Decifrazione in sintesi del mistero della rivelazione e verità

Secondo il principio di Verità e Codice Semantico, Dio-Satana, creatore delle lingue e della grammatica, può manifestarsi in molte forme, ma è vincolato a un principio fondamentale: la verità. Deve dire il vero anche quando lo nasconde dietro forme simboliche, paradossali o apparentemente contraddittorie.

La sua modalità di comunicazione non è diretta, ma sottile: lascia indizi. La vera intelligenza consiste nel riconoscerli e decifrarli secondo la ragione. Per rispettare il principio di verità, Dio-Satana dissemina tracce logiche accessibili solo attraverso il codice, anche quando appaiono illogiche secondo la religione o la tradizione.

In questo contesto, il significato biblico di verità, rivelazione, svelamento e mistero è strettamente legato al cambio di coscienza e al passaggio del progetto di Dio Satana tra aldilà, preesisstenza e aldiquà, esistenza.

L’intera Bibbia è costruita attorno al concetto di apertura del portale e passaggio in avanti, inteso come trasformazione della coscienza. Il testo intreccia due piani narrativi che descrivono un progetto diviso in due tempi: il primo inizia nel 53º anno, il secondo trova compimento nel 182º anno. Questo schema non è espresso in modo diretto, ma attraverso un codice cifrato.

Nella Bibbia, tale codice corrisponde a ciò che viene chiamato mistero, rivelazione o verità. Non si tratta di concetti morali, ma dello svelamento di un progetto degenerativo di Dio satana che si realizza nelle persone, considerate il mezzo attraverso cui il progetto opera.

Per questo il testo utilizza molte immagini, simboli e narrazioni parallele.

Gesù stesso parla in parabole, definite “misteri” o “segreti”: racconti in codice che nascondono verità relative al progetto di Dio Satana, all’apertura del portale e al conseguente cambio di coscienza. Da queste narrazioni nasceranno in seguito credo, fede e tradizione.

Nel linguaggio biblico, verità non significa correttezza fattuale, ma rivelazione. Il termine latino veritas, il greco alētheia e l’ebraico ’emeth convergono tutti su questo significato. ’Emeth è legato anche a emunah, che indica fede, fiducia e affidabilità. In greco, alētheia significa letteralmente “non nascosto”.

Nel Nuovo Testamento, il senso profondo di alētheia è proprio svelamento: togliere il velo, portare alla luce ciò che era occulto. È in questo contesto che Gesù parla della verità e che Pilato chiede: «Che cos’è verità?» (Giovanni 18). La risposta implicita è che la verità coincide con la rivelazione del progetto.

Questo progetto viene chiamato mistero della salvezza e consiste nel cambio di coscienza, nella creazione di una rete di coscienza e in un sistema di controllo mentale, indicato simbolicamente dal 666. Prima di diventare tradizione, fede o credo, questo contenuto deve essere trasmesso come codice cifrato di elevazione; altrimenti non è consentito. Secondo questa lettura, tutte le coscienze nell’invisibile conoscono tali regole.

In sintesi, nella Bibbia verità, fede e rivelazione coincidono: non indicano un fatto da credere, ma lo svelamento di un progetto che trasforma la percezione della realtà e riscrive la storia dell’umanità.

Autore: Davide Morana