Decifrazione del libro di Esdra in sintesi

Il libro di Esdra era originariamente unito a Neemia per indicare il numero 1, ovvero l’unione. Nelle traduzioni divennero due libri per simboleggiare il numero 2, la separazione, ritornando infine al concetto di unità proprio del testo ebraico.

Ezra indica il progetto, dato che un sacerdote indica gli alleati, e Nehemiah indica i nati per conto proprio.

Il libro di Esdra, composto da dieci capitoli, descrive il ritorno e la ricostruzione del tempio sotto Zorobabele. Il suo nome significa “seme di Babele”: poiché Babele non è mai esistita storicamente ma indica il talamo (centro della coscienza), ciò simboleggia la prosecuzione del progetto. La deportazione rappresenta il progetto che va nel “mezzo” (i nati per conto proprio) e che ora ritorna, collegandosi alla genealogia di Matteo (da Abramo a Davide, alla deportazione, fino a Gesù Cristo) per completare il ciclo.

Il censimento cita numeri come 50.000: in codice gli zeri non contano, quindi il 5 indica la metà, ovvero il progetto diviso che diventa mezzo. Le opposizioni dei popoli vicini e l’interruzione dei lavori sotto Cambise e Artaserse sono allegorie. Questi re non sono mai esistiti; la loro menzione serve a Dio-Satana per velare la verità. Le argomentazioni degli apologisti nascondono il vero significato, ovvero la sospensione del progetto in attesa del compimento definitivo con la morte di Gesù Cristo sulla croce (passaggio avanti).

I capitoli da  7 a 10 descrivono la missione di Esdra sotto Artaserse I. Esdra, sacerdote e scriba esperto della legge (rappresentante gli alleati di Dio), ottiene l’autorizzazione a tornare a Gerusalemme.

Nel capitolo 8, i preparativi includono il digiuno, che in codice significa  staccarsi dal progetto di andata. I doni per il tempio seguono la catena semantica: da “bene” a “grazia” a “dono”, che significa “presenza” (Yahweh), indicando che il progetto è presente.

Nei capitoli da 9 e 10, Esdra scopre i matrimoni misti con le donne straniere (nokriyot), simboleggiando il progetto andato nel “mezzo”. Il pentimento del popolo indica il progetto di ritorno e la decisione di separarsi dalle mogli straniere. Queste rappresentano i nati per conto proprio e la comunicazione verbale, mentre i mariti rappresentano gli alleati di Dio-Satana (i giganti Nephilim). La separazione indica che gli alleati devono lasciare la comunicazione verbale per ricevere direttamente quella mentale e spirituale.

Con questo avviene il passaggio dal primo tempo del progetto al secondo tempo. Si passa così dall’era dei giganti all’era della trasmissione del sistema solare, che viene sovrapposta all’illuminazione originaria del Generatore di Vita.

Il termine nokri indica lo straniero, cioè i nati per conto proprio all’inizio della sequenza; tuttavia, dalla stessa radice nasce il verbo “riconoscere”, per cui ciò che era estraneo può diventare noto (gher) quando il progetto si stabilizza.

Come negli altri libri, il percorso segna l’apertura del portale nel 53° anno e il passaggio avanti nel 182° anno. Si compie la rete di coscienza per il sistema di controllo mentale e la falsificazione della percezione della realtà: tutti diventano riceventi, mentre quelli “presi” e (gli alleati) diventano trasmettitori.

L’aggiunta presente in 1 Esdra (3–4), assente nel testo ebraico, indica il progetto di ritorno. La sezione narra la «Contesa dei tre giovani»: Zorobabele vince sostenendo che la «verità» è la forza più grande, ottenendo il permesso di ricostruire Gerusalemme. In codice, «verità» non indica un principio morale, ma, tramite i termini emet e aletheia, lo svelamento del progetto degenerativo di Dio-Satana. Tale narrazione si ricollega all’editto di Ciro (2 Cronache 36,22-23 ed Esdra 1,1-3), sancendo il ritorno per ricostruire il Tempio, il quale in codice indica l’apertura del portale e il progetto in sospeso in attesa del compimento pasquale con Gesù Cristo.

Autore: Davide Morana