Decifrazione nomi del Pentateuco
I nomi dei cinque libri del Pentateuco derivano dalla prima parola del testo originale. Secondo il codice cifrato, la chiave di lettura del cambio dei titoli — che si riscontra anche negli altri libri — ha un significato simbolico: rappresenta il movimento di andata e ritorno del progetto di Dio-Satana. In una prima fase il progetto è verbale, mentre, con il cambio, diventa mentale.
Genesi – “Bereshit”: la parola viene dalla radice rosh, che significa “testa”. Non indica un inizio assoluto, ma piuttosto un cambiamento di stato di coscienza della persona.
Esodo – “Shemot” (Nomi): il titolo è al plurale per indicare che Dio agisce tramite i suoi alleati. Infatti, in questa fase Dio non è ancora “avanti”; solo dopo la creazione della rete di coscienza, quando Dio-Satana passa “avanti”, egli viene chiamato Hashem (“il Nome”), forma non più plurale, a indicare un’unità raggiunta.
Levitico – “Vayikra”: in ebraico-aramaico significa “E chiamò”. È l’inizio di una comunicazione verbale tra Dio e Mosè, segno di un progetto che diventa relazionale e ordinato.
Numeri – “Bemidbar”: significa “Nel deserto”. Indica la trasformazione, in cui si costruisce la rete di coscienza. Il titolo “Nel deserto” rappresenta un periodo di quarant’anni, simbolo della “testa” e di una trasmissione sospesa. Successivamente, attraverso le traduzioni, il titolo diventa “Numeri”, che richiama il concetto del dieci: la decima che si riduce a uno. Questo rimanda alla primogenitura, ovvero alla forza generatrice contenuta nella persona.
Deuteronomio – “Eleh ha-devarim”: “Queste sono le parole”. Qui inizia la sintesi e la verbalizzazione definitiva del percorso; Mosè riprende e trasmette l’intero codice comunicativo al popolo.
Autore: Davide Morana
