Decifrazione del libro di Giobbe in sintesi
Capitoli 1 e 2: Il prologo Si apre con Satana che dialoga con Dio (se stesso), sostenendo che Giobbe lo serva solo per la benedizione ricevuta, che nella catena semantica indica la presenza del progetto. Dio permette a Satana di colpire Giobbe, facendogli perdere tutto tranne la vita.
Decifrazione delle perdite:
Greggi: Ruminanti, indicano il progetto che entra e ritorna.
Servi: rappresentano il progetto di andata, cioè la comunicazione verbale, che deve “morire” in senso simbolico — come morte coscienziale — per trasformarsi in comunicazione mentale.
Cammelli: Simboleggiano la mutazione, cioè il cambio di coscienza.
Dieci figli.
Il numero 10, tolto lo zero, diventa 1 e indica il progetto. Questo progetto si divide in due parti: una rimane progetto, l’altra diventa mezzo. Nel compimento finale ritorna nuovamente a essere uno, indicando l’unione con Dio-Satana, che ha preso l’Io delle persone, cioè il dominio sulle persone.
Giobbe si strappa le vesti e si rade il capo: entrambi i gesti simboleggiano la rimozione del progetto di andata (i capelli indicano la mutazione).
Nel capitolo 2, Satana colpisce il corpo di Giobbe, che siede sulle ceneri, simbolo dell’olocausto coscienziale. Alla moglie, che lo invita a maledire Dio, Giobbe risponde accettando sia il male, che corrisponde al progetto di andata, sia il bene, che corrisponde al progetto di ritorno, cioè al presente, inteso come compimento del progetto degenerativo di Dio-Satana.
Gli amici siedono in silenzio per sette giorni: il numero 7 indica la cessazione e il compimento.
Capitolo 3 Giobbe rompe il silenzio maledicendo il giorno della sua nascita e invocando il buio. Desidera la morte e la cessazione della luce, simboleggiando la volontà di fermare il progetto di andata (comunicazione verbale).
I dialoghi (Capitoli da 4 a 20) I tre amici di Giobbe rappresentano il progetto che diventa “mezzo” e i “nati per conto proprio”, in contrapposizione a Giobbe che rappresenta gli alleati.
- Elifaz (capitoli 4 e 5).
Appartiene alla discendenza di Esaù, collegata a Edom e al processo di evoluzione che va dai Fenici ai Greci e ai Romani. Il suo nome significa «Dio è oro», indicando la fusione e la separazione dal Generatore di Vita. Accusando Giobbe, conferma simbolicamente il progetto di andata. - Bildad (Capitolo 8: Il suo nome significa “figlio della contesa”; contendere con Dio equivale a fare il progetto di andata. Afferma che i figli di Giobbe sono morti per i loro peccati: in codice, i figli rappresentano la trasmissione del progetto e il padre colui che lo genera.
- Zofar (Capitolo 11): Il nome significa “passero”, indicando la comunicazione mentale finale. È il più duro, affermando che il peccato (inteso come “non fare il progetto di Dio”, amartya = mancare il bersaglio) merita la punizione. Descrive la sorte rapida degli empi: la “sorte” indica l’entrata dalla preesistenza.
Le risposte di Giobbe. Giobbe nega di essere un peccatore grave poiché sta eseguendo il progetto di andata (alleati). Nei capitoli 12 a 17 lamenta dell’amarezza della vita, chiede pietà e ironizza sulla saggezza degli amici, sentendosi schernito e prossimo alla tomba. Ciò indica che il progetto di andata sta per terminare.
Nei capitoli 18 e 19 emerge il famoso passo: «Io so che il mio redentore vive». Giobbe si appella a un testimone in cielo: il redentore è Dio,
«Il mio Redentore vive».
Il termine «vive», derivato da cḥay, non indica avere la vita, ma che il progetto è compiuto. Per questo il Redentore vivo, collegato a Gesù Cristo, indica il cambio di coscienza.
Capitoli 20 e 21.
La «sorte» e la «fortuna» descritte nei dialoghi rappresentano l’ingresso del progetto dalla preesistenza, che passa attraverso Giobbe (gli alleati) verso i nati per conto proprio (gli amici).
Capitoli da 22 a 27: Il terzo ciclo di discorsi Il capitolo 22 presenta il terzo discorso di Elifaz, con accuse concrete che segnano la sequenza del progetto.
Nei capitoli 23-24 Giobbe desidera incontrare Dio e lamenta l’ingiustizia del mondo. Il capitolo 25 vede il brevissimo discorso di Bildad: la “miseria” dell’uomo davanti a Dio indica sia la separazione (pietà) sia il progetto di andata (disprezzo). Nei capitoli 26-27 Giobbe difende la sua integrità e maledice i nemici; “maledire” simboleggia qui la trasmissione del progetto di andata verbale.
Capitoli 28–37: Sapienza ed Eliù. Il capitolo 28 contiene l’inno alla sapienza. Nella lettura simbolica biblica, la sapienza indica il progetto proveniente dalla preesistenza, e non un progetto generativo che proviene dal Generatore di Vita dall’oltre.
Nei capitoli 29–31, Giobbe ricorda il passato felice e piange il presente. Il pianto — l’uscita dell’acqua — indica simbolicamente il cambio del progetto, poiché l’acqua rappresenta l’informazione del tutto.
I capitoli 32–37 introducono i discorsi di Eliù, un giovane che rappresenta il «piccolo progetto» di ritorno, contrapposto ai tre amici, che simboleggiano il «grande progetto» di andata, indicando così la prosecuzione della sequenza.
Capitoli da 38 a 41: La risposta di Dio e gli animali Nei capitoli 38-39 Dio risponde dalla tempesta, simbolo del progetto di andata. Nel capitolo 40 Giobbe riconosce la sua “piccolezza”, indicando in codice il progetto di ritorno. Il capitolo 41 descrive il Leviatano, simbolo del progetto di andata collegato ai Leviti e ai giganti. La sequenza degli animali nel libro (dal leone all’aquila) riflette il codice: il leone rappresenta l’andata, l’aquila il ritorno. Il Behemoth, collegato etimologicamente all’ippocampo (cervello), indica lo stato verbale del progetto.
Capitolo 42: Epilogo Giobbe si pente: il “pentimento” significa progetto di ritorno, morte coscienziale e resurrezione. Dio rimuove i tre amici (progetto di andata) e ristabilisce Giobbe. I nuovi sette figli indicano cessazione e compimento, le tre figlie il mezzo; i 140 anni di vita (5) confermano il mezzo.
Conclusione L’intero percorso simboleggia l’apertura del portale (53° anno) e il passaggio avanti (182° anno), con la creazione della rete di coscienza, il sistema di controllo mentale e la falsificazione della percezione della realtà indotta da Dio Satana.
Autore: Davide Morana
