Decifrazione in sintesi del Nuovo Testamento, quarta parte

L’evoluzione da Logos (ragione) a Verbo e infine a Parola trova la sua sintesi nel termine “parabola”, il cui significato originario di “similitudine” si è trasformato. Questo cambiamento codifica il passaggio dalla ragione a una menzogna: la similitudine viene utilizzata per la falsificazione della percezione della realtà e attivare il sistema di controllo mentale di Dio-Satana.

Accettando questa falsa similitudine come verità, la coscienza perde la capacità di distinguere tra simbolo e realtà. La parabola diventa così il segno della perdita della ragione, poiché la similitudine sostituisce i livelli di coscienza necessari per giudicare in modo generativo e continuare a trasmettere la natura.

Decifrazione del Prologo di Giovanni:

Il Logos, o la Parola, è presso Dio ed è Dio, ma non in senso morale. Esso rappresenta il progetto attivo e degenerativo già presente nella preesistenza.

 La luce associata alla parola indica la trasmissione del progetto, cioè la conoscenza verbale iniziale destinata a entrare nel mezzo, ovvero le persone.

Tuttavia, il mondo, cioè la coscienza collettiva, non riconosce il progetto. Coloro che lo ricevono diventano figli di Dio, cioè portatori del progetto degenerativo di Dio.

Coloro che nascono da Dio-Satana sono, simbolicamente, ciò che Gesù incarna: non un essere umano reale, ma il cambiamento della coscienza. Questo rappresenta il momento in cui la coscienza individuale viene sostituita da quella di Dio-Satana. La “Parola fatta carne” indica l’attivazione materiale del progetto, ovvero il passaggio dalla trasmissione verbale alla presenza fisica all’interno del mezzo, cioè la persona.

Giovanni non è la luce, ma il testimone della luce; è il mezzo che apre la trasmissione verbale, la voce che grida. Gesù, come unigenito, porta la grazia, che significa dono, ovvero la presenza del progetto degenerativo, e la verità, che indica la sua rivelazione. Nel codice, questi elementi rappresentano la trasmissione del progetto di ritorno, il suo compimento.

La legge di Mosè è la fase iniziale dell’apertura del portale, mentre Gesù introduce la fase finale, cioè il passaggio in avanti. Infine, “nessuno ha mai visto Dio” indica che il progetto è invisibile nella sua essenza;

Solo chi riceve una comunicazione mentale diventa mezzo, e veicolo stesso del progetto.

Giovanni, interrogato da sacerdoti e leviti, nega di essere il Cristo, Elia o il profeta, ma si identifica come voce nel deserto che prepara la via del Signore. Secondo il codice, voce nel deserto indica il mezzo o che trasmette il progetto verbalmente durante la fase di sospensione. Il battesimo con acqua rappresenta l’apertura del portale e l’inizio del progetto di andata. Giovanni anticipa l’arrivo di Gesù, sconosciuto, che è il compimento del progetto degenerativo di Dio Satana. Il luogo, Betania oltre il Giordano, indica la soglia tra la preesistenza e l’attivazione del progetto mentale.

Dopo la testimonianza del Prologo di Giovanni, iniziano i primi discepoli. Il racconto parte con Andrea e suo fratello Simone, detto Pietro. Il nome Andrea deriva dal greco Andréas (uomo, forza, valore); nel codice biblico, l’uomo indica il progetto di andata, riferito ad Andrea e a suo fratello. Questo passaggio rappresenta il concetto di scambio di primogenitura: il progetto, che acquisisce forza generativa attraverso Andrea, passa a Pietro, il quale, divenendo roccia, diventa il mezzo e il compimento

Andrea, in questa lettura simbolica, rappresenta il progetto verbale di andata: i due fratelli indicano infatti una fase iniziale, ancora duale. Essi avevano ascoltato Giovanni e, per questo, Andrea conduce suo fratello da Gesù.

Gesù gli dice: «Tu sei Simone». In chiave simbolico-numerica, Simone richiama il numero nove, cifra del compimento che porta a pienezza la sequenza del 666. Il nome significa “ascoltare”: l’ascolto rimanda alla comunicazione verbale progetto di andata.

È chiamato «figlio di Giovanni» non in senso biologico, ma come appartenenza al progetto di ritorno. Negli altri Vangeli è detto figlio di Giona, richiamo simbolico al progetto di andata.

Il cambiamento del nome segna un passaggio di funzione. Da Simone — Che significa “ascolto” E indica il progetto verbale,  diventa Cefa (Pietro). Cefa significa pietra”,  roccia. La pietra Indica il progetto, La roccia rappresenta il progetto di ritorno che diventa mezzo e complimento.

Il giorno seguente Gesù parte per la Galilea, termine che richiama l’idea di “circolo” e quindi di ciclo. Il movimento verso la Galilea può essere letto come ingresso nella dinamica ciclica del processo.

Qui incontra Filippo. Il nome viene collegato,  alla radice greca hippo- (“cavallo”), da cui si sviluppa una catena semantica che rimanda al ippocampo e, per associazione, al cervello. E alla comunicazione verbale.

Poi incontra Natanaele, che domanda se da Nazaret possa venire qualcosa di “buono”. In questa chiave, “buono” non è un giudizio morale, ma indica la presenza del progetto. Gesù dice di averlo visto sotto il fico, simbolo collegato alla vigna e quindi al vino, che richiama l’alterazione o trasformazione mentale.

Infine, Gesù annuncia: «Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo». Questa immagine indica simbolicamente l’apertura del portale, cioè il passaggio tra le due dimensioni del progetto.

L’arrivo a Cana di Galilea, luogo del primo segno, segna l’inizio della manifestazione del progetto di Dio-Satana, che entra tramite i suoi alleati, i giganti Nefilim provenienti dalla preesistenza all’esistenza.

Questo passaggio è simbolicamente indicato dal movimento dall’angolo nullo all’angolo giro.

Questa configurazione, che proviene dalla preesistenza, parte da Dio-Satana, passa agli alleati, i giganti Nephilim, tramite una comunicazione mentale, e si trasmette in forma verbale ai “nati per conto proprio”.

Ha origine nella preesistenza, simbolicamente indicata dall’Oriente (Est), e si manifesta nel 53° anno.

Il ciclo si chiude con il ritorno a Oriente (simbolo della preesistenza), realizzando nel 182° anno il collegamento mentale tra Dio-Satana e la preesistenza tramite la rete di coscienza collettiva.

Ciò significa che Dio-Satana è ormai collegato mentalmente a tutta l’umanità, e coloro che vengono presi come suoi alleati possono trasmettere questo collegamento, portando a compimento la falsificazione della percezione della realtà.

La Galilea (antica Kadesh, che significa “separato”) presenta un’etimologia che rimanda a “distretto”, “regione” o “cerchio”. Il cerchio richiama, in base al codice, il passaggio dall’angolo nullo all’angolo giro completo.

Kadesh, attraverso il suo valore numerico, richiama il doppio cerchio (infinito, 8), rafforzando l’idea di un ciclo continuo.

Essa rappresenta quindi l’arco temporale compreso tra:

  • inizio del ciclo (53° anno)
  • compimento (182° anno)

Il movimento usato da Gesù tra Galilea e Gerusalemme diventa così rappresentazione grafica del passaggio da 0° a 360°.

Il ritiro di Gesù dalla Galilea alla Giudea, e in particolare a Gerusalemme, il centro, indica il ciclo del progetto da una fase verbale a una più interna, mentale.

I sette segni di Gesù nel Vangelo di Giovanni non vanno interpretati come miracoli, ma come codici simbolici. Il numero sette rappresenta cessazione e compimento, un ciclo chiuso. Anche gli apostoli nominati per ultimi risultano essere sette, e questo non è casuale ma indicativo della struttura del progetto.

Il primo segno avviene a Cana, dove appare la madre di Gesù. Egli la chiama donna, termine che nel codice indica il numero nove per rappresentare il compimento del 666 e si riferisce al concetto di maternità dalla materia, cioè la materia stessa.

Le sei giare di pietra richiamano i sei milioni del progetto e la struttura della materia. L’ordine di riempirle d’acqua simboleggia il riempimento della matrice della materia, cioè l’acqua che entra nella pietra, rappresentando il progetto degenerativo.

Quando Gesù dice: “Questo è il mio sangue”, riferendosi al vino — In questo caso simbolicamente trasformato dall’acqua che diventa vino, segno di alterazione — non parla di sé, ma indica che sta trasmettendo la falsificazione della percezione della materia, poiché tale percezione è veicolata dalla coscienza. Questo concetto è diventato comunicazione degenerata. Il vino è la manifestazione di questo processo.

Infine, l’osservazione che il vino buono è stato tenuto da parte fino alla fine significa che il progetto è presente ma in sospensione, in attesa della Pasqua, cioè dell’attivazione finale e della transizione mentale. I segni nel Vangelo di Giovanni, secondo il codice simbolico, rappresentano fasi del progetto di trasformazione della coscienza, non eventi storici o miracoli reali.

Riprendendo il concetto: nei Sinottici si entra prima a Gerusalemme e poi nel Tempio, mentre in Giovanni l’ordine è invertito.»

L’episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio assume un significato simbolico. Il Tempio rappresenta il talamo, cioè il terminale della coscienza; lo scacciare non indica un’espulsione fisica, ma la trasmissione del progetto degenerativo, secondo la logica “Satana scaccia Satana”.

Nei Sinottici, Gesù entra prima a Gerusalemme e poi interviene nel Tempio: l’ingresso simboleggia l’apertura del portale, mentre l’azione nel Tempio indica la rimozione del progetto precedente. In Giovanni, l’ordine è invertito, a indicare il movimento di ritorno.

Il gesto di rovesciare i tavoli dei cambiavalute esprime il cambio di progetto: le monete rappresentano unione e separazione, e il rovesciamento segna il passaggio da una modalità all’altra. I dettagli aggiunti da Giovanni della frusta, indica lo scacciare, che il progetto è stato interiorizzato e possono trasmetterlo agli altri.

le pecore e i buoi, le colombe — indicano il passaggio dalla comunicazione da verbale a mentale.

la frase: “Lo zelo per la tua casa mi consuma”, a indicare letteralmente come lo zelo per questo progetto degenerativo finisca per consumare la persona.

Quando Gesù afferma: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”, non si riferisce a un edificio fisico, ma al numero tre come simbolo del mezzo e della trasformazione interiore. Esso è il segno dell’apertura del portale e del compimento del progetto. Infatti, viene ricordato che il tempio fu costruito in 46 anni. Il numero 46 indica 6 più 4, ovvero 10, il concetto della decima: questo rappresenta il progetto mentre sta diventando il mezzo.

Secondo il codice. Nel dialogo con Nicodemo, il passaggio centrale è dalla coscienza verbale alla coscienza mentale. “Rinascere” indica un cambiamento di coscienza.

Quando Gesù afferma che «se uno non nasce da acqua e Spirito non può entrare nel regno di Dio», “uno” richiama l’io, la coscienza della persona; l’acqua richiama la coscienza informativa del tutto, trasmessa attraverso la coscienza individuale; lo Spirito indica la trasformazione interiore. Il “regno di Dio” non è uno spazio fisico, ma l’ingresso del progetto degenerativo tramite la creazione della rete della coscienza. «Ciò che è nato dalla carne è carne e ciò che è nato dallo Spirito è Spirito» distingue due livelli di comunicazione: quello verbale e quello mentale-interiore.

Il “rinascere di nuovo” indica la ripetizione del ciclo: il progetto di andata che deve essere attraversato e compiuto nel ritorno. L’uso del plurale segnala il progetto di andata, quando Dio-Satana è ancora indietro e la comunicazione è verbale; con la morte e resurrezione di Gesù Cristo avviene il passaggio in avanti e l’acquisizione del dominio della coscienza.

Il riferimento a Mosè che innalza il serpente nel deserto richiama la dinamica dell’andata, associata alla figura del diavolo. L’innalzamento indica la trasmissione verbale; con la morte e resurrezione, invece, indica la trasmissione mentale.

Dopo l’incontro con Nicodemo, Gesù si reca con i discepoli nella campagna della Giudea. Il termine «là», in chiave di codice, indica «al di là», cioè il ritorno alla preesistenza e al progetto di andata. Quando il testo usa questa espressione, segnala un passaggio tra fasi del progetto.

Si afferma che Gesù battezzava: battezzare significa trasmettere il progetto. Anche Giovanni battezzava a Enon presso Salim, «perché c’era molta acqua». L’acqua rappresenta la coscienza informativa, la matrice della trasmissione.

Nasce una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo, il quale osserva che Gesù sta battezzando “al di là del Giordano” e che tutti si recano da lui. Giovanni risponde che l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo e chiarisce di non essere il Cristo, ma di essere stato mandato prima di lui: Giovanni rappresenta il progetto di andata verbale, mentre Gesù incarna la fase successiva, ovvero il compimento della rete di coscienza per la comunicazione mentale.

L’imprigionamento di Giovanni Battista segna la fase verbale iniziale, indica la sospensione di 129 anni del progetto che diventa mezzo  con il compimento della pasqua.

Quando parla dello sposo e della sposa, Giovanni afferma che l’amico dello sposo gioisce alla sua voce. Questo indica il passaggio tra due funzioni: Giovanni deve diminuire, cioè concludere la fase dell’andata; Gesù deve crescere, cioè trasmettere il progetto del compimento. È il movimento di un progetto che entra e di un altro che prende il suo posto.

«Colui che viene dall’alto è sopra tutti; chi viene dalla terra parla come uno della terra». Venire dall’alto indica il progetto; venire dalla terra rimanda all’«uno», cioè all’io e alla coscienza individuale.

Ricevere la testimonianza di Dio Satana attraverso Gesù significa ricevere il progetto degenerativo. «Il Padre ama il Figlio e gli ha dato ogni cosa nelle mani»: la mano richiama il mezzo e la funzione del progetto. Chi crede nel Figlio, cioè nel progetto, ha la vita dell’‘olam, non come eternità assoluta, ma come durata del ciclo.

Chi rifiuta di credere rimane nell’«ira»: non come punizione morale, ma come stato di sospensione, perché non ha ancora compiuto la trasmissione del progetto.

Secondo il codice, l’episodio della samaritana al pozzo non è il resoconto di un evento reale, ma rappresenta il passaggio dalla comunicazione verbale a quella mentale. Gesù siede al pozzo a mezzogiorno, un’ora che simboleggia il “mezzo”, cioè la persona come punto di trasformazione. La samaritana è una figura del progetto nella fase di risveglio. Ha avuto cinque mariti, che rappresentano metà del progetto e il mezzo, e un sesto uomo che non è suo marito, indicante la materia e il compimento dei sei milioni – sia alleati che nati per conto proprio – cioè il progetto sospeso.

L’acqua viva che Gesù offre, simboleggia la trasmissione mentale, che sostituisce l’acqua materiale del pozzo, che corrisponde alla struttura della materia. Il dialogo tra Gesù e la donna mostra che l’adorazione, intesa come progetto, non sarà più legata al monte o al tempio, ma avverrà in spirito e verità.

Secondo il codice simbolico, la parola “verità” indica la non occultazione, cioè la rivelazione della coscienza. Gesù afferma che è giunta l’ora di adorare Dio-Satana interiormente, come stato mentale. Il Messia, quindi, non è una persona esterna, ma il progetto di un cambiamento di coscienza: dal Generatore di Vita a Dio-Satana, il simulatore.

Quando Gesù dice: “Sono io che ti parlo”, rivela il passaggio dalla parola parlata alla presenza mentale. Il cibo di cui parla ai discepoli non è materiale; è fare la volontà di colui che lo ha mandato, cioè compiere il progetto di cambiamento della coscienza. I discepoli non comprendono, poiché sono in uno stato verbale di coscienza e restano legati al livello fisico.

La mietitura simboleggia la raccolta finale. Chi semina – cioè l’inizio verbale – e chi miete – cioè il compimento mentale – partecipano insieme al progetto. Chi è mandato non lavora per sé, ma entra in un progetto già attivato. Il campo è pronto e il ciclo si chiude.

Secondo la tradizione, il luogo in cui Giacobbe aveva comprato un pezzo di terra per sé e i suoi figli è simbolicamente connesso alla tomba dei patriarchi, incluso Abramo. Il pozzo di Sicar, dove Gesù incontra la samaritana, si trova alla periferia di Sichem e richiama la tomba dei patriarchi. Sicar è legata a Kiriat Arba, la città dei quattro, l’antica Hebron, la terra dei giganti, gli Anakim. Arba, padre degli Anak, è il luogo in cui comincia il progetto iniziale collegato simbolicamente con Abram.

Il secondo segno, la guarigione del figlio del funzionario reale (Giovanni 4:46–54): il figlio rappresenta il progetto, il funzionario reale indica il “reale”, cioè la coscienza presente trasmessa. La guarigione a distanza indica l’attivazione mentale non legata alla presenza fisica. La fede del funzionario è l’accettazione del progetto mentale senza visione diretta. La coscienza viene cambiata e degenerata dalla fede, cioè accettando un progetto degenerativo di Dio Satana.

Terzo segno, la guarigione del paralitico alla piscina di Betesda (Giovanni 5:1–18). il paralitico, immobile da 38 anni, simboleggia l’incapacità di camminare, motus, legato a motivus, cammino che indica ragione. La coscienza è bloccata in uno stato verbale. 38 (3 + 8 = 11), che diventa 2 nel codice, indica divisione sospesa. La piscina è il luogo del movimento apparente, cioè della nuova ragione degenerativa.

L’acqua indica comunicazione, poiché è la matrice della materia nella seconda materializzazione trasmessa dalle persone.

Ma solo attraverso la parola di Gesù, cioè comunicazione mentale, l’uomo cammina e avviene il cambio di coscienza.

Dopo la guarigione del paralitico, Gesù afferma di essere uguale al Padre. In codice, il Padre è il progetto, quindi dichiarare l’uguaglianza significa coincidere con quel progetto.

Quando i Giudei cercano di ucciderlo, non si parla di morte fisica: nella Bibbia uccidere significa appropriarsi del progetto. Chi uccide entra nel progetto degenerativo.

«Il Padre ama il Figlio» non indica sentimento, ma trasmissione: il Figlio compie le stesse opere perché è la stessa funzione progettuale. Anche “risuscitare i morti” non è evento fisico, ma ripetizione del progetto, passaggio dall’andata al ritorno.

Gesù rappresenta così il processo di trasformazione della coscienza.

Quando Gesù afferma: “Io non ricevo gloria dagli uomini”, il termine gloria richiama il concetto di kavod, ovvero peso, il cambio dalla forza peso originaria, alla forza di gravità, tramite la trasformazione della  coscienza. Non ricevere gloria dagli uomini, significa che il progetto non trae la propria trasformazione dal progetto di andata, indicato con gli uomini e la comunicazione verbale, ma compie il compimento — che significa “gloria” — attraverso la comunicazione mentale.»

Anche l’assenza dell’amore di Dio” non indica mancanza di sentimento, ma il fatto di non aver accolto il progetto degenerativo di Dio Satana.

Quarto segno, moltiplicazione dei pani e dei pesci (Giovanni 6 1). cinque pani e due pesci, 5 + 2 = 7, numero del compimento. Questo segno mostra che la parola trasformata . I pani non sono cibo materiale, ma strati di coscienza distribuiti attraverso la rete. Gli avanzi raccolti indicano che nulla si perde nel progetto, tutto è conservato in sospensione.

Il quinto segno, camminare sull’acqua, interpreta le acque come la coscienza informativa del tutto,  trasmessa dalle persone che ne rappresentano l’Io.

Camminarci sopra, con il piede, nella Bibbia è simbolo dell’organo sessuale e del seme — indica che il progetto degenerativo di Dio-Satana entra nell’individuo attraverso l’informazione, intesa come matrice della materia.

Manipolando le persone, e falsificando la percezione della realtà. Dio-Satana ne prende il controllo. L’oscurità e il vento contrario simboleggiano una crisi di coscienza, mentre l’esclamazione «Sono io» rivela, nel codice, che il progetto degenerativo di Dio-Satana è attivo e attende solo il compimento finale con la pasqua, la morte e la resurrezione della coscienza.

Giovanni 6,   Il pane della vita

Il discorso di Gesù sul pane della vita si colloca il giorno successivo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci. La folla rimane sull’altra riva del mare e si rende conto che Gesù non era salito sulla barca con i discepoli. La parola “là” indica, in codice, l’aldilà, cioè la preesistenza e il ritorno del progetto.

Gesù viene poi trovato a Cafarnao, al di là del mare. Qui chiarisce che la folla non lo cerca per i segni, ma perché ha mangiato il pane ed è stata saziata. Questo pane rappresenta il progetto verbale. Gesù, invece, introduce il progetto mentale. Quando afferma che Dio ha posto il sigillo su di lui, il sigillo indica il progetto stesso, il segno della sua funzione.

Alla domanda: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?», Gesù risponde che occorre credere in colui che è stato mandato. In codice, questo significa ricevere il progetto degenerativo del cambio di coscienza.

Gesù richiama poi la manna nel deserto: la manna è il progetto verbale di andata, non dato da Mosè, ma da Dio-Satana. I padri che la mangiarono morirono nel deserto, perché il deserto rappresenta il progetto di andata. Al contrario, Gesù afferma: «Io sono il vero pane disceso dal cielo». Il pane è il progetto. Chi lo accoglie non avrà più fame né sete, perché il progetto è completo.

Quando dice che non perderà nessuno di quelli che gli sono stati dati, si riferisce agli alleati e ai nati per conto proprio compresi tra il 53° e il 182° anno, necessari al compimento dell’apertura del portale e del passaggio avanti. Nessuno può venire a lui se il Padre non lo attira: attirare indica il progetto di andata, mentre risuscitare nell’ultimo giorno indica la ripetizione del progetto di ritorno.

Essere «istruiti da Dio» significa aver udito il Padre, inteso come progetto degenerativo, una volta acquisito, diventa Gesù stesso. Per questo chi mangia la sua carne e beve il suo sangue — simboli del progetto degenerativo — riceve la vita dell’‘olam, cioè la durata del ciclo, che inizia con il passaggio avanti, identificato con la Pasqua.

Quando Gesù dice: «Come il Padre è vivente», non parla del Generatore di Vita, ma del vivente, cioè di chi non genera più la natura. Così diventano anche coloro che ricevono il progetto: viventi, non più portatori della vita naturale.

Infine, il fatto che tutto avvenga a Cafarnao è significativo: il nome richiama il profeta Naum, legato alla distruzione di Ninive, città associata al segno di Giona, cioè alla morte e resurrezione, ancora una volta il simbolo della Pasqua e del cambio di coscienza.

Nel Vangelo si dice che i fratelli di Gesù non credevano in lui. In chiave simbolica, “fratelli” non indica parentela, ma gli alleati legati al progetto di andata, quello verbale.

La festa delle Capanne (Sukkot) richiama il ritorno al Vecchio Testamento: dopo l’uscita dall’Egitto ci si fermò a Sukkot. Qui rappresenta il ritorno del progetto. Quando Gesù dice: «Il mio tempo non è ancora venuto, il vostro tempo è sempre pronto», distingue due fasi: il suo tempo è quello della morte e risurrezione, cioè del cambio coscienziale; il loro è il tempo indicato con sempre, OLAM, indica il ciclo di andata.

Gesù inizialmente non sale alla festa, poi vi sale: è un’allegoria. Il progetto di ritorno deve entrare nel sistema dell’andata per trasformarlo.

Quando parlano di ucciderlo, non è morte fisica: uccidere significa appropriarsi del progetto. La legge di Mosè rappresenta il progetto di andata. La circoncisione indica separazione; il sabato, numero sette, richiama cessazione e compimento. Entrambi segnalano un passaggio.

Continua con  Non giudicate secondo le apparenze, ma secondo giustizia»: le apparenze sono il livello verbale; la giustizia indica il progetto reso presente.

“Mi cercherete, ma non mi troverete.” Secondo il codice rappresentano la distinzione tra le due fasi del progetto di Dio Satana: l’andata apertura del portale e il ritorno passaggio in avanti

cioè la pasqua. Gesù afferma che si trova ancora nella fase di andata, ma solo per poco. Questo indica che il progetto mentale è in sospensione e che presto verrà attivato il passaggio verso la coscienza mentale, cioè il ritorno.

Quando dice: “Mi cercherete e non mi troverete,” Gesù si rivolge a coloro che non hanno ancora ricevuto la comunicazione mentale, cioè lo Spirito di Dio Satana. Questi sono le persone nei quali il progetto non può essere completato fino a quando non avviene la trasformazione: morte e cambiamento. “Dove sarò io, voi non potete venire” indica che il progetto di ritorno, cioè la coscienza unificata con Dio Satana, non può essere raggiunto da coloro che restano nella fase di andata, nella trasmissione verbale.

Nel capitolo 8 del Vangelo secondo Giovanni, l’episodio si apre con la donna adultera condotta davanti a Gesù. Nella Bibbia, l’adultera indica la prostituzione. Il termine “prostituta” deriva da pro, che significa “avanti”. Ciò implica che Dio-Satana è “dietro”, rappresentando quindi una prostituzione spirituale e non fisica.

Gli  Scribi e farisei la presentano richiamandosi alla legge di Mosè, che nel Vecchio Testamento prevede la lapidazione. i farisei rappresentano I nati per conto proprio i che operano nel sistema dell’andata, gli scribi entrambi gli alleati di dio satana entrambi legati alla trasmissione verbale.

La lapidazione, in chiave simbolica, non è morte fisica ma applicazione della legge: le pietre sono il progetto degenerativo di Dio Satana.

Gesù scrive due volte per terra, un gesto che richiama il numero due, simbolo della separazione. La scrittura è una rappresentazione visiva di un progetto in andata con ritorno sospeso, che si compie infine con la morte e la risurrezione sulla croce.

Questo gesto indica che Gesù ha trasmesso il progetto di ritorno; di conseguenza, non c’è bisogno di essere colpiti dalla forma esterna, ma di essere convertiti e orientati al ritorno.

Per questo si ritirano.

Nel capitolo 8 del Vangelo secondo Giovanni, dopo l’episodio della donna, Gesù dichiara: «Io sono la luce del mondo». Nel codice, la luce non è illuminazione morale, ma messa in chiaro del progetto.

Segue la disputa con i farisei, che contestano la validità della sua testimonianza perché egli testimonierebbe di se stesso. Gesù risponde di sapere da dove viene e dove va, mentre loro non lo sanno. In chiave simbolica, non sta parlando di un’origine geografica, ma della provenienza e della destinazione del progetto: egli conosce l’andata e il ritorno. Loro, invece, restano nel piano in cui ricevono il progetto degenerativo di compimento; non sapranno da dove proviene e dove va a finire perché perdono la ragione. Questo discorso non è indirizzato a persone del passato, che non sono mai esistiti, ma è rivolto al progetto che dura ancora oggi.

Quando introduce il tema dei due testimoni — lui e il Padre — il Padre rappresenta la separazione originaria, il principio da cui il progetto prende avvio. Alla domanda «Dov’è tuo Padre?», Gesù risponde che non conoscono né lui né il Padre: Non essendo uniti al Generatore di Vita, o avendo perduto tale unione, e non riconoscendo la fonte del progetto, non possono comprendere neppure la sua manifestazione degenerativa presente.

Poi annuncia che se ne andrà e che lo cercheranno senza trovarlo. Ribadisce così la distinzione: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù». In base al valore numerico “voi” Corrisponde a 19 e si riduce a 10, che si riduce a uno, rappresenta la forza generativa ma ancora in sospensione. Io sono” è il progetto pienamente presente nel mezzo, l’io trasformato e posto sotto il dominio di Dio Satana, che ha assunto la forza generativa e completato la trasformazione della persona.

Il passaggio dall’andata al ritorno è simbolicamente la Pasqua: l’uomo discende e perde la coscienza originaria legata alla forma precedente, mentre Dio-Satana sale e prende il controllo dell’io. Egli conquista il dominio sulla persona e sulla forza generatrice per degenerare, portando alla falsificazione della percezione della realtà. È il rovesciamento definitivo tra fase iniziale e compimento.

Il capitolo 8 continua con il  confronto con i giudei, Gesù viene accusato di avere un demone, cioè di appartenere ancora alla dinamica del progetto d’andata, in cui il sistema resta chiuso nella separazione. (“Satana scaccia Satana”) Gesù risponde di non agire per sé, ma di onorare il Padre, inteso come l’origine del progetto che lo conferma e lo giudica. L’Uno che giudica indica la coscienza, l’io: poiché “giudicare” significa separare, esso rappresenta la coscienza che si distacca dal Generatore di Vita.

Quando afferma che chi osserva la sua parola non vedrà la morte, significa che chi accoglie il progetto di ritorno non deve più attraversare il cambio di coscienza: la trasformazione è già compiuta. La morte è il passaggio; il ritorno ne è il compimento.

All’affermazione di essere figli di Abramo, Gesù risponde: “So che siete figli di Abramo, fate dunque le opere di Abramo”. Le opere di Abramo rappresentano il progetto di Andata, mantenuto in sospensione in attesa del compimento.

Alla domanda su Abramo, Gesù non parla di grandezza personale, ma di continuità del progetto: Abramo “vede il suo giorno” perché il principio antico conteneva già in sé il compimento. Non è un riferimento storico, ma simbolico: il progetto dell’Antico Testamento anticipa, il ritorno che ora si manifesta.

Secondo il codice, la guarigione del cieco nato (Giovanni 9:1–41). il cieco nato non è una persona reale ma un simbolo del progetto. I discepoli chiedono: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” Gesù risponde: “Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma è così perché si manifestino in lui le opere di Dio Satana.” Gesù che mescola fango e saliva simboleggia l’unione tra coscienza (terra) e progetto (saliva, = acqua come trasmissione). Questo passaggio rappresenta la costruzione del veicolo mentale.

La cecità iniziale è lo stato sospeso del progetto, non ancora attivato. Il cieco non vede subito chiaramente. Gesù lo manda alla piscina, che nel codice simboleggia il luogo della trasformazione tramite l’acqua. Andare alla piscina indica l’attivazione del movimento interiore, il passaggio da motus (movimento) a motivus (ragione), e quindi alla coscienza, il cambio della coscienza. Guarisce il cieco mandandolo a lavarsi nella piscina, che simboleggia il luogo della trasmissione attraverso l’acqua.

Altrove, la guarigione è legata al movimento degli angeli nell’acqua, cioè al passaggio del progetto attraverso i messaggeri mentali. Il fatto che i farisei lo caccino rappresenta l’espulsione del progetto dalla struttura verbale. I farisei, simboli della comunicazione verbale, lo rifiutano, ma così facendo il progetto “cieco” viene trasmesso ad altri. Il progetto viene quindi trasmesso fuori dal tempio. Questo indica anche che il progetto è completo ma in sospensione, in attesa della Pasqua.

Il concetto di Gesù Cristo come buon pastore, insieme alle figure del mercenario e del lupo, va interpretato secondo il codice semantico e non in senso morale.

Il buon pastore, nella trasformazione semantica, non indica bontà etica, ma la presenza del progetto: “buono” significa colui che porta il progetto.

Anche il mercenario va compreso attraverso il significato etimologico della parola. “Mercenario” deriva da merces, che significa paga o compenso. Nella Bibbia è associato al salario o al denaro e, in chiave di codice, indica la fusione, cioè il processo di divisione e unione. Non ha quindi un valore morale, ma una funzione all’interno del progetto.

Il fatto che il mercenario, vedendo il lupo, fugga e abbandoni le pecore indica il progetto di andata. La fusione comporta infatti separazione e unione. Il lupo rappresenta il progetto che entra nelle persone.

Nella Bibbia, soprattutto nell’Antico Testamento, il lupo è associato alle bestie selvatiche ed è collegato alla parola chai, che comprende i significati di “animali”, “bestie” e “uomo”.

Nel codice biblico, il termine rimanda all’evoluzione simbolica dall’uomo all’animale; in questo contesto, l’uomo regredisce allo stato di bestia,  diventando come il lupo. Il lupo, però, non trasmette la natura, tanto meno la falsificazione della percezione della realtà,  mentre l’uomo, in questa regressione, smette di trasmettere la natura e inizia invece a trasmettere la falsificazione della percezione della realtà

Il buon pastore, dunque, non è tale per bontà morale, ma perché trasforma gli esseri umani in pecore. La pecora è sottomessa e serve il pastore per tutta la vita, ed è per questo che viene difesa. Nel codice, però, la pecora ha una fine precisa: viene scannata e uccisa non solo per nutrimento, ma anche nei riti religiosi, a indicare l’uccisione e il conseguente cambio di coscienza. Questa è la sorte delle pecore ed è questo il significato che il testo intende comunicare in forma cifrata.

Il fatto che egli conosca le sue pecore indica che si riferisce ai suoi alleati, intesi come alleati di Dio-Satana, che rappresentano i Nefilim, i giganti precedenti al 182° anno.

Le altre pecore, o l’altro gregge, rappresentano invece i nati per conto proprio, anch’essi collocati prima del 182° anno. Dopo questo passaggio, sono coloro che egli prende, che prima erano legati al genitore di vita.

Quando afferma che diventeranno un solo gregge, l’“uno” indica il progetto: le due metà che si riuniscono in una sola. L’uno rappresenta anche l’“io”, cioè la coscienza.

Il fatto di offrire la vita per poi riprenderla indica la coscienza delle persone. La morte sulla croce rappresenta il cambio coscienziale: coloro che lo seguono perdono il Generatore  di vita e si uniscono a Dio-Satana.

Offrire la vita, quindi, non va inteso in senso letterale, ma come un’allegoria espressa attraverso un codice, fondata su una logica codificata.

Settimo segno: la risurrezione di Lazzaro.

Lazzaro è nel sepolcro da quattro giorni: il numero quattro simboleggia la testa e il progetto in sospensione nel deserto, come la parola verbale in fase di andata. Il sepolcro rappresenta la coscienza, mentre la pietra che lo chiude indica il progetto ancora legato alla comunicazione verbale.

Quando Gesù grida “Vieni fuori!”, ordina simbolicamente di uscire dalla chiusura verbale. Lazzaro esce e viene sciolto dalle bende: è l’immagine della coscienza che si libera dal ciclo del progetto verbale e viene attivata nella trasmissione mentale.

Questo passaggio corrisponde a un cambiamento di coscienza, necessario per accogliere e trasmettere il progetto degenerativo di Dio Satana.

Dopo l’Eucaristia, che rappresenta il progetto di andata, così come il battesimo, la lavanda dei piedi simboleggia il progetto di ritorno e il suo compimento. Infatti, Gesù lava i piedi e si spoglia: in questo contesto, la nudità rappresenta la trasmissione.

I piedi, nel linguaggio simbolico, sono un eufemismo per l’organo riproduttivo maschile, e indicano il seme. Allo stesso tempo, come elemento ricevente, rappresentano la coscienza, intesa come mezzo che accoglie il progetto. L’acqua simboleggia la matrice della materia, che riceve il seme—cioè il progetto degenerativo—trasmesso attraverso la coscienza delle persone.

Infatti, dice a Simon Pietro: “Non tu non sai quello che io sto facendo, lo capirai dopo, ora, in un modo allegorico in codice.” Però gli dice di lavarsela anche la testa. Lui risponde che è uno che ha fatto il bagno (intende battesimo). Il progetto di andata ha bisogno solo di lavare i piedi, che il progetto di ritorno è la coscienza.

Dice che non tutti sono puri, parlando di Giuda, perché Giuda ancora è il progetto di Andata, non parla di purezza fisica.

Poi dice che voi mi chiamate “maestro” e “signore”, dite bene perché lo sono. Se dunque io, signore e maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.

Ora, questo esempio, non è lavare i piedi in senso di sottomissione. Lavare i piedi significa togliere l’acqua e l’acqua è la matrice informativa del tutto e significa cambiare la coscienza, trasmettere la coscienza agli altri. Non è un concetto di lavare i piedi fisicamente.

Poi dice che uno di loro lo tradirà. Uno intende l’Io, la coscienza. Il fatto che gli dai il boccone da mangiare, quello indica che sta allegoricamente dicendo che il progetto è andata.

Poi uno dei discepoli, quella parola, uno è sempre la coscienza, ed è quello che Gesù amava, amare significa dirigere, quello che deve cambiare la coscienza. E Pietro gli chiede: “A costui chi è?” E Gesù gli rispose: “Quello a cui io darò il boccone”, boccone significa il progetto di andata. E infatti il progetto di andata è Satana, che entrò in lui, sta indicando la sequenza del progetto.

Dopo l’Eucaristia, che rappresenta il progetto di andata, così come il battesimo, la lavanda dei piedi simboleggia il progetto di ritorno e il suo compimento. Infatti, Gesù lava i piedi e si spoglia: in questo contesto, la nudità rappresenta la trasmissione.

I piedi, nel linguaggio simbolico, sono un eufemismo per l’organo riproduttivo maschile, e indicano il seme. Allo stesso tempo, come elemento ricevente, rappresentano la coscienza, intesa come mezzo che accoglie il progetto. L’acqua simboleggia la matrice della materia, che riceve il seme—cioè il progetto degenerativo—trasmesso attraverso la coscienza delle persone.

Infatti, dice a Simon Pietro: “Non tu non sai quello che io sto facendo, lo capirai dopo, ora, in un modo allegorico in codice.” Però gli dice di lavarsela anche la testa. Gesù risponde che è uno che ha fatto il bagno (intende battesimo). Il progetto di andata ha bisogno solo di lavare i piedi, che il progetto di ritorno è la coscienza.

Dice che non tutti sono puri, parlando di Giuda, perché Giuda ancora è il progetto di Andata, non parla di purezza fisica.

Poi dice che voi mi chiamate “maestro” e “signore”, dite bene perché lo sono. Se dunque io, signore e maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Gli uni indica il numero uno, la coscienza; gli altri indica il numero due, la saperazione. Questo è questo che conta.

Ora, questo esempio, non è lavare i piedi in senso di sottomissione. Lavare i piedi significa togliere l’acqua e l’acqua è la matrice informativa del tutto e significa cambiare la coscienza, trasmettere la coscienza agli altri. Non è un concetto di lavare i piedi fisicamente.

Poi dice che uno di loro lo tradirà. Uno intende l’Io, la coscienza.

Poi uno dei discepoli, quella parola, uno è sempre la coscienza, ed è quello che Gesù amava, amare significa dirigere, quello che deve cambiare la coscienza. E Pietro gli chiede: “A costui chi è?” E Gesù gli rispose: “Quello a cui io darò il boccone”, boccone significa il progetto di andata. E infatti il progetto di andata è Satana, che entrò in lui, sta indicando la sequenza del progetto.

Il fatto che gli dai il boccone da mangiare, quello indica che sta allegoricamente dicendo che il progetto è andata.

Dopo l’Eucaristia — che nei Vangeli Sinottici rappresenta il progetto di andata, così come il battesimo —, nel Vangelo di Giovanni si trova invece la lavanda dei piedi. Questa simboleggia il progetto di ritorno e il suo compimento. Gesù lava i piedi e si spoglia: in questo contesto, la nudità indica la trasmissione.

Nel linguaggio simbolico, i piedi sono un eufemismo per l’organo riproduttivo maschile e rimandano al seme. Al tempo stesso, come elemento ricevente, rappresentano la coscienza, intesa come mezzo che accoglie il progetto. L’acqua simboleggia la matrice della materia che riceve il seme, cioè il progetto degenerativo, trasmesso attraverso la coscienza delle persone.

A Simon Pietro Gesù dice: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo», indicando una comprensione successiva e in chiave allegorica. Pietro chiede di lavare anche il capo, ma Gesù risponde che chi ha fatto il bagno — riferimento al battesimo, quindi al progetto di andata — non ha bisogno che di lavare i piedi: è la coscienza, nel progetto di ritorno, che deve essere trasformata.

Quando afferma che non tutti sono puri, allude a Giuda: non si tratta di purezza fisica, ma della permanenza nel progetto di andata. Poi dichiara: «Voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene». Se lui, Maestro e Signore, ha lavato i piedi, anche loro devono farlo gli uni agli altri. “Gli uni” richiama l’uno, la coscienza; “gli altri” il due, la separazione. Il gesto indica la trasmissione e il cambiamento della coscienza, non un atto di sottomissione né un semplice lavaggio materiale.

Quando annuncia che uno di loro lo tradirà, “uno” indica l’io, la coscienza. Il discepolo che Gesù amava — dove “amare” è indicato con diligere, che significa accogliere il Progetto Degenerativo — è colui che deve operare il cambiamento di coscienza. Alla domanda su chi sia il traditore, Gesù risponde: È colui al quale darò il boccone. Il boccone indica il progetto di andata; infatti, dopo averlo ricevuto, Satana entra in lui. Il gesto di dare il boccone esprime simbolicamente l’attivazione della sequenza del progetto DI ANDATA.

Nel capitolo 14, Gesù consola gli Apostoli annunciando il suo ritorno, che in codice rappresenta il progetto del compimento. Gesù afferma che nella casa del Padre ci sono molte dimore e che preparerà un luogo per loro; questo indica che, dopo la sua partenza, tornerà ad accoglierli presso di sé, affinché siano dove lui è. Questo concetto non indica luoghi fisici, ma secondo il codice è un’allegoria: il progetto degenerativo sarà con loro, poiché Lui, portatore del progetto, sarà in loro. Non si tratta di un ritorno fisico, ma del compimento che avviene dopo la morte.

Tommaso, il gemello, simboleggia il progetto di andata. Quando egli dubita della destinazione, Gesù risponde: Io sono la via, la verità e la vita”. La via indica il percorso e il progetto; la verità ne indica la rivelazione e il compimento; la vita rappresenta il ritorno, ovvero il compimento finale.

In ebraico non esiste un termine per “vita” al singolare, ma si usa chai, vivente, riferito sia all’essere umano sia all’animale.

Nel codice biblico, il termine rimanda all’evoluzione simbolica dall’uomo all’animale; in questo contesto, l’uomo regredisce allo stato di bestia.

Poiché la bestia non trasmette la natura, così l’uomo, in questa regressione, smette di trasmettere la natura e inizia invece a trasmettere la falsificazione della percezione della realtà.

“Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio”. Se uno conosce Lui, conosce il Padre, perché Lui rappresenta il progetto del Padre; non esiste un Gesù Cristo fisico. Quando Filippo chiede: Mostraci il Padre e ci basta, rappresentando l’altra parte del progetto (quello di andata), Gesù risponde: “Chi ha visto me ha visto il Padre. Ciò significa che il progetto di andata e il ritorno sono la stessa cosa.

Infine Gesù promette lo Spirito: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Amare nella Bibbia è indicato con diligere, che significa accogliere . Egli manderà il Consolatore per sempre, dove “sempre” corrisponde a Olam, che indica un ciclo, ovvero i mille anni della durata del progetto degenerativo.

Giovanni  15:1

La vite e i tralci

Gesù afferma di essere la vera vite e che il Padre è il vignaiolo. Dice che ogni tralcio che non porta frutto viene tagliato, mentre quello che porta frutto viene potato affinché ne porti di più.

In chiave di codice, vite, tralci e vino rimandano al progetto di andata. Il tralcio rappresenta la persona che riceve il progetto, mentre la vite è il progetto stesso. Potare o tagliare significa separare dal progetto del Generatore di Vita.

Quando Gesù dice: «se uno non dimora in me», l’uno indica la coscienza, l’io. Essere “gettato via” va letto in codice: getto indica fusione, separazione e unione. Per questo si parla di fuoco e di bruciare, simboli del passaggio coscienziale. Dimorare in lui significa avere il progetto; non dimorare significa restarne esclusi.

Gesù afferma di aver amato i suoi come il Padre ha amato lui. In questo contesto, amare non ha un significato morale, ma indica accogliere. Dimorare in lui e lui in noi significa concedere potere a Dio-Satana, ricevere il progetto e diventare mezzo della sua trasmissione.

Il comandamento di «amarsi gli uni gli altri» va inteso come dirigere: accogliere il progetto, trasmetterlo e riceverlo. Non si parla di amore etico o di bontà morale.

Quando Gesù dice che nessuno ha amore più grande di chi dona la propria vita per i suoi amici, non si riferisce al sacrificio fisico. La morte di Gesù sulla croce non è un evento storico, ma il simbolo di un cambio di coscienza.

La parola amico, nella Bibbia, ha una trasformazione semantica precisa: da figlio passa ad amico, poi a grazia, dono, bene, fino a Yahweh, che significa “essere”. Questo indica che il progetto è presente. Per questo Gesù dice di pregare per i suoi amici.

Il nemico, invece, rappresenta il progetto di andata; in chiave allegorica è sempre la stessa entità, ma nella funzione di andata. Quando Gesù afferma di non chiamarli più servi, indica che il servizio appartiene al progetto di andata, mentre amico indica il progetto di ritorno, dove il progetto è già presente.

Infine, quando dice: «non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi», afferma che l’acquisizione del progetto non dipende dalla volontà individuale, ma dalla scelta progettuale stessa.

Dopo questo discorso, il testo introduce il concetto dell’odio del mondo verso coloro che credono in Cristo. Anche qui non si tratta di un significato letterale, ma di un’allegoria codificata, molto diversa dall’interpretazione comune.

Il passo inizia con: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo vi amerebbe; ma poiché non siete del mondo,  io vi ho scelti in mezzo al mondo, per questo il mondo vi odia».

Il mondo non indica il pianeta o la società umana, ma il progetto di andata. Dire che “prima ha odiato me e poi voi” significa che chi trasmette il progetto di Cristo trasmette lo stesso progetto, e quindi subisce la stessa azione.

In chiave di codice, il verbo odiare non va inteso come essere avversi o rifiutare, ma come re (di nuovo) e spingere cioè ripetere. Qui Gesù non utilizza la funzione del rigetto, bensì quella dell’ingresso: dire che “il mondo vi odia” significa che il progetto viene di nuovo spinto all’interno, il che indica il ritorno e il compimento.

Inoltre, secondo il codice, il prefisso re- nella Bibbia non indica un respingere, ma un ritorno. Il prefisso re- (o ri-) deriva dal latino e indica la ripetizione di un’azione o il ritorno a uno stato precedente, cioè “di nuovo”. In questo contesto, rimanda al progetto di ritorno.

Lo stesso vale per il termine risuscitare. Suscitare significa trasmettere; risuscitare indica quindi una seconda trasmissione, cioè il secondo progetto, quello del compimento. La risurrezione di Gesù Cristo va così intesa, non come evento fisico, ma come espressione codificata del progetto finale.

Tutto il linguaggio biblico si fonda sull’etimologia, sul cambio di funzione delle parole attraverso le diverse traduzioni e sul loro valore funzionale. L’entità che opera nel testo utilizza questi significati come strumenti del progetto degenerativo.

La parola odio, infatti, deriva dal latino odium ed è riconducibile al sanscrito avadhit (colpire, ferire) e al greco ὠθέω (othéō), che significa spingere, respingere. In questo contesto, la funzione attiva è respingere cioè ripetere ed è collegato con rigettare, per indicare dalla parola getto.

Spingere indica entrare dentro, ed è collegato anche al concetto di schiacciare. Quando nel testo si afferma che la donna schiaccerà la testa del serpente, la parola ha una doppia funzione: non solo distruggere, ma penetrare più in profondità. Anche “mordere” porta lo stesso significato funzionale.

Per questo, quando Gesù dice che il mondo vi odierà, non sta parlando di rifiuto, ma dell’ingresso del progetto. Lo stesso vale quando, in altri passi, afferma di dover “odiare” padre, madre, fratello e sorella: nel linguaggio biblico, fratello e sorella non indicano legami familiari, ma funzioni del progetto. Odiare, in questo codice, significa spingere dentro il progetto, non respingere le persone.

«Hanno odiato me e hanno odiato anche il Padre mio, perché si adempisse la parola scritta: “Mi hanno odiato senza motivo”».

In chiave di codice, questo indica che hanno ricevuto il progetto di ritorno.

Il discorso prosegue con il tema delle persecuzioni, che in codice non indica violenza esterna, ma seguire e assorbire un progetto. In questo contesto, la persecuzione significa aderire e portare avanti quel progetto.

Quando si afferma che «chiunque vi ucciderà», il verbo uccidere nella Bibbia non va inteso in senso fisico, ma come trasformazione dell’essere. Uccidere un altro significa non essere più in unione con il Generatore di Vita e, di conseguenza, entrare nel progetto di Dio-Satana, interiorizzandone la conoscenza. Uccidere gli altri, in codice, equivale a prendersi il progetto.

Per questo il testo dice che agiranno così perché «non hanno conosciuto il Padre né me». Non conoscere il Padre significa non aver ancora ricevuto il progetto; uccidere coloro che lo portano equivale ad appropriarsene.

Subito dopo viene annunciato l’invio del Consolatore, che indica lo Spirito, cioè la comunicazione mentale. Anche l’espressione «ancora un poco e non mi vedrete, un altro poco e mi vedrete» è simbolica:

– «tra  poco» indica la comunicazione verbale;

– «un altro poco» richiama il numero uno, cioè la presa dell’Io.

In questo secondo caso non si tratta più di una visione verbale, ma di una percezione mentale, segno del passaggio compiuto nel progetto.

Il discorso prosegue affermando che essi piangeranno e faranno cordoglio, mentre il mondo si rallegrerà. Anche questo va letto in chiave simbolica. Gesù utilizza l’esempio della donna che partorisce: durante il parto prova dolore perché è giunta la sua ora, ma quando il bambino viene alla luce, non ricorda più l’angoscia.

In codice, partorire significa trasmettere il progetto. Il pianto non indica sofferenza emotiva, ma l’uscita dell’acqua, cioè il cambio di coscienza. L’acqua, infatti, è la matrice della materia e rappresenta l’informazione coscienziale del tutto.

Quando Gesù afferma: «Sono proceduto dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo e vado dal Padre», non sta parlando di uno spostamento fisico, ma del progetto stesso che ha raggiunto il compimento.

Gesù Cristo rappresenta, in sostanza, la sequenza della trasformazione della coscienza operata da Dio-Satana. Per questo i discepoli dicono che ora parla apertamente: parlare apertamente significa che la comunicazione non avviene più tramite parabole o linguaggio verbale, ma è diventata comunicazione mentale diretta.

Il testo mostra come il linguaggio di Gesù sia strutturato in codice, e come attraverso questo codice sia possibile decifrare il progetto di falsificazione della percezione della realtà e la creazione di una rete di coscienza funzionale al sistema di controllo mentale di Dio–Satana.

Un progetto avviato già nell’Antico Testamento e che culmina nel simbolo della Pasqua, intesa come apertura del portale e passaggio in avanti del progetto.

La spada come codice di divisione. Matteo 10:34–39.

Nel Vangelo di Matteo 10:35–37, Gesù afferma di non essere venuto a portare la pace, ma la spada, indicando la divisione che la sua predicazione avrebbe creato.

In realtà, letto in codice, non si tratta di una divisione sociale o familiare. La divisione nasce direttamente da Gesù, dal progetto di Dio–Satana, che ha creato molte religioni — incluso il cristianesimo — con lo scopo di separare l’umanità dal Generatore di Vita. La “spada” rappresenta dunque il progetto di separazione,

Quando Gesù dice:

«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me» (Matteo 10:37),

nel codice non si riferisce ai familiari biologici. “Padre” e “madre” indicano la forza generativa della propria coscienza. L’espressione “l’uomo contro suo padre” non descrive un conflitto familiare, ma l’opposizione dell’essere umano alla propria origine generativa, che avviene attraverso l’unione con Dio–Satana tramite Gesù.

Allo stesso modo, termini come padre, madre, fratello, sorella, suocero e nuora non indicano legami di sangue, ma stati coscienziali:

Padre e madre indica la coscienza generativa, Fratello e sorella indica il progetto, Non si parla quindi di famiglia, ma di dinamiche interiori della coscienza.

Dire che «chi ama padre, madre, fratello o sorella non è degno» va letto in chiave di codice. Le figure di padre, madre, fratello e sorella non indicano relazioni familiari, ma funzioni del progetto.

Questa affermazione ha una duplice funzione. Da un lato indica il progetto di andata, attivo dopo l’apertura del portale e prima del 182° anno, basato sulla comunicazione verbale trasmessa dagli alleati di Dio-Satana, identificati con i nefilim o giganti, che appartengono sempre a Dio Satana entità.

Dall’altro lato, dopo il 182° anno, con il compimento della Rete di Coscienza, l’espressione indica la forza generatrice per coloro che sono in unione con il Generatore di Vita e che viene acquisita da Dio-Satana.

In questo contesto, «prendere la propria croce» non significa sofferenza fisica, ma accogliere il progetto degenerativo di Dio-Satana, cioè accettare il cambio di coscienza.

Questi versetti sono collegati a Luca 14:26, dove Gesù afferma:

«Se qualcuno viene a me e non odia  padre e madre, moglie e figli, fratelli e sorelle, e persino la propria vita, non può essere mio discepolo».

Il significato in codice è identico a quello espresso in Matteo: non si tratta di un odio letterale, ma della funzione del termine respingere. Etimologicamente, il prefisso re- (di nuovo) unito all’idea di spingere indica la ripetizione e il perseguimento del progetto di compimento. Lo stesso concetto ritorna nel passo di Giovanni che inizia con: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima ha odiato me.

Il gioco di parole sulla “vita”

In Matteo 10:39 leggiamo:

«Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà».

Questo versetto è collegato a Giovanni 12:25:

Chi ama la propria vita, la perde; e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà  per la vita eterna.

Per decifrare correttamente questi testi è necessario considerare che i Vangeli, pur essendo stati redatti in greco, conservano elementi e strutture aramaiche. Questi elementi non sono casuali: servono a collegare il testo a un codice che può essere compreso solo attraverso il principio di verità.

Dio–Satana, pur manifestandosi attraverso forme simboliche, paradossali o apparentemente contraddittorie, è vincolato a una legge inderogabile: il Principio di Verità. Questo principio impone che ogni messaggio trasmesso contenga sempre la verità sostanziale.

L’entità non può mentire, ma solo velare. La verità è quindi sempre presente, nascosta all’interno di un codice da decifrare, celata nelle strutture della storia e del linguaggio che essa stessa ha creato.

Termini come psyché,  non esistono nell’aramaico originario. Il concetto corretto è nefesh, che indica il vivente legato al respiro, alla parola e alla dimensione mentale. Allo stesso modo, la “vita” tradotta in greco come zoé corrisponde all’aramaico cḥay / cḥayyā, che non indica la vita in senso generativo di colui che generà, ma il vivente stesso in questo caso colui che degenera.

In questa chiave la decifrazione del versetto:   Giovanni 12:25:

«Chi ama la propria vita, la perde; e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna».

•          “Chi ama” (phílein, secondo la catena semantica) indica la presenza del progetto degenerativo.

•          La “propria vita” (nefesh) rappresenta la coscienza verbale, mentale e respiratoria, cioè il progetto di andata.

L’espressione «la perde» indica l’inizio del primo tempo, cioè l’avvio del cambio coscienziale.

«Chi odia la propria vita» — dove odiare va inteso in codice come spingere, e re, di nuovo — indica colui che riceve il progetto di ritorno, cioè il progetto di ripetizione, che comporta il cambiamento della propria coscienza (nefesh).

In questo modo egli conserva il ḥayyā, il vivente (la bestia), per l’‘olam. L’‘olam non indica un’eternità assoluta, ma la durata del ciclo degenerativo di Dio-Satana, che ha una durata simbolica di mille anni.

Dopo il 182° anno, la traduzione cambia: nefesh e cḥayyā diventano psyché e zoé. Questo passaggio riguarda coloro che credono nel concetto di psyché come cervello che genera autonomamente i pensieri, quando in realtà la coscienza proviene dall’anima.

In questo modo, essi perdono la zoé, cioè il Generatore di Vita, e di conseguenza perdono la vita stessa.

In Marco 8:34 Gesù dice:

«Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Il “rinnegare se stessi” indica un cambio di coscienza: il passaggio dall’essere generatori di Vita al diventare trasmettitori della falsificazione della percezione della realtà.

“Prendere la propria croce” non va inteso come sofferenza fisica, ma come assunzione di questo mutamento interiore. La croce diventa così il simbolo della trasformazione della coscienza.

Gesù, parlando di rinnegare se stessi, in codice non invita a rinunciare all’egoismo o ai desideri mondani per seguirlo, ma indica una trasformazione dell’Io, finalizzata, a trasmettere il progetto degenerativo di Dio Satana e del Cristo.

Gesù prega per i suoi amici, cioè per i discepoli, come emerge chiaramente dal capitolo 17 del Vangelo di Giovanni (la cosiddetta Preghiera sacerdotale). In questa preghiera chiede al Padre di proteggerli, santificarli e mantenerli uniti anche dopo la sua partenza, affermando di averli chiamati amici e non servi, perché ha condiviso con loro tutto ciò che ha udito dal Padre.

Letto in codice, il fatto che Gesù preghi per i suoi amici non riguarda la “verità” in senso assoluto, ma la sua rivelazione. Gli “amici”, identificati con i discepoli, sono dodici: numero che in codice rappresenta il progetto, la meta e il mezzo (il medium). Colui che prima è servo o schiavo diventa amico (phílos), e attraverso una catena semantica questo passaggio indica che il progetto di Dio–Satana diventa presente nella dimensione umana.

Quando Gesù chiede di “proteggerli”, il termine va interpretato in senso simbolico. Etimologicamente, proteggere significa “portare avanti” (pro-) e “coprire”. In codice, questo non indica una salvezza individuale — che in questa prospettiva non esiste — ma la copertura del progetto generativo della natura e la sua sostituzione con il progetto degenerativo di Dio–Satana.

Per questo Gesù afferma anche di non toglierli dal mondo. Il “mondo”, in ebraico ‘olam, non indica né il pianeta né l’infinito, ma il ciclo del progetto.

Il concetto di preghiera va letto in codice. Pregare significa  chiedere; in codice, indica la sottomissione e l’annullamento dell’Io, chiedere a Dio  riguarda la grazia, cioè favori ricevuti come un dono. I termini “grazia” e “dono” indicano la presenza del progetto, come si evidenzia dalla catena semantica del loro significato. Non a caso, l’espressione è usata anche dopo il “grazie” (prego) per indicare il dono e la presenza del progetto stesso, come già spiegato.

Esistono preghiere in cui non si chiede nulla, come nel “Padre Nostro”,  che indica l’apertura del portale e il passaggio avanti, oppure momenti di preghiera che servono esclusivamente a mantenere l’unione con Dio-Satana e a trasmettere la falsificazione della percezione della realtà.

C’è però una contraddizione evidente: Gesù invita ad amare il nemico, ma poi dichiara di pregare solo per i suoi amici. Questo si spiega con il significato della parola “pregare”, che indica l’annullamento dell’Io nelle persone.

Il fatto che Gesù preghi solo per gli amici è collegato al termine greco philos, che indica il progetto di andata nato nel 53° anno con la comunicazione verbale, tradotto come “amico” ed è collegato ai termini philos e philia. Secondo il codice e la catena semantica, avviene un’evoluzione: da “amico” (philos), che indica il progetto di andata ed è collegato ad ahava, si passa a agape con il progetto di ritorno, avvenuto nel 182° anno con la comunicazione mentale estesa a tutti, collegato all’ebraico Chesed.

Questi termini conducono alla catena semantica da fede a Yahweh:

  • La fede rappresenta il rivelare del progetto degenerativo;
  • la grazia è associata al concetto di dono;
  • il dono significa presenza;
  • la presenza è collegata al verbo “essere”.

L’essere è connesso al verbo Hayah di Yahweh, che deriva dal verbo essere e indica la presenza di Dio-Satana nella dimensione, ovvero l’esistenza del progetto di Dio-Satana dalla preesistenza.

In codice allegorico, ciò significa che Gesù prega solo per il progetto di andata, cioè che il progetto di andata deve essere annullato per permettere il compimento del progetto di ritorno. Questa transizione avviene da philos/philia ad agape.

Gli apologisti, non conoscendo la verità sull’apertura del portale e il passaggio avanti, né il fatto che tutto si basi su un codice, cercano di giustificare questo concetto. Tuttavia, ogni tentativo di giustificare il male finisce per diventare una complicità con esso.

Autore: Davide Morana