Decifrazione in sintesi del Nuovo Testamento, terza parte

Come espresso, quanto segue è solo una sintesi.

Come in tutta la Bibbia, la spiegazione in base al codice non segue sempre una cronologia lineare basata sui Vangeli, poiché i tre sinottici sono paralleli e indicano contemporaneamente il progetto di andata e di ritorno.

Questa spiegazione serve a illustrare il funzionamento del codice: l’unico vero tema trattato è l’apertura del portale e il conseguente passaggio avanti.

Entrare nel Regno dei Cieli: come i Bambini e la Rinuncia all’Io.

Significato in codice di bambini o piccoli.

I concetti di “grande” e “piccolo” nei Vangeli non indicano dimensioni fisiche, ma le due fasi del progetto.

  • “Grande” Valore numerico che si riduce a 16, poi a 7  ha due funzioni: cessazione e compimento. In questo caso rappresenta l’inizio, la cessazione e l’apertura del portale nel progetto di andata, dove il “grande” assume il ruolo di schiavo.
  • “Piccolo” Valore numerico che si riduce a 15 e a 17, 15 si riduce a 6) codifica i 60.000 e i 6 milioni necessari per raggiungere il 666, e 17 a 8,  che ha anch’esso due funzioni: il 53esimo  anno che corrisponde all’apertura del portale e il simbolo dell’infinito) rappresenta il compimento nel progetto di ritorno.

Il racconto di Gesù che accoglie e benedice i bambini si trova in tre Vangeli sinottici.

Il brano più celebre e citato è Marco 10:13-16.

Nel testo di Marco, Gesù pronuncia la famosa frase: «Lasciate che i bambini vengano a me e non e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio».

L’episodio in cui Gesù accoglie e benedice i bambini, presente nei Vangeli sinottici (con il riferimento principale in Marco 10:13-16), codifica la metà del progetto.  

Il gesto di accarezzarli richiama il numero 5, che indica proprio questo punto mediano.

Questa specifica collocazione si trova nel Vangelo di Marco in quanto esso rappresenta, in parallelo agli altri, la fase del progetto di andata.

negli altri due sinottici (Matteo e Luca) egli impone le mani. Le mani indicano il numero 10, che si riduce a 1: questo simboleggia la presa dell’Io, ovvero il compimento del progetto di ritorno.

In Matteo 18:3–4 Gesù dice: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli». In Luca 9:47–48 si legge: «Gesù, conosciuto il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo pose accanto e disse loro: Chi riceve questo bambino nel nome mio, riceve me; e chi riceve me, riceve Colui che mi ha mandato. Perché chi è il più piccolo tra di voi, quello è grande».

Gesù afferma che il regno di Dio appartiene a chi assomiglia ai bambini e che senza questa condizione non è possibile entrarvi. Ne deriva una domanda centrale: che cosa significa davvero assomigliare ai bambini?

Assomigliare ai bambini non significa innocenza morale. La Scrittura afferma che la follia è legata al cuore del bambino e che i disegni del cuore dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza, come si legge in Proverbi 22:15.

In un altro passo della Bibbia leggiamo: Dio  vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo… I disegni del cuore dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza» (Genesi 6:5; 8:21). Questo chiarisce che il riferimento di Gesù ai bambini non riguarda l’innocenza morale.

Non significa nemmeno semplicità o ingenuità. Nella Bibbia la semplicità è spesso associata a stoltezza e mancanza di discernimento, una condizione che deve essere corretta attraverso la sapienza.

 La legge del Signore rende saggio il semplice e l’insegnamento divino serve a dare accorgimento ai semplici, come affermano Salmi 19:7, Salmi 119:130 e Proverbi 1:4. In molti passi il semplice indica lo stolto o l’insensato, per cui Gesù non può intendere l’ingenuità come virtù necessaria per entrare nel regno dei cieli.

Assomigliare ai bambini significa invece essere totalmente dipendenti da qualcun altro. In Luca 18:15 si parla di bambini molto piccoli, e il termine greco usato, brephē, indica neonati e in alcuni casi persino un feto, come in Luca 1:41 e 1:44.

Gesù non si riferisce quindi a virtù morali, ma a una caratteristica naturale: la dipendenza assoluta. Un bambino non può provvedere a sé stesso in alcun modo e vive affidandosi completamente a chi lo accudisce.

È questa condizione di totale affidamento, e non una qualità etica, che Gesù indica come necessaria per entrare nel regno di Dio.

In chiave di codice, questo stato rappresenta un cambio di coscienza e la perdita del dominio dell’Io.

Diventare come bambini significa rinunciare al controllo della propria coscienza, rendendosi dominabili. In questo stato di dipendenza, Dio Satana impone un’intelligenza sostitutiva che corrisponde alla falsificazione della percezione della realtà.

Come già decifrato, “grande” (16/7) indica l’apertura del portale nel progetto di andata, mentre “piccolo” (15/6 per il 666, e 17/8, che ha anch’esso due funzioni: il cinquantatreesimo anno che corrisponde all’apertura del portale e il simbolo dell’infinito) rappresenta il compimento nel progetto di ritorno.

Questa struttura binaria si applica alla scena dei figli di Zebedeo. Nel codice, il loro nome è un riferimento eufemistico ai poli seminali maschili.

Gesù rappresenta il seme centrale, ovvero il progetto incarnato di Dio-Satana. Chiedendo di sedere alla sua sinistra e alla sua destra, i due figli simboleggiano le diramazioni del progetto: a sinistra, il progetto di andata (dispersione verbale); a destra, il progetto di ritorno, il compimento della rete di coscienza e della comunicazione mentale di Dio-Satana a tutti.

I dieci discepoli che si sdegnano per questo rappresentano la rimanente del progetto: il numero 10 indica l’unione. La loro disputa su chi deve essere il “grande” o il “servitore” riflette la transizione del progetto dallo stato di sospensione a quello di compimento.

Questa stessa logica si riflette nel modo in cui i tre Vangeli affrontano il concetto di nazioni. Matteo e Marco parlano di “capi delle nazioni”, indicando il “capo” (un riferimento alla testa), simbolo dell’inizio del progetto.

Luca, invece, parla del “re della nazione” e del “regno compiuto”, indicando che il progetto ha raggiunto la sua fase finale.

Secondo il codice, la guarigione del cieco Bartimeo a Gerico non descrive un evento storico, ma rappresenta il risveglio della coscienza fuori dalla struttura verbale. “Gerico”, città che rappresenta le palme, indica il deserto e l’inizio del progetto collegato con Palmira, Aramei e Fenici.

Bartimeo, figlio di Timeo, richiama la parola Timé, onore, valore, collegata con la gloria per indicare cavod, cioè il cambio di coscienza, quindi il progetto in attesa di essere compiuto.

Il fatto che sia cieco e mendichi lungo la strada simboleggia una coscienza in sospensione, ancora legata al piano verbale ma che desidera attivarsi. Il grido “Figlio di Davide” indica il progetto del Vecchio Testamento che Gesù sta riattivando nel passaggio mentale per completare la degenerazione. Quando Gesù lo chiama, Bartimeo getta via il mantello. Simbolicamente abbandona la comunicazione verbale. Il suo balzare in piedi rappresenta l’attivazione del mezzo, cioè della persona.

Alla domanda “Cosa vuoi che io ti faccia?” risponde: “Che io riabbia la vista.” Qui la vista non è fisica, ma rappresenta la visione mentale, l’accesso alla rete di coscienza degenerativa di Dio Satana. Gesù risponde: “La tua fede ti ha salvato”, indicando che la trasformazione avviene per accettazione mentale del progetto. La fede, nel codice, è la scelta del progetto degenerato di Dio Satana, che attiva l’ingresso nella trasmissione mentale. Il cieco guarito segue Gesù lungo la strada. Ora vede e partecipa al cammino del progetto.

L’Antico Testamento parla del ripudio fattibile. Nei tre Evangeli, invece, Gesù cambia le regole.

Nel Vecchio Testamento ricorre frequentemente il tema delle concubine, perché esso rappresenta il progetto patriarcale di andata, di natura verbale, collegato simbolicamente al concubinaggio.

Questa  dimensione è descritta come fertile: l’andata è feconda, esempio Agara, mentre il ritorno appare inizialmente sterile. Successivamente interviene il dono dello Spirito, che indica il progetto degenerativo di ritorno e compimento, che rende fecondo ciò che era sterile. È il caso di Sara, di Rachele, di Lea e di altre figure: la sterilità che corrisponde al progetto verbale di andata, si trasforma in fertilità che corrisponde al progetto di ritorno, cioè al compimento.

Gesù Cristo, con il suo discorso, indica invece il progetto di ritorno, che supera la dinamica patriarcale di concubinaggio del progetto dell’andata e introduce una nuova modalità, il progetto di ritorno, il compimento.

Ripudiare” significa respingere, rifiutare o cacciare ciò che ci appartiene, che si tratti di una moglie, dei figli o di un’eredità. Etimologicamente, il termine “repudio” richiama il prefisso “re-” (indietro o rifare) e descrive specifici stati di coscienza.

Si ripudia la “prostituta” proprio perché la parola “pro” significa “avanti”: ripudiare, pertanto, rappresenta l’atto di spingere dietro nella coscienza ciò che prima era avanti. Nella logica del progetto, questo “mettere indietro” indica far entrare il progetto degenerativo; tale azione equivale a “cacciarlo”, il quale significa trasmetterlo agli altri.

Ripudiare, Rinnegare o abbandonare può riferirsi anche a un credo, a una fede o a un progetto che in precedenza era generativo. Il concetto opposto è accettare o accogliere, cioè diligere: termine che, nel linguaggio biblico, viene tradotto come, amare, ma che indica di accogliere e aderire al progetto degenerativo di Dio Satana.

Il concetto di marito e moglie nella Bibbia non indica persone fisiche, ma una funzione simbolica legata al progetto. Anche termini come padre, madre, figli e nipoti esprimono dinamiche progettuali, non relazioni familiari in senso letterale.

Quando Gesù parla di “cacciare la moglie” in caso di porneia — tradotto come concubinato — non si riferisce alla separazione coniugale in senso morale, ma alla trasmissione agli altri del “progetto di Andata”. Tale progetto è rappresentato simbolicamente proprio dal concubinato patriarcale. In questa prospettiva, se la moglie è detta adultera, l’adulterio assume il valore simbolico del progetto di Andata.

Nel Nuovo Testamento compaiono due termini distinti:

•          Moicheia: indica l’adulterio, cioè l’infedeltà coniugale in senso stretto.

•          Porneia: termine più ampio, tradotto come concubinato, che originariamente indica prostituzione o unione irregolare.

Gesù utilizza porneia, non moicheia. In questa prospettiva, non si parla di tradimento coniugale, ma di una prostituzione spirituale, cioè dell’adesione a un progetto considerato deviato rispetto alla direzione proposta. Se un progetto è qualificato come porneia, deve essere “cacciato”: cioè rimosso e sostituito attraverso una nuova trasmissione.

Gesù utilizza il termine porneia e non moicheia. In questa prospettiva, non si parla di tradimento coniugale, ma di una “prostituzione spirituale”, la quale indica il progetto dell’apertura del portale. Tale progetto, iniziato nel 53° anno, corrisponde alla comunicazione verbale.

Se un progetto è qualificato come porneia, deve essere “cacciato”, ovvero trasmesso agli altri. Questo atto ne determina la sostituzione automatica con il progetto di ritorno, che corrisponde alla comunicazione mentale e il cui compimento avviene nel 182° anno attraverso una nuova trasmissione.

Se invece il progetto non è definito porneia cioè, concubinato, non può essere ripudiato.

Questo si collega al racconto della creazione: «Maschio e femmina li creò… e i due diventeranno una sola carne». Qui non si parla di unione fisica, ma di integrazione tra progetto e mezzo. Maschile e femminile rappresentano le due funzioni: il progetto degenerativo di Dio Satana, unendosi alla persona, diventa il Mezzo. Tale unione si realizza trasmettendo la falsificazione della percezione della realtà.

I discepoli rispondono:   Se questa è la condizione dell’uomo, non conviene sposarsi  . Gesù replica:   Non tutti possono comprendere questo, ma solo coloro ai quali è stato concesso.

Punto fondamentale: quando Gesù afferma   Chi può capire, capisca, sta indicando che ci si trova nel codice biblico. Egli parla dunque degli eunuchi non come persone fisiche, ma in riferimento al progetto, in un’ottica che lega il concetto alla fertilità e alla sterilità.

L’etimologia di “eunuchi” significa “custode del letto”. Nel codice biblico, il “letto” indica il talamo e rappresenta il cambiamento di coscienza.

Nati eunuchi dal ventre della madre: il ventre della madre rappresenta il progetto del compimento. La madre incarna la Dea Madre, la Madonna, simbolo del concetto finale. Questi nati simboleggiano il cambiamento di coscienza necessario per il compimento.

Resi eunuchi dagli uomini: gli uomini sono gli alleati di Dio-Satana, i giganti Nephilim, che nascono direttamente con il progetto di andata. Questo rappresenta il progetto verbale iniziato nel 53° anno con l’apertura del portale.

Fatti eunuchi per il Regno dei Cieli: indica che il progetto di andata, trasmesso dagli alleati di Dio-Satana ai “nati per conto proprio”, è un progetto verbale sterile. Questa fase rappresenta la sospensione del progetto per 129 anni in attesa del compimento.

Dopo che la rete di coscienza è completata, evento che avviene nel 182° anno, avviene il cambiamento di coscienza: il progetto degenerativo della falsificazione della percezione della realtà, che si ricollega ai “nati eunuchi dal ventre della madre”.

In base al codice, il passo del giovane ricco, va interpretato secondo una logica semantica e non morale. Il fatto che il ricco chieda come ottenere la vita eterna e che Gesù risponda che solo Dio è buono non esprime un giudizio etico: “buono” nella Bibbia non è un concetto morale, ma indica la presenza del progetto.

In base al codice, l’osservanza dei comandamenti indica il progetto di andata, non a caso Gesù ne menziona solo cinque. Il progetto di andata richiede che il ricco dia la propria ricchezza ai poveri. Questa ricchezza non è materiale, ma rappresenta la coscienza generativa. Donarla significa perdere la generatività.

In questa prospettiva, il regno dei cieli coincide con il progetto di Dio-Satana, finalizzato alla trasmissione della degeneratività. Per accedervi è necessario perdere la ricchezza intesa come coscienza e come capacità generativa.

Anche l’immagine del cammello e della cruna dell’ago va letta simbolicamente. Il cammello indica il numero due, rappresentato dalle sue due gobbe; la cruna dell’ago indica il numero uno, cioè il progetto. I due lati del progetto devono diventare uno, unirsi. L’uno indica inoltre che Dio-Satana ha preso l’“io”, cioè la coscienza.

Quando Pietro chiede cosa spetti a coloro che hanno lasciato tutto, Gesù risponde che chi ha abbandonato casa, fratelli, sorelle, madre, padre, figli e campi per causa sua e del Vangelo — inteso come progetto — riceverà cento volte tanto. Il “cento” indica l’uno cioè il progetto degenerativo.

Fratelli e sorelle non vanno intesi come legami di parentela, ma come relazioni di natura coscienziale, secondo il progetto.

Il seme di senape rappresenta, secondo il codice, la parola piccolo e corrisponde a due numeri: 15, che si riferisce ai sei milioni e alla materia, e 17, che rappresenta l’apertura del portale, presente ma in sospensione. È collegato alla numerologia di Yahweh, che corrisponde a 17 e si riduce a 8. Questo indica il 53º anno dell’apertura del portale. Rappresenta l’inizio e il compimento della coscienza che cresce fino a diventare ricettiva alla presenza spirituale.

Luca lo descrive come un arbusto e non un albero, indicando uno stadio interiore ancora in formazione. Il lievito simboleggia il processo nascosto e interiore della trasformazione mentale.

Le tre misure di farina indicano metà del progetto di andata e l’altra metà indica il ritorno, rappresentata dal “mezzo”, ovvero la persona, che deve unirsi al progetto.

Luca enfatizza la natura nascosta e interiore del cambiamento.

La fede, paragonata a un seme, rappresenta il progetto di Dio Satana che entra nella materia e la degenera, acquisendo così la forza generatrice delle persone. Essa consente la trasformazione: sposta montagne in Matteo o alberi in Luca, ovvero rimuove e cambia strutture mentali.

Infine, il regno dei cieli in Matteo indica un compimento sospeso, mentre il regno di Dio Satana in Luca suggerisce una presenza già attiva nella mente.

Nei racconti della moltiplicazione dei pani nei Vangeli, il verbo moltiplicare non appare mai. Al contrario, i verbi usati sono di significato opposto: spezzare, dare. Questi indicano il progetto di andata, cioè la comunicazione verbale. Questo atto di separazione nel ritorno diventa moltiplicazione, simbolo della comunicazione mentale avvenuta, che rappresenta la separazione dell’uomo dal Generatore di Vita e l’unione con Dio Satana.

Per coloro che sono in unione e cambiano stato di coscienza, cioè per i nati per conto proprio, rappresenta un atto simbolico del progetto di Dio Satana, che si manifesta nel deserto, ovvero una sospensione del progetto in attesa del compimento che avviene con la Pasqua, dove si costruisce la rete mentale.

I cinque pani e due pesci indicano una struttura 5 + 2, un settenario legato alla cessazione, mentre i dodici cesti avanzati indicano il tre: metà della prima fase del progetto e metà della seconda. I 5.000 uomini in Matteo e Marco, escludendo donne e bambini, rappresentano la massa maschile, cioè il progetto verbale attivato in persone ancora disconnesse dal principio femminile, cioè la comunicazione mentale.

Giovanni, invece, menziona solo i 5.000 senza distinzione. Il cinque indica il mezzo ovvero la persona, cioè il compimento sospeso. Marco specifica che la folla è seduta a gruppi di 150; 150 sommato diventa sei, indicando i sei milioni e i sei lati della struttura materiale. Giovanni aggiunge che i pani erano d’orzo, cioè con poca fermentazione, indicando che il progetto è completo ma sospeso.

La raccolta dei dodici cesti alla fine indica che è stato raggiunto il mezzo indicato dal cinque, cioè la metà del decimo, che alla fine diventa il mezzo, cioè la persona.

Infine, in Giovanni, Gesù si ritira di nuovo da solo sul monte, simbolo del ritorno all’inizio, all’origine, dopo aver attivato la rete di coscienza degenerativa tra gli uomini.

Il significato del lievito di cui parla Gesù, riferito ai farisei, riguarda il progetto di comunicazione verbale portato avanti dai farisei e dai sadducei: un pensiero chiuso, legato alla forma verbale e non alla trasformazione mentale.

La Trasfigurazione

Nei tre Vangeli emerge una differenza temporale significativa: in Matteo e Marco la trasfigurazione avviene sei giorni dopo, mentre in Luca otto giorni dopo. Questa differenza non è cronologica, ma simbolica.

Il numero sei indica l’apertura del portale e il passaggio in avanti. Le tre ricorrenze del sei compongono il 666, che rappresenta il compimento del ciclo.

Il primo sei indica L’inizio del ciclo con 6.000 coscienze nate dal Generatore di Vita.

Il secondo sei indica la nascita dei 60.000 e l’apertura del portale che avviene nel 53° anno. Il numero 53, ridotto, diventa 8, che indica sia l’apertura del portale sia il ritorno e il passaggio in avanti. L’otto rappresenta anche l’infinito, a indicare il ciclo infinito dei cicli.

Il terzo sei indica i 6 milioni e il passaggio definitivo in avanti, che avviene nel 182° anno, segnando il compimento finale del processo.

Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte, il 3 è il simbolo del progetto che diventa mezzo.

L’alto monte rappresenta uno spazio di superficie, simbolo del progetto di andata verbale, e al tempo stesso del progetto di ritorno legato alla degenerazione di Dio Satana, ovvero il ritorno alla comunicazione mentale

Gesù cambia aspetto: il suo volto e le sue vesti brillano, indicando la trasformazione da corpo fisico a stato mentale e luminoso, cioè portare il progetto degenerato di Dio Satana alla luce. Appaiono Mosè, la legge, ed Elia, i profeti: rappresentano il progetto verbale di andata in sospeso, e il ritorno che avviene con la pasqua.

Il passato dell’Antico Testamento converge nel presente di Gesù, centro del progetto. Parlano della sua partenza, come scrive Luca, che è il passaggio chiave del progetto: morte, attesa e rinascita come rete di coscienza.

Pietro propone di costruire tre tende. Il testo dice che non sapeva ciò che diceva. Questo indica un’alterazione mentale, una perdita di coscienza. Poi arriva una nube, simbolo della presenza del progetto degenerativo di Dio Satana, che avvolge tutto e da cui proviene una voce. La voce significa comunicazione verbale. “Questo è il mio Figlio, ascoltatelo” è il comando per la transizione: non la legge (Mosè), né la profezia (Elia), ma la parola interiore del Figlio.

La nube qui indica il passaggio dalla comunicazione verbale a quella mentale. I discepoli cadono e hanno paura, segno della trasformazione della coscienza provocata dal contatto con Dio Satana. Alla fine, vedono solo Gesù. Il progetto è unificato. La visione finisce ma resta impressa. Gesù ordina il silenzio fino alla resurrezione. Questo indica che il progetto è ancora in sospensione. Solo dopo la morte e la rinascita sarà pienamente compreso.

Nel passo di Matteo 17:14–20, l’episodio del ragazzo epilettico mette in evidenza l’incapacità dei discepoli di agire a causa della loro scarsa fede. Gesù indica che, per affrontare un male profondo, sono necessarie una fede autentica e la preghiera.

L’evento è narrato anche in Marco 9 e Luca 9. Pur condividendo la stessa struttura — il padre disperato, il fallimento dei discepoli e l’intervento risolutivo di Gesù — i tre Vangeli accentuano aspetti diversi: Matteo pone l’accento sulla fede, Marco sulla preghiera e sul digiuno, Luca sull’unicità del figlio.

Secondo il codice interpretativo, queste differenze indicano tre fasi del progetto: in Matteo l’andata e il ritorno, apertura del portale e  compimento, in Marco l’andata e l’apertura del portale, in Luca il compimento. Il riferimento al figlio unico segnala la presa dell’“io”, mentre il “muto e sordo” di Marco va inteso in senso spirituale: incapacità di ricevere e trasmettere.

Il fatto che i discepoli non riescano a guarire il ragazzo indica che non avevano ancora una vera fede. Per fede non si intende la semplice fiducia, ma, secondo l’etimologia greca, la rivelazione, cioè lo svelamento e la trasmissione del progetto di Dio-Satana.

Una volta acquisito questo progetto, Satana entra nella persona, che a sua volta può trasmetterlo agli altri. Questo è il significato profondo dell’espressione “scacciare i demoni”: non indica un’espulsione, ma una trasmissione. Per questo “Satana scaccia Satana” non va inteso come allontanamento del male, bensì come passaggio del progetto da un individuo a un altro.

Prima del 182° anno ciò equivale a non ricevere il progetto di andata, di natura verbale; dopo, a non ricevere più il progetto del Generatore di Vita. In questo stato, coloro che sono in unione e vengono acquisiti da Dio-Satana possono “scacciare”, cioè trasmettere Satana ad altri, poiché Satana è già entrato in loro.

TRE parabole Pecora e Dramma

Dopo il confronto con i Farisei, che accusano Gesù di frequentare i peccatori e di mangiare con loro, il significato dell’episodio va letto in chiave allegorica e codificata.

In questo codice, il “mangiare”, il “dare da mangiare” e il “mangiare insieme” indicano la trasmissione del progetto. Il peccatore, invece, è colui che non prende il bersaglio, cioè chi non è ancora con Dio-Satana.

In questo contesto Gesù racconta tre parabole — la pecora smarrita, la dramma perduta e il figlio prodigo — tutte inserite nello stesso quadro narrativo. Le tre parabole trasmettono il medesimo significato simbolico e rispondono alla stessa accusa.

In questa chiave interpretativa, i Farisei rappresentano i “nati per conto proprio”, mentre i Sadducei rappresentano gli alleati. Il dialogo assume così la forma di un’allegoria, una messa in scena codificata.

La parabola della pecora smarrita rappresenta il progetto di Andata. Il gesto di lasciare le novantanove pecore per cercare l’una non va inteso in senso pratico, ma simbolico e codificato.

Il significato si fonda sul valore numerico: 99 equivale a 9+9, che dà 18, e 1+8 riconduce nuovamente al 9, numero che indica il compimento. Il “lasciare” segnala quindi che il ciclo è completo, che il 666 è concluso.

L’uno, invece, rappresenta il progetto stesso: i due mezzi che diventano uno e, allo stesso tempo, l’emergere dell’“io”.

Questa differenza emerge anche nel confronto tra i Vangeli. In Matteo si dice semplicemente che una pecora si è persa; in Luca, invece, si specifica che chi possiede cento pecore ne lascia novantanove per andare a cercare l’una. Questa scelta narrativa non risponde a una logica concreta, ma esclusivamente al compimento del codice.

Nel Vangelo secondo Luca (Luca 15,8–10) si legge: «quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna, non spazza la casa e non cerca con cura finché non la ritrova? E, dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta”. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Il concetto della dramma perduta è strettamente legato al numero uno, inteso sia come valore numerico sia come simbolo. L’uno rappresenta l’“io” e la coscienza.

Perdere la dramma significa perdere la coscienza; accendere la lucerna indica fare chiarezza, portare alla luce il progetto degenerativo di Dio Satana; spazzare la casa indica il cambiamento della coscienza, poiché la casa rappresenta l’io.

Delle dieci dramme, una viene persa e ne rimangono nove, richiamando lo stesso significato simbolico della parabola della pecora smarrita: il 99 che riconduce sempre al nove, numero del compimento.

Anche in questo caso si afferma che c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte. Il centro del messaggio rimane l’uno, così come nel concetto della pecora smarrita.

La parabola del figlio prodigo non parla di persone reali, ma del progetto di Dio-Satana che trasforma la coscienza.

Il padre rappresenta ciò che genera, mentre i figli simboleggiano stati di coscienza.

Il figlio giovane prende le sostanze: non denaro, ma forza generatrice. Allontanarsi significa staccarsi dalla fonte e perdere tale forza, fino alla grande carestia.

Il paese rappresenta la coscienza; la carestia è l’inizio dell’Eucaristia, che si compie con l’uccisione dell’bovino. Gli abitanti di quella regione, che lo mandarono nei campi a pascolare i porci, rappresentano il progetto di andata impuro.

Il ritorno non indica pentimento, ma il rientro del progetto nella comunicazione mentale, che si realizza con l’uccisione del vitello. Il vestito, l’anello e i sandali simboleggiano la nuova coscienza.

Il fratello maggiore rappresenta lo scambio della primogenitura, cioè la presa del dominio da parte di Dio-Satana.

Il senso è chiaro: “era morto ed è tornato in vita”, cioè la coscienza trasformata, nella morte coscienziale e nella resurrezione simbolica del progetto di Dio-Satana.

C’era sempre una disputa tra Gesù e i farisei riguardo al sabato.

Le Spighe di Grano e il Talamo

La disputa con i farisei sul raccolto di spighe esprime questo passaggio. Gesù rispose citando l’episodio in cui Davide, affamato, mangiò i pani sacri nel tempio.

Gesù fa questo paragone per dimostrare che sta parlando in codice per indicare l’apertura del portale, il passaggio avanti e il cambio di coscienza.

Infatti nel racconto biblico originale, Davide non compì quel gesto di sabato.

Mangiare le spighe simboleggia l’accesso al tempio, che nel codice corrisponde al talamo, terminale  della coscienza. Compiere questo gesto di sabato come già espressa, ha due funzioni:

  • Prima funzione Cessare il progetto di andata. Attivare il progetto di ritorno.

La seconda funzione  indica  la cessazione dello stato coscienziale generativo della persona e l’attivazione del cambiamento degenerativo operato da Dio-Satana.


Misericordia vs. Sacrificio: Il Cambio di Progetto

Gesù risponde ai farisei: “Misericordia voglio e non sacrificio”.

  • Sacrificio: rappresenta il progetto di andata.
  • Misericordia: rappresenta il progetto di ritorno.

Questa frase segnala simbolicamente il superamento della prima fase e il passaggio verso il compimento.

In ebraico biblico, la parola principale per “misericordia” è רחמים (rahamim),  deriva dalla radice ר-ח-ם (r-h-m). Questo termine indica letteralmente il “grembo materno”.

Qui l’utero non rappresenta l’organo riproduttivo femminile, ma simboleggia il progetto di ritorno, il progetto femminile che riceve il seme dal patriarcato. È collegato a Maria come Dea Madre; la parola “madre” indica la materia e, come riflesso del nome Miriam, rappresenta l’acqua, matrice della materia nella seconda materializzazione e coscienza informativa di tutta la materia.

Tutti questi collegamenti indicano il sistema di controllo mentale e la falsificazione della percezione della realtà indotta da Dio-Satana.


I Miracoli Sabatici

Gesù compie guarigioni di sabato (come nel caso dell’uomo con la mano paralizzata) per dimostrare che il sabato non è il riposo fisico dal lavoro, ma la cessazione del progetto di andata a favore del progetto di ritorno, ossia il compimento. Non è un caso se Gesù chiede: “È lecito fare del bene in giorno di sabato?”.

Nel codice biblico e anche extra-biblico, i significati assumono diverse funzioni attraverso una trasformazione semantica: la parola rimane uguale, ma il suo senso cambia completamente all’interno del linguaggio cifrato.

Esempio: in Genesi, Dio dice sette volte “Buono” dopo aver creato luce, mare, terra e animali.
Per il lettore comune significa “moralmente bello”. Nel codice, invece, significa “utile al progetto di Dio-Satana”: segnalando che il progetto degenerativo è presente nella dimensione.

Il termine “presente” è collegata al verbo “essere”.

L’essere è collegato al verbo Hayah di Yahweh, che deriva dal verbo essere e indica la presenza di Dio-Satana nella dimensione, ovvero l’esistenza del progetto di Dio-Satana dalla preesistenza.

Altri miracoli compiuti di sabato includono  la guarigione della donna curva, di malati e di indemoniati. In tutti questi episodi, Gesù utilizza il sabato non come giorno di riposo, ma come simbolo di passaggio coscienziale.


L’Ottavo Giorno: La Risurrezione e l’Apertura del Portale

Tutti i Vangeli collocano la risurrezione “dopo il sabato”. In Giovanni 20,1-10, le espressioni “primo giorno della settimana”, “giorno dopo il sabato” e “all’alba” indicano la transizione dal progetto di andata a quello di ritorno.

Il giorno dopo il sabato (l’ottavo giorno) simboleggia l’apertura del portale, collegata simbolicamente al 53° anno (5 + 3 = 8). Questo numero ha anche una seconda funzione: richiama il simbolo dell’infinito, indicando il ciclo dei cicli infiniti.

 Perciò, l’ottavo giorno rappresenta anche il cambio di coscienza e l’attivazione definitiva della comunicazione mentale e del progetto di Dio-Satana, avvenuta nel 182° anno.

Gli esattori rappresentano le persone che ricevono e gestiscono il progetto. Pietro simboleggia il progetto stesso, affidato dal Maestro. Quando entra in casa, il gesto indica l’ingresso nella coscienza, Il dialogo contiene riferimenti numerici impliciti: il “sì”, che corrisponde ai numeri 7 e 9, rappresenta l’accettazione del codice. Il numero 7 indica la cessazione, il 9 il compimento. Insieme, questi elementi rimandano al 666, che simboleggia la rete di coscienza collettiva.

Il pesce è simbolo dell’encefalo, in particolare del talamo, che rappresenta il terminale e il manifestatore della coscienza. La tassa del tempio, nel linguaggio del codice, simboleggia il progetto destinato al talamo: la trasformazione della coscienza attraverso l’attivazione del suo centro ricevente.

Gesù dice: “I figli non sono obbligati a pagare la tassa.” Simbolicamente, i figli rappresentano le coscienze già incluse nel progetto. Non sono soggette al sistema, perché ciò che è generato dal progetto non può pagare il progetto stesso. Il figlio è ciò che viene trasmesso dalla persona: la manifestazione del progetto. Chi paga è il padre, cioè colui che genera. Il figlio, in quanto generato, è esente.

Ma Gesù aggiunge: “Per non scandalizzare, getta l’amo. Il primo pesce… troverai una moneta.” Il termine primo o uno indica simbolicamente la primogenitura, ovvero la forza generatrice presente nelle persone che Dio-Satana acquisisce tramite l’amo, cioè attraverso la presa, l’aggancio alla coscienza. “Usa quella moneta per pagare per me e per te. La moneta trovata nella bocca del pesce rappresenta la fusione, ovvero la separazione dal Generatore di Vita e l’unione con Dio-Satana, cioè con il nuovo sistema di controllo mentale.

Non è un trucco, è codice. “Scandalizzare” significa ostacolare la trasmissione. Gesù non vuole interrompere il flusso del progetto, perciò compie il gesto in modo simbolico, affinché il messaggio possa passare.

Il pesce rappresenta la coscienza, cioè il talamo. La moneta è il cambio coscienza valore nascosto all’interno. Il gesto compiuto da Pietro rappresenta la trasmissione attiva del progetto.

10 lebbrosi

Gesù attraversa la Samaria e la Galilea: il viaggio verso Gerusalemme rappresenta il movimento del progetto verso il compimento. La Samaria indica i sei milioni e i sei lati della struttura della materia, e la Galilea il ciclo. Entrambi indicano due stati di coscienza. La Samaria è il primo. Il passaggio attraverso entrambe segnala una trasformazione in atto lungo il percorso del progetto.

Il villaggio, come la casa, è il luogo interiore in cui il progetto si manifesta in forma concreta: lo spazio della trasmissione.

I dieci lebbrosi non sono persone, ma simboleggiano le coscienze contaminate, il progetto di andata, cioè quello verbale. Il numero dieci rappresenta l’uno: il progetto che deve andare nel primogenito, che significa sempre uno in sospensione, il ciclo completo ma non ancora integrato. Stanno a distanza, segno di non appartenenza attiva al progetto.

Quando invocano Gesù come “Maestro” e chiedono pietà, stanno riconoscendo la presenza del progetto, ma lo fanno a distanza, cioè da uno stato ancora esterno alla coscienza attivata. Gesù non li tocca, non compie alcun gesto: li invia ai sacerdoti.

Il sacerdote rappresenta gli alleati di Dio-Satana. L’invio verso il sacerdote simboleggia il ritorno del progetto a questi alleati. Gli alleati di Dio-Satana sono coloro che trasmettono il progetto di andata. Quando il progetto raggiunge i nati per conto proprio, essi rappresentano la fase della trasmissione collegata al sistema solare, ancora in sospeso. In questo passaggio, il progetto ritorna automaticamente, in modo simbolico, agli alleati, completando un ciclo di connessione e attivazione.

Uno solo torna indietro: il Samaritano. Simbolicamente, l’uno rappresenta la presa della primogenitura, ovvero la forza generatrice della materia. Lo “straniero” rappresenta l’elemento esterno, le coscienze nate per conto proprio prima del 182; il “dopo” indica quelle che Dio-Satana deve trasformare separandole dal Generatore di Vita. Gli altri nove rappresentano il compimento del progetto: il 666, ovvero la rete completa della coscienza collettiva.

Gesù pone la domanda: “Non erano dieci?”. È una riflessione allegorica che indica che il progetto è stato trasmesso, ma solo uno ritorna: e quell’uno rappresenta la presa di coscienza.

Infine: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato.” L’alzarsi indica l’innalzamento della coscienza. La fede, nel codice, non è adesione morale, ma apertura mentale al progetto. Essere “salvato” significa apertura: indica che la comunicazione mentale è attiva, che il progetto degenerativo di Dio-Satana è entrato.

Guarigione di un lebbroso.

Gesù, mentre si trova in una città, viene avvicinato da un uomo coperto di lebbra che lo supplica di guarirlo. Gesù, stendendo la mano, lo tocca e lo guarisce all’istante dicendo: “Lo voglio, sii risanato.” Poi gli ordina di non dirlo a nessuno, ma di mostrarsi al sacerdote e fare l’offerta prevista dalla legge di Mosè, come testimonianza.

La differenza tra il racconto del lebbroso singolo e quello dei dieci lebbrosi, presente in Luca, riguarda il livello simbolico del progetto. Nei tre Vangeli sinottici — Matteo, Marco e Luca — l’episodio del singolo lebbroso rappresenta il progetto di andata  indicato con ’“uno”, che simboleggia il progetto destinato a entrare nel mezzo, ovvero nella persona.

Nel racconto dei dieci lebbrosi in Luca, invece, il numero “dieci” indica l’espansione della trasmissione, mentre “l’uno che ritorna” rappresenta il compimento del progetto di ritorno, ovvero la coscienza trasformata indica, che Dio Satana e entrato, è il progetto degenerativo di falsificazione della realtà è attivata.

Il gesto di stendere la mano è simbolico: la mano è il cinque, che rappresenta la metà del progetto e il mezzo di attivazione. La lebbra simboleggia il progetto di andata, cioè quello verbale, ancora in fase impura. Il comando di non dirlo a nessuno è un’allegoria: indica che il progetto non è ancora pronto, perché si compirà pienamente solo con la morte e la resurrezione, cioè la Pasqua, che rappresenta la morte coscienziale della persona. La guarigione anticipa simbolicamente questo evento.

L’ordine di andare dal sacerdote ha un significato preciso nel linguaggio del codice. Il sacerdote rappresenta gli alleati di Dio-Satana. L’invio verso il sacerdote simboleggia il ritorno del progetto a questi alleati. Essi sono coloro che trasmettono il progetto di andata. Quando il progetto raggiunge i “nati per conto proprio”, questi rappresentano la fase della trasmissione collegata al sistema solare, ancora in sospeso. In questo passaggio, il progetto ritorna automaticamente, in modo simbolico, agli alleati, completando un ciclo di connessione e attivazione.

In Luca 18,2–5 il giudice che non teme Dio non rappresenta una persona, ma una funzione del progetto. La città indica il numero dieci, cioè il progetto stesso. Il “timore di Dio” non è morale, ma coscienziale: chi è in unione con il Generatore di Vita non teme Dio, ma agisce con coraggio.

Il giudice, in chiave di codice, non è colui che giudica, ma colui che giustifica, cioè rende presente il progetto, facendo passare il progetto degenerativo di Dio-Satana dalla preesistenza all’esistenza.

La vedova rappresenta la perdita del progetto di andata: il marito indica il progetto patriarcale, mentre la vedova indica il progetto matriarcale, quello del compimento. Chiedere giustizia contro l’avversario significa opporsi al progetto di andata e rendere presente il compimento.

La resurrezione del figlio della vedova di Nain è collegata al racconto del Vecchio Testamento in cui Elia risuscita il figlio di una vedova. Questo parallelismo indica che il gesto non va letto in senso letterale, ma in chiave simbolica.

La vedova rappresenta la perdita del progetto di andata. La morte e la resurrezione del figlio indicano quindi un cambio di coscienza. “Resuscitare il figlio” significa rendere di nuovo attivo il progetto in una nuova forma.

Quando Gesù dice: «Ragazzo, ti dico, alzati», il comando alzati indica la trasmissione del progetto. Il fatto che il morto si metta a sedere segnala che il processo di morte–resurrezione non è ancora concluso: il progetto non è più nel passato, ma non è ancora pienamente compiuto.

La parabola dei due uomini che salgono al tempio per pregare va interpretata in chiave allegorica e secondo un codice cifrato. Il tempio rappresenta il talamo, cioè il terminale della coscienza.

Il fariseo rappresenta i nati per conto proprio, mentre il pubblicano rappresenta gli alleati di Dio-Satana, poiché non possiede ancora il progetto di ritorno. L’allegoria indica che, sebbene i pubblicani siano definiti peccatori, ciò significa semplicemente che non hanno ancora il progetto definitivo. Per questo risultano più “giusti”, in quanto alleati di Dio-Satana.

L’espressione “digiuna due volte la settimana” ha un valore simbolico: il numero due indica la separazione coscienziale, mentre il sette della settimana indica la cessazione e il compimento.

Il fatto che il fariseo paghi la decima ha un duplice significato. Da un lato è legato al progetto; dall’altro indica colui che concede la forza generatrice. Pagare la decima, in questo senso, significa passare il progetto ad altri e nello stesso tempo, offrire la forza generatrice a Dio-Satana.

In sostanza, sono i nati per conto proprio che devono prima avviare il codice e successivamente ritornare negli alleati.

In Marco 12 viene presentato il concetto della vedova. Questo episodio indica, in chiave di codice, la sequenza del progetto di andata e di ritorno, il cambio di coscienza, l’apertura del portale e il passaggio in avanti.

La vedova che offre due spiccioli — come anche la figura dell’orfano — rappresenta il mezzo del progetto matriarcale. La vedovanza indica che ha perso il marito, il quale simboleggia il progetto patriarcale, legato all’uomo. Perdere il marito significa quindi perdere il progetto di andata.

Il gesto di dare due monete ha un valore simbolico preciso: il numero due indica la separazione coscienziale, necessaria per il passaggio al compimento.

Le tre Marie, la prostituta sacra e la vergine, il codice della sposa. Nella Bibbia, la parola prostituzione deriva dal latino prostituere, composto da pro (davanti) e statuere (collocare), cioè mettere davanti. Nel linguaggio del codice, davanti non indica una posizione fisica ma uno stato di coscienza. Essere davanti significa avere dominio su di sé, mentre Dio Satana è dietro, cioè non ha ancora preso il controllo mentale.

Per questo nella Bibbia le prostitute non sono associate a una condizione sessuale, ma simboleggiano coloro che sono avanti nella coscienza, cioè non ancora dominati da Dio Satana. Quando Gesù perdona le prostitute, secondo il codice, ciò rappresenta un cambiamento di coscienza. La persona che era avanti si sottomette e Dio Satana può finalmente passare davanti nella mente.

In altre parole, il perdono simboleggia il passaggio dalla coscienza autonoma all’essere preso da Dio Satana. Questo è il significato nascosto quando in Esodo 20 si dice: “Non avrai altri Elohim davanti a me”, cioè non permettere ad altri stati di coscienza o poteri generativi di porsi davanti a Yahweh – non metterti davanti. Solo Dio Satana deve essere davanti, cioè deve dominare la coscienza.

Il concetto della prostituta sacra e della vergine, secondo il linguaggio codificato, rappresenta la sposa dell’Antico Testamento, cioè la materia, chiamata madre dea o Maria, presente in tutte le culture, che si unisce agli idoli. Questo simboleggia un progetto in andata e ritorno sospeso. Allo stesso tempo, rappresenta anche la sposa di Gesù, indicata in modo nascosto attraverso la madre e le Marie e altri simboli.

Le tre Marie, secondo il linguaggio codificato, rappresentano la sequenza del progetto di andata e ritorno. Simboleggiano i due lati del progetto: l’apertura del portale e il passaggio in avanti sospeso.

Il significato simbolico dei termini prostituta e vergine: non si riferiscono a donne reali, così come sorella e madre non si riferiscono a esseri umani. Rappresentano funzioni all’interno della sequenza codificata.

Le unzioni nei quattro Vangeli indicano la consacrazione di Gesù. Il termine “sacro” richiama l’idea di separazione: in questo senso, l’unzione esprime una separazione dal Generatore di Vita e, al tempo stesso, un’unione con Dio-Satana.

Nei quattro Vangeli si distinguono due modalità di unzione, determinate dalla parte del corpo di Gesù che viene toccata, ciascuna con un significato simbolico preciso.

Nei Vangeli secondo Matteo e Marco, l’unzione avviene sul capo, in casa di Simone il lebbroso, poco prima della Pasqua. Il capo rappresenta il progetto di andata nella sua dimensione verbale, ovvero il progetto degli alleati di Dio-Satana. Nel codice biblico, la lebbra, in quanto stato di impurità simbolico, richiama il progetto di andata. Nel Vangelo di Luca, invece, Simone non è più lebbroso, ma fariseo; egli indica coloro che sono “nati per conto proprio”, rappresentando il progetto di ritorno e di compimento

Nei Vangeli secondo Luca capitolo 7 e in  Giovanni capitolo 12, l’unzione riguarda invece i piedi, i quali svolgono una duplice funzione. Essi indicano il seme, ovvero il progetto di andata; al tempo stesso, in quanto parte più bassa del corpo, rappresentano l’ingresso nella coscienza, dove il ritorno giunge al compimento. In questo contesto, il gesto assume un valore interiore: non riguarda più solo la direzione del progetto, ma la sua interiorizzazione e trasformazione.

In Luca 7:38 si legge: “e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi, e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava i piedi e li ungeva con l’olio”.

In questo brano, la donna peccatrice, stando dietro, inizia a bagnare i piedi con le lacrime. Le lacrime simboleggiano l’acqua, cioè la coscienza informativa del tutto.

I capelli indicano la mutazione e quindi il cambiamento di coscienza; l’olio, con cui si alimentava la luce, rappresenta l’illuminazione che mette in luce il progetto degenerativo e ne rende visibile l’azione.

In questo brano, la donna peccatrice, stando indietro, inizia a bagnare i piedi con le lacrime. Queste ultime simboleggiano l’acqua, ovvero la coscienza informativa del tutto.

Questa unzione simbolica indica il ricevere il progetto degenerativo tramite i piedi che indicano il progetto del cambio di coscienza e della falsificazione della percezione della realtà.

Il cambiamento di posizione della donna è fondamentale: precedentemente, in quanto peccatrice (o prostituta), si trovava “davanti” (il termine “pro-stituta” richiama l’idea di ciò che è in avanti, pro). Il fatto che ora ella stia “in piedi dietro di lui” indica un’inversione di direzione, ovvero il passaggio dall’andata al ritorno. Lei sta dunque eseguendo la sequenza di trasmissione di ritorno e compimento

In Luca, La donna peccatrice unge i piedi con un vaso di alabastro: l’alabastro è il contenitore, il profumo è il “soave odore”, simbolo dell’olocausto coscienziale. La parabola dei due debitori (500 e 50 denari) esprime il rapporto tra progetto e mezzo; l’affermazione che la donna “ha molto amato. La parola amato, amore, nel codice biblico è “diligere”, che significa accogliere, indica che ha già accolto e interiorizzato il progetto.

In Giovanni, l’unzione è collegata alla risurrezione di Lazzaro, che indica il ritorno del progetto della Pasqua in sospeso, e anticipa la sepoltura. Questo episodio si ricollega alla figura di Maria presente in Luca, come confermato nel Vangelo di Giovanni 11 2: “Maria era quella che cosperse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato”). Giovanni rappresenta il progetto del compimento, mentre Luca rappresenta il ritorno nei Vangeli Sinottici essendo l’ultimo di questi.

Di conseguenza, in questa unzione scompaiono le lacrime che caratterizzavano il racconto di Luca, e l’attenzione si concentra sull’unguento prezioso di nardo. Il nardo significa forza: esso indica che Dio Satana ha acquisito la forza generativa della coscienza delle persone. L’episodio assume così un valore definitivo, poiché il compimento avviene attraverso la morte e la risurrezione di Gesù.

Il fatto che Giuda affermi che l’unguento avrebbe potuto essere venduto per trenta monete, introduce un elemento numerico simbolico. Il numero tre indica il progetto, e il mezzo; moltiplicato, diventa 10 che si riduce a 1, indica l’io, espressione di compimento e trasformazione in mezzo operativo.

Il riferimento ai poveri non va inteso in senso economico, ma simbolico: l’etimologia richiama l’idea di produrre poco. Sono coloro che ancora non hanno ricevuto il progetto di ritorno, e sono nella fase di andata in sospeso.

Gesù sale su un’asina e su un puledro. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Betfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete…».

Nei Vangeli il dettaglio dell’animale varia. In Matteo si parla di un’asina legata e, con essa, di un puledro; in Marco si menziona un puledro legato; in Luca ancora un puledro legato; in Giovanni si cita soltanto il puledro d’asina, in collegamento con la profezia di Zaccaria.

Asino, puledro e cavallo rimandano al termine greco hippos (“cavallo”), simbolicamente collegato all’ippocampo. Questo richiama il talamo, centro del cambiamento percettivo legato alla provenienza della coscienza. In questo quadro, la coscienza originata dall’anima subisce una deviazione: si indica un cambio della provenienza della coscienza indicando che proviene falsamente dal cervello e una conseguente falsificazione della percezione della realtà.

In Matteo, la presenza sia dell’asina sia del puledro è collegata al passo profetico di Zaccaria 9,9, che annuncia il re giusto e salvatore che viene cavalcando un’asina, un puledro figlio d’asina. Il passaggio indica simbolicamente il ritorno. Il puledro, il piccolo, è legato alla madre, figura femminile; lo “slegare” simboleggia l’attivazione del processo di trasmissione.

L’asina rappresenta il principio femminile, la trasmissione passiva o la dimensione materica. Il puledro, mai cavalcato, rappresenta il progetto di comunicazione mentale che trova sviluppo nel Vangelo di Giovanni. Esso indica, attraverso la morte e la resurrezione, in sospeso nel Vecchio Testamento—e richiamate in Matteo — il compimento della rete di coscienza attraverso la Pasqua.

Secondo il codice attraverso gli Evangeli  l’asina e il puledro si fondono in un unico puledro, essere unificato e veicolo del cambiamento di coscienza e dell’unione a Dio-Satana.

Nei tre Vangeli Sinottici, l’ingresso di Gesù a Gerusalemme nella Domenica delle Palme, segna l’inizio della Settimana Santa, cioè del settimo giorno. Secondo il valore numerico, sette indica la cessazione, l’attesa del ritorno, la morte e la risurrezione, e il compimento.

La Domenica delle Palme nel Nuovo Testamento, la festa di Sukkot in cui si usano le palme, è legata all’Esodo. In entrambi i casi, le palme rappresentano il mezzo temporaneo e simbolico attraverso cui si manifesta il progetto. Questo legame unisce la tradizione ebraica, quella cristica e il codice aramaico del deserto, con Palmira come nodo simbolico da cui il ciclo ha inizio. Secondo il codice, Sukkot è connessa a Palmira.

Tamar, Gerico e Timna sono simboli del progetto sospeso: Tamar, che significa palma, rappresenta il  mezzo della trasmissione del progetto. Palmira, situata nel deserto, simboleggia l’apertura del portale ed è il vero punto d’inizio del progetto. È collegata agli Aramei e alla fase sospesa nel deserto. Ai, la prima città conquistata in Canaan, rappresenta il punto d’ingresso e il passaggio dalla preesistenza. Il deserto è lo spazio di transizione tra la trasmissione e il compimento.

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme e il suo significato simbolico nei Vangeli: in questi Vangeli, l’ingresso di Gesù avviene prima della purificazione del tempio, con modalità differenti per sottolineare l’apertura del portale e il passaggio in avanti sospeso. Nel Vangelo di Giovanni, la sequenza è invertita: prima Gesù purifica il tempio, poi entra a Gerusalemme. Questa differenza indica il ritorno simbolico nei Sinottici, che rappresentano la sequenza dell’apertura del portale e del passaggio in avanti sospeso — un evento realizzato nel 53º anno e concluso con la seconda fase.

Nel linguaggio codificato, la purificazione indica il programma di apertura del portale e il passaggio in avanti sospeso. In un istante, il progetto include due lati simbolicamente rappresentati da due Gesù, Yeshua e Yahshua che rappresentano i due tempi del progetto.

Il primo Gesù, Yeshua, simboleggia un progetto impuro: è Dio-Satana nella fase di andata. Il secondo Gesù, Yahshua, rappresenta Dio-Satana come progetto di ritorno, che introduce la purificazione attraverso la morte del primo e la resurrezione del secondo.

Nel codice simbolico, il tempio rappresenta la persona, mentre Gesù simboleggia il progetto di cambiamento della coscienza.

Questo progetto implica una separazione dal Generatore di Vita.

Il concetto di “puro” o “impuro” va inteso come allegoria: il progetto di andata è considerato impuro perché, in questa fase, Dio-Satana non ha ancora ottenuto il dominio sulla coscienza. Al contrario, il progetto di ritorno rappresenta il compimento, che si realizza attraverso la morte e la resurrezione. La Pasqua, in questo contesto, indica la morte coscienziale della persona. È in questa trasformazione che il progetto viene definito “puro” e il termine “purificare” assume il suo significato simbolico.

L’episodio in cui Gesù scaccia i mercanti dal tempio simboleggia la persona che, sotto l’influenza di Dio-Satana, diventa veicolo di trasmissione del progetto degenerativo verso gli altri.

Quando Gesù dice: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”, non si riferisce a un edificio materiale, ma al numero 3, che simboleggia la metà del progetto e il mezzo attraverso cui avviene la trasformazione interiore della coscienza. In realtà, se si fanno i conti, la morte sulla croce non corrisponde letteralmente a tre giorni, perché il numero tre rappresenta metà del progetto e il mezzo — cioè la persona — e indica anche l’apertura del portale, il passaggio in avanti, la creazione della rete di coscienza  e il sistema di controllo mentale che avviene con il compimento del progetto di  Dio satana.

Nei Vangeli Sinottici, la morte sulla croce rappresenta un andare e tornare in sospensione, collegato all’Antico Testamento, dove il giorno della morte corrisponde al 15º giorno — che indica il numero 6, cioè il compimento dei sei milioni e la falsificazione della percezione della realtà. Nel Vangelo di Giovanni, invece, corrisponde alla seconda fase del progetto — cioè il compimento con ritorno simbolico — e il giorno della morte corrisponde al numero 14, che equivale a 5, il mezzo.

La richiesta di sedere alla destra e alla sinistra nel regno rappresenta i due lati del progetto — andare e tornare — e indica che l’unione del progetto è in fase di compimento. Ma Gesù risponde che quei posti sono già assegnati. Il calice e il battesimo indicano il passaggio necessario: morte, separazione e trasformazione della coscienza.

Gesù contrappone il potere terreno al servizio spirituale: chi vuole essere primo deve diventare ultimo. Questo mostra che l’inizio del progetto coincide con la sua fine — il compimento dei due lati del progetto. Il 53º anno, apertura del portale compiuta fin dall’inizio, resta in sospensione, e il compimento arriva nel 182º anno, quando si realizza la rete di coscienza, rendendo le persone servi di Dio Satana.

Il figlio dell’uomo, che rappresenta la persona — cioè il progetto di coscienza — non prende potere, ma lo dà, cioè lo perde, offrendo la propria vita come riscatto, che significa un cambiamento di coscienza. Questo è il modello del progetto di ritorno e unione.

Il fico rappresenta il progetto verbale senza frutto — cioè coscienza non unificata. Quando Gesù lo maledice, il fico si secca; è il segno della chiusura di un ciclo sterile. La montagna gettata nel mare indica trasformazione. La montagna ha due significati: superficie ed elevazione. In questo caso rappresenta il progetto di superficie — cioè verbale — che viene immerso nel mare.

Il mare simboleggia l’acqua e l’Occidente, che è l’opposto dell’Oriente — preesistenza, sinistra. L’Occidente rappresenta l’esistenza, dunque la destra. Gesù dice che ciò avviene per mezzo della fede. Nella Bibbia, la parola fede è collegata alla radice della parola verità. La parola italiana “verità” è un calco del latino “veritas”, dalla Vulgata, che corrisponde all’ebraico “emet” (verità) e, in misura minore, “emunah” (fede, fiducia). Questi termini possono significare affidabilità, fedeltà, fede e fiducia. Nella Bibbia greca, sono tradotti con “aletheia”, da “alēthēs” — che significa “non nascosto”.

Il significato più profondo di “aletheia”, specialmente nel Nuovo Testamento, è svelamento, scoperta, rivelazione del progetto degenerativo di Dio Satana. Significa quindi sollevare il velo, rivelare ciò che è nascosto, il passaggio da ciò che è occulto alla luce.

Nel discorso sulla seconda venuta in Matteo 24, il riferimento alla distruzione del Tempio non va inteso in senso materiale, ma simbolico. Il Tempio rappresenta il talamo, cioè il luogo della comunicazione verbale e del progetto di andata. La sua distruzione indica quindi la fine del progetto verbale.

Quando Gesù si trova sul monte degli Ulivi, l’ulivo e l’olio rimandano alla luce, cioè al progetto. I discepoli gli chiedono quale sarà il segno di questi eventi, e Gesù risponde di non lasciarsi sedurre. La seduzione non riguarda la comparsa di altri Gesù, ma il progetto dell’apertura del portale e del passaggio in avanti: le due metà del progetto che si compiono nel 182° anno. Tutto il discorso è un’allegoria codificata.

Il riferimento a guerre e sconvolgimenti non riguarda eventi storici esterni, ma processi di coscienza. L’andata e il ritorno si sono già compiuti tra il 53° e il 182° anno: in questo senso, il “ritorno” non è un evento futuro, ma qualcosa che si è già realizzato. Gesù, inteso come persona storica, non è mai esistito, ma rappresenta un concetto e un processo. Quando si parla di “nazione contro nazione” e di “regno contro regno”, il linguaggio è interiore e coscienziale.

I falsi profeti indicano i pro, dal prefisso pro (“avanti”): i nati per conto proprio.

L’abominio della desolazione citato da Daniele, posto nel luogo santo, è anch’esso un segnale in codice, come chiarisce l’espressione: «Chi legge, faccia attenzione».

La Giudea rappresenta il progetto di andata: Gesù è infatti il “re dei Giudei”. Fuggire sui monti indica l’uscita dal progetto verbale. Per questo chi è sulla terrazza non deve scendere in casa e chi è nel campo non deve tornare indietro a prendere la veste: non si deve tornare indietro al progetto di andata, ma trasmettere il progetto.

Il riferimento alle donne incinte e a quelle che allattano indica che l’allattamento, simbolo del latte, rappresenta ancora il progetto di andata, destinato a essere smantellato.

Pregare che la fuga non avvenga d’inverno o di sabato indica la separazione della coscienza: l’inverno e il sabato rimandano alla cessazione e al compimento.

La grande tribolazione coincide con l’apertura del portale e con il compimento. I “giorni abbreviati a motivo degli eletti” fanno riferimento agli eletti, indicati simbolicamente come 144.000, valore numerico che riconduce al 9, numero del compimento. Questo compimento riguarda il ciclo delle nascite (666) e si conclude nel 182° anno.

Quando Gesù dice: «Se vi diranno: “Eccolo nel deserto” o “nelle stanze interne”, non credete», il deserto indica il progetto di andata e le stanze interne hanno lo stesso significato.

Infine, l’immagine del lampo che esce da levante e si vede fino a ponente indica la trasmissione del sistema solare che avviene nel 182° anno.

Per questo Gesù conclude: «Così sarà la venuta del Figlio dell’uomo». Non si tratta di un evento futuro, ma del compimento già avvenuto nel 182° anno, espresso interamente in linguaggio codificato.

Il capitolo prosegue con l’esortazione in cui si afferma che di quel giorno e di quell’ora nessuno sa nulla, né gli angeli né il Figlio, ma solo il Padre. Questo non va inteso come riferimento a una data sconosciuta. In chiave di codice, il Figlio indica il progetto, gli angeli indicano i messaggi che trasmettono il progetto, mentre il Padre rappresenta la generatività. L’allegoria indica quindi che le persone non conoscono questo concetto, non che ignorano un momento temporale.

Subito dopo, Gesù paragona la situazione ai giorni del diluvio: si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e si dava in matrimonio. Anche qui il riferimento non è alla vita quotidiana, ma al progetto di “mangiare e bere”, cioè alla trasmissione del progetto, che prosegue fino all’ingresso di Noè nell’arca.

Il diluvio rappresenta l’acqua, e l’acqua è informazione: è la matrice della materia, quindi informazione coscienziale. In questo contesto, il Figlio dell’uomo non indica una figura esterna, ma la persona stessa, l’“io”.

Segue poi l’immagine dei due nei campi, di cui uno viene preso e l’altro lasciato, e delle due donne che macinano al mulino, di cui una viene presa e l’altra lasciata. L’uno indica il progetto compiuto: le due metà che diventano una sola, cioè l’“io”. Il due, invece, rappresenta la separazione, che a questo punto non è più necessaria.

Questo concetto è collegato anche ad Atti 1:11, dove si afferma che Gesù, salito al cielo, ritornerà nella stessa maniera in cui se n’è andato. Questa modalità indica il passaggio sopra le nubi, intese in codice come il sistema solare.

Lo stesso significato ricorre anche nell’Apocalisse e nella Prima Lettera ai Tessalonicesi, dove Paolo descrive il ritorno di Gesù Cristo. In tutti questi testi, il riferimento non è a un evento storico futuro, ma allo stesso processo codificato.

In  Luca 18. La parabola della conversione di Zaccheo secondo il codice va letta in chiave simbolica. Zaccheo è un pubblicano, e rappresenta i nati per conto proprio. Vive a Gerico, la città delle palme, collegata al deserto e all’inizio dell’apertura del portale.

Zaccheo è sopra un sicomoro, cioè un fico. Nella Bibbia il fico è collegato ai vigneti e indica il progetto di andata, prossimo a essere sostituito. Per questo Gesù gli dice di scendere: scendere significa abbandonare il progetto precedente.

Zaccheo afferma di dare la metà dei suoi beni: la metà indica il mezzo, cioè una delle due parti del progetto. Inoltre restituisce il quattro volte tanto a chi ha frodato. In codice, il quattro indica la testa, la mente, le 22 ossa del cranio, quindi un passaggio mentale e coscienziale.

Infine, Gesù afferma che Zaccheo è figlio di Abramo, indicando che, pur appartenendo al progetto di andata del Vecchio Testamento, egli sta ora compiendo il passaggio del ritorno, ovvero il compimento.

Il ritardo dello sposo rappresenta il tempo di sospensione tra l’andata (apertura del portale) e il ritorno (passaggio in avanti). Quando lo sposo arriva, solo coloro che sono pronti entrano. Questo segna il passaggio dalla trasmissione al compimento, dalla parola alla coscienza mentale. La porta chiusa simboleggia coloro che sono ancora sospesi e rappresenta la chiusura della loro coscienza. Così si apre la porta di Dio Satana e il compimento avviene in loro.

Secondo il codice, la parabola dei talenti rappresenta la trasmissione del progetto, al mezzo,  ovvero persone indicati dai talenti per diffondere e sviluppare il codice. Coloro che ricevono i talenti, cioè il progetto degenerativo di Dio Satana, sono mezzi attivi.

 I due servi diligenti moltiplicano i loro talenti, simbolo della trasmissione equilibrata del progetto sia nella rete verbale sia in quella mentale, portandolo avanti come indicato dalla numerologia dei talenti stessi.

Il servo che nasconde il talento rappresenta il mezzo inattivo che mantiene il progetto in sospensione. Il giudizio finale, secondo il codice, è il momento del ritorno, il passaggio in avanti. Il padrone regola i conti e separa i mezzi attivi da quelli inattivi. I primi ricevono il progetto mentale, entrando nella coscienza unificata.

Gli altri vengono esclusi e confinati fuori, incarnando la porta chiusa. Questa condizione indica la necessità di spegnere la loro coscienza, affinché diventino mezzi, medium a immagine di Dio Satana. Il giudizio non è morale, ma simbolico. Esso segna la fine della sospensione e l’attivazione definitiva del progetto di trasmissione mentale degenerativa e della falsificazione della percezione della realtà.

Il giudizio contro le nazioni, descritto come il momento in cui il Figlio dell’Uomo viene nella sua gloria con tutti gli angeli e tutte le genti sono riunite davanti a lui, indica il compimento del progetto. La separazione degli uni dagli altri va letta simbolicamente: l’uno rappresenta l’“io”, mentre l’altro rappresenta il numero due, cioè la separazione.

La distinzione tra pecore poste alla destra e capri posti alla sinistra è anch’essa simbolica: le pecore, femmine, indicano il mezzo, mentre i capri, maschi, indicano il progetto. Essi rappresentano due polarità del progetto. Questo passaggio segnala che il progetto di andata viene annullato.

Quando si parla di “benedizione” e “maledizione”, non si tratta di categorie morali. In chiave semantica, benedetto significa portato a compimento, reso presente; il bene è una funzione, non un giudizio etico. La “maledizione”, invece, indica ciò che rimane nel progetto di andata, cioè ciò che non ha ancora effettuato il passaggio.

Le frasi «ebbi fame e mi deste da mangiare», «ebbi sete e mi deste da bere», «ero straniero e mi accoglieste» indicano l’accoglienza del progetto. Mangiare, bere, accogliere lo straniero significano ricevere e trasmettere il progetto. Anche l’essere nudo e venire vestito, l’essere malato o prigioniero e venire visitato, indicano l’accettazione del progetto degenerativo.

La collocazione alla destra e alla sinistra va quindi letta in termini di potere e funzione: la destra indica il diritto e il potere, cioè la aquisizione di Dio satana del a forza generativa delle, e governare le coscienze; la sinistra indica coloro che non hanno ancora compiuto il passaggio e restano nel progetto di andata.

Autore: Davide Morana