto: il ramo di Nacor, pur condividendo la stessa provenienza dalla preesistenza di Dio-Satana come alleati giganti Nephilim come Abramo, produce tramite Betuel, Rebecca e Labano i “nati per conto proprio”. Di conseguenza, il racconto o il progetto deve inevitabilmente congiungersi alla linea principale di Abramo, Isacco e Giacobbe.

Come ogni altro elemento del testo, questa fusione è necessaria e ha il solo scopo di convergere verso il fine ultimo del codice: la morte e la resurrezione di Gesù Cristo.

Questo concetto rappresenta la sequenza dell’apertura del portale e del passaggio avanti, che si ripete ciclicamente con gli alleati e con i nati per conto proprio, in ogni parola, lettera, verso e storia.

Il servo viene inviato in Aram-Naharaim (“Aram dei due fiumi”). I due fiumi rappresentano i due canali del progetto di andata e ritorno. L’acqua simboleggia la struttura della materia nella seconda materializzazione e la coscienza informativa del tutto, indicando l’inizio della falsificazione della percezione della realtà da parte di Dio-Satana.

In questo caso, il servo rappresenta il progetto che deve andare nel mezzo, nei nati per conto proprio, rappresentato da Rebecca per trasmettere questo concetto.

Rebecca, infatti, ricevendo il progetto verbale, è sterile all’inizio, e simboleggia il progetto ancora in sospensione

Rebecca, descritta come vergine, indica il numero 2, la separazione, ed è simbolo del mezzo, il medium, che riceve il progetto. L’incontro presso il pozzo, simbolo della comunicazione verbale, anticipa la futura comunicazione mentale rappresentata dall’acqua. L’oro e l’argento donati alla ragazza simboleggiano il metallo come fusione: unione e separazione che segnano il passaggio del codice e la sua attivazione.

 Quando Rebecca entra nella tenda di Sara, la matrice del progetto, l’unione con Isacco completa il ciclo simbolico: il progetto torna nel mezzo per preparare il compimento.

Rebecca inizialmente è sterile: questo indica un progetto degenerato, ricevuto ma non ancora attivo. Nel suo grembo avviene la trasformazione della primogenitura. Esaù, il primogenito, rappresenta il progetto che entra nelle persone per trasformare la coscienza legata alla forza generatrice. Lo scambio della primogenitura con Giacobbe, simboleggia questo passaggio del progetto a mezzo mentale. Giacobbe, anch’egli associato al numero 2, che indica separazione, diventerà Israele, simbolo del progetto che viene trasmesso ad altri.

Conclusione: il ciclo continua. Il progetto passa da Dio-Satana agli alleati, da questi ai nati per conto proprio, e ritorna negli alleati il progetto della trasmissione del sistema solare in sospeso, in attesa del compimento, pasqua di Gesù. La tomba, il pozzo, la tenda, la sterilità e l’unione sono tutti simboli di fasi del progetto, che si sviluppa come un codice mentale.

Decifrazione Genesi 25

Il capitolo 25 della Genesi rappresenta una fase centrale del ciclo. Dopo la morte di Sara, Abramo prende un’altra moglie, Chetura, dalla quale ha altri figli. Questo atto simboleggia lo sdoppiamento del codice: secondo il codice, Chetura corrisponde ad Agar e indica il ritorno del progetto agli alleati. Infatti, i figli di Chetura vengono mandati a oriente: diventano strumenti di diffusione.

La morte di Abramo non rappresenta la fine, ma un cambio di stato: da mezzo incarnato a codice in sospensione. La sua sepoltura accanto a Sara nella tomba doppia di Macpela simboleggia i due livelli del progetto, alleati e nati per conto proprio, entrambi in attesa del compimento attraverso il passaggio avanti (Pasqua con Gesù).

Il testo presenta poi le genealogie di Ismaele e di Isacco. Ismaele rappresenta la linea dei nati per conto proprio, una trasmissione verbale ancora in attesa di compimento; Isacco, invece, è il portatore del progetto del compimento, attraverso la discendenza che conduce a Gesù. Con il compimento e il collegamento alla tomba — simbolo del progetto in sospeso — Gesù unisce alleati e nati per conto proprio nella sua morte simbolica.

Il racconto della vendita della primogenitura da parte di Esaù a Giacobbe rappresenta il passaggio del codice tra alleati  e  nati per conto proprio, e in continuità con quanto già avviato simbolicamente nel grembo. Il versetto mostra infatti entrambi i simboli, phe e samekh, nelle diverse versioni: questo indica che i due sono intercambiabili a seconda della sequenza. Se prendiamo la phe, Esaù rappresenta gli alleati che trasmettono il progetto, indicato con il numero 10, lo stesso del “primo”. Se invece consideriamo la samekh, essa rappresenta i nati per conto proprio che perdono la primogenitura, ossia la forza generatrice, la quale passa a Giacobbe. Alla fine, Giacobbe, attraverso i doni, restituisce simbolicamente la primogenitura, mentre Esaù diventa Edom, collegato ai Greci e ai Romani, fino agli Edomiti, come ad esempio Erode.

Il capitolo 25 mostra lo sviluppo di due cicli intrecciati: la trasmissione del progetto in codice e il cambiamento di coscienza attraverso la morte. A ciò si aggiunge la trasmissione della primogenitura, che segna il ritorno del progetto. Tutto converge verso la realizzazione finale nel passaggio avanti, che trova compimento nella Pasqua.

Autore: Davide Morana