Decifrazione del secondo libro delle cronache in sintesi

Il secondo libro delle Cronache

I primi nove capitoli descrivono il regno di Salomone, il cui culmine è la richiesta di sapienza a Dio. In codice, questa “conoscenza” non è intelligenza generativa, ma degenerativa. L’allegoria di Salomone che, nonostante tale sapienza, si rivolge agli idoli, conferma simbolicamente la natura non generativa di tale conoscenza secondo il principio di verità.

La costruzione del tempio avviene tramite Hiram di Tiro (Fenicia), simbolo dell’inizio del progetto. L’uso di oro e bronzo rappresenta la fusione, che indica la separazione dal Generatore di Vita e l’unione con Dio-Satana.

Il tempio simboleggia il talamo: attraverso di esso, Dio-Satana sposta la percezione della provenienza della coscienza dall’anima al cervello.

La dedicazione del tempio, con i suoi 14 giorni di festa, rimanda al numero 5 (1 + 4), indicando il progetto di andata. Il progetto, indicato con 1, si divide in due tempi: una metà rappresenta il progetto, l’altra diventa mezzo. La loro unione finale, che riporta nuovamente all’1, segna il compimento.

Il capitolo 10 descrive lo scisma del regno dopo la morte di Salomone. Questa divisione non è storica, ma funzionale alla sequenza del progetto: se il libro dei Re rappresenta l’andata e il ritorno, le Cronache ne mostrano il proseguimento. Lo scisma introduce la deportazione, che significa la trasmissione del progetto ad altri.

I capitoli da 11 a 28 descrivono i re di Giuda, contraddistinti da idolatria, invasioni e guerre. In codice, questi eventi non sono storici ma rappresentano il progetto di andata, fornendo una narrazione che nasconde il significato reale del progetto stesso.

I capitoli da 29 a 32 narrano la riforma di Ezechia (purificazione del tempio, celebrazione della Pasqua, invito al Nord), simboleggiando il compimento in sospeso. Seguono i capitoli 33-36 con gli ultimi re di Giuda, l’idolatria di Manasse e i sacrifici umani.

L’episodio dell’invasione di Sennacherib presenta una dualità: la Bibbia racconta la distruzione di 185.000 persone tramite angeli (il numero 185 indica la “metà”, ovvero il mezzo), mentre fonti extra-bibliche riportano la vittoria di Sennacherib. Poiché il personaggio non è storico, tale contraddizione serve a indicare le due facce del progetto: andata e ritorno.

I capitoli da 33 a 36 descrivono gli ultimi re di Giuda, l’idolatria di Manasse e l’invasione di Nabucodonosor, seguiti dai 70 anni di esilio (cessazione e compimento). Il libro si chiude con l’editto di Ciro, che permette il ritorno e simboleggia la speranza finale. Questa speranza rappresenta la meta del progetto degenerativo, che trova il suo collegamento in Gesù Cristo.

L’intera cronologia biblica, intesa come sequenza e non come storia, traccia il percorso dall’apertura del portale (53° anno). Questa fase indica la trasmissione della preesistenza tramite i Suoi alleati (i Nefilim giganti) ai nati per conto proprio, e dura 129 anni fino al passaggio avanti (182° anno). Il ciclo si compie con la Pasqua di Gesù Cristo, che indica la morte coscienziale delle persone.

Da questo momento nasce la rete di coscienza per il sistema di controllo mentale, attraverso la quale Dio-Satana può trasmettere a tutti. Alcuni diventano solo riceventi, mentre gli alleati e i «presi» diventano, oltre che riceventi, anche trasmettitori della falsificazione della percezione della realtà.

Autore: Davide Morana