Decifrazione del libro di Daniele in sintesi
Questa decifrazione viene presentata in sintesi, dato che la Bibbia ha un racconto intrecciato per indicare i due tempi del progetto e ogni parola ha il significato secondo concetto e secondo valore numerico, poiché un’analisi completa richiederebbe l’esame del codice dalla singola lettera all’intero libro.
Innanzitutto, occorre chiarire che non è mai esistita una deportazione storica; l’evento ha un significato in codice e rappresenta l’apertura del portale avvenuta nel 53° anno, nonché il “Passaggio Avanti” del 182° anno.
La Deportazione simboleggia il progetto realizzato tramite Israele e Giuda, un popolo mai esistito storicamente. Entrambi formano il progetto di andata, che si conclude con Gesù Cristo, re dei Giudei: la sua morte sulla croce rappresenta la morte coscienziale delle persone prese da Dio-Satana.
La Struttura Linguistica del Libro di Daniele
Il libro di Daniele presenta una struttura linguistica tripartita che rispecchia i due tempi del progetto collegati all’anno 53 e 182:
L’inizio è scritto in ebraico e rappresenta l’andata, poiché la Bibbia non contiene una cronologia, ma la sequenza del progetto. L’ebraico non esisteva come lingua a sé stante, ma corrisponde all’evoluzione dal fenicio all’aramaico, fino all’aramaico evoluto con l’aggiunta delle vocali, erroneamente chiamato Ebraico. Questo concetto indica che la lingua era in realtà fenicia-aramaica evoluta; i testi rivelano inoltre che quegli imperi non sono mai esistiti storicamente, ma servivano solamente a portare avanti il progetto. La sezione da 1:1 a 2:4a, scritta in questa lingua, costituisce l’introduzione sulla deportazione a Babilonia.
I versetti 2, 4b e 7, 28 sono scritti invece in Aramaico, che sarebbe prima dell’evoluzione con l’aggiunta delle vocali. : La sezione centrale, dedicata alle storie di corte e alle prime visioni.
Le sezioni 8, 1, e 12, 13 sono nuovamente scritte dall’aramaico evoluto. chiamato Ebraico, per indicare il ritorno.
Le versione greche (Settanta) e cristiane del libro presentano delle aggiunte, come la Preghiera di Azaria e la Storia di Susanna, e bel il drago, che non sono presenti nel testo originale ebraico/aramaico masoretico.
Decifrazione del Codice Linguistico
La presenza di due lingue, con l’aggiunta finale in greco, indica simbolicamente l’evoluzione dei tre imperi: fenicio, aramaico e greco. Questa successione linguistica, presente in tutta la Bibbia, rivela che l’ebraico non esisteva originariamente, ma è un’evoluzione finale dell’aramaico con l’aggiunta delle vocali. Questo concetto riflette il progetto di andata e di ritorno, scandito nei due tempi fondamentali: il 53° e il 182° anno.
Capitolo 1: Deportazione a Babilonia
Daniele e i suoi tre amici (Anania, Misaele, Azaria, poi Sadrac, Mesac, Abdenago) vengono scelti per la corte di Nabucodonosor. Rifiutano il cibo del re per non contaminarsi e ottengono saggezza e bellezza superiore, divenendo i migliori tra i giovani.
Babilonia rappresenta l’inizio dell’apertura del portale e il passaggio dalla trasmissione mentale (telepatica) a quella verbale. La Torre simboleggia il talamo, il terminale della coscienza collegato all’Io.
Il cambio dei nomi, ricorrente in tutta la Bibbia, indica la transizione dal progetto degli alleati ai nati per conto proprio. Analogamente, il rifiuto del cibo e del vino ha un significato simbolico: il vino rappresenta il progetto di andata, mentre la deportazione segna l’inizio del progetto di ritorno, che culmina con Gesù Cristo. Daniele e i suoi compagni rappresentano il progetto che diventa mezzo, identificandosi con Babilonia stessa tramite il cambio di nome. Infine, ottenere “bellezza” non indica un attributo fisico o morale, ma rivela la presenza del progetto attraverso la catena semantica. Indicato tra i giovani, vecchio è il progetto d’andata, “Giovani” è il progetto di ritorno.
Capitolo 2: Il sogno della statua
Nabucodonosor sogna una statua enorme (testa d’oro, petto e braccia d’argento, ventre e cosce di bronzo, gambe di ferro, piedi di ferro e argilla). Solo Daniele, grazie a Dio, rivela il sogno e lo interpreta come la successione di quattro regni, infine distrutti da una pietra che diventa una montagna eterna.
La statua rappresenta il progetto, collegata alla statua dell’Apocalisse 13 che porta il nome d’uomo, corrispondente al numero 666. I regni citati si dividono tra quelli storicamente mai esistiti (Babilonia, Media e Persia e anche Assiria) e quelli esistiti (Grecia, Roma, Siria).
L’immagine, dalla testa ai piedi, simboleggia l’evoluzione del progetto dall’apertura del portale fino al “passaggio avanti”. L’intera statua ha un significato coscienziale: i metalli rappresentano la fusione, intesa come separazione e unione. La piccola pietra, scagliata da Dio Satana contro i piedi (che rappresentano la coscienza, l’Io delle persone prese da Dio Satana), determina la fine del sistema. Questo capitolo si collega all’evoluzione dei animali descritta in Daniele 7-8 e alle visioni dell’Apocalisse (capitoli 13 e 17).
Capitolo 3 Nabucodonosor erige una statua d’oro e ordina a tutti di adorarla. Sadrac, Mesac e Abdenago rifiutano e vengono gettati nella fornace ardente. Dio Satana li protegge miracolosamente (appare una quarta figura simile a un figlio degli dèi); i tre escono illesi. Il re riconosce la loro appartenenza a Dio Satana.
La statua è retta da Nabucodonosor, essendo Nabucodonosor non una persona fisica ma il concetto del progetto dei nati, per conto proprio. Erigere la statua significa prendersi il progetto di andata per cui, in codice, allegoricamente, non potevano adorare il progetto di andata. Infatti, il fuoco indica l’olocausto coscienziale, e la quarta figura che compare indica la testa, numero 4, per indicare che il progetto diventa mezzo.
Capitolo 4: Il sogno dell’albero
Nabucodonosor racconta in prima persona il suo secondo sogno: un albero grandissimo viene tagliato e ridotto a ceppo. Daniele interpreta il sogno annunciando che il re impazzirà e vivrà come una bestia per sette anni, finché riconoscerà la sovranità di Dio. Tutto si avvera e, dopo i sette anni, Nabucodonosor recupera la ragione lodando Dio.
L’albero tagliato indica la croce e la materia tagliata, simboleggiando la presa sulla percezione e la falsificazione della percezione del realtà. Questo passaggio avviene dopo il numero 7, che indica cessazione e compimento. Diventare una “bestia” rappresenta il progetto di andata tramite il termine Chai: l’essere umano non trasmette più la natura dopo la presa di possesso da parte di Dio Satana. La perdita della ragione indica la separazione dal Generatore di Vita, mentre il suo recupero simboleggia la nuova unione con Dio-Satana.
Capitolo 5: La scritta sul muro
Baltassar, ultimo re babilonese, profana i vasi del tempio di Gerusalemme durante un banchetto. Appare una mano che scrive sul muro: «Mene, Tekel, Peres». Daniele interpreta il messaggio: il regno è stato contato, pesato e diviso. Quella notte Babilonia cade in mano ai Medi e Persiani (Dario il Medo).
Il capitolo continua l’evoluzione del progetto simboleggiato dalla statua, confermando che questi luoghi e imperi non sono mai esistiti storicamente. Un elemento chiave è il legame tra Baltassar (il re) e Beltazzar (il nome babilonese di Daniele). Il re muore, mentre Beltazzar rimane attivo nei capitoli successivi.
Entrambi i nomi derivano da radici accadiche legate al dio Bel/Marduk: che indica sempre la stessa entità: Dio-Satana, nel progetto di Andata.
(Baltassar). «Bel protegga il re» (Beltazzar). «Bel protegga la sua vita».
Questi nomi quasi gemelli non indicano due persone diverse, ma la continuità del progetto. Daniele non è un essere umano separato, ma rappresenta l’impero e il progetto stesso dell’apertura del portale: la “morte” del re e la sopravvivenza di Daniele simboleggiano l’evoluzione del progetto, che prosegue senza interruzioni, ciclicamente.
Capitolo 6: La fossa dei leoni
Sotto Dario il Medo, Daniele viene accusato di pregare il suo Dio invece del re e gettato nella fossa dei leoni. Dio chiude la bocca alle belve; Daniele esce illeso, mentre i suoi accusatori vengono divorati al suo posto. Infine, Dario decreta il rispetto per il Dio di Daniele.
I leoni simboleggiano il progetto di andata. Gesù Cristo, definito il “Leone della tribù di Giuda”, inaugura questo percorso, che viene trasformato dalla morte sulla croce. Poiché Daniele rappresenta il progetto di ritorno, non può essere divorato dai leoni che indica il progetto di andata. Al contrario, gli accusatori vengono eliminati perché subiscono il progetto di andata.
Daniele 7 e 8, Collegamento in chiave codificata: con Apocalisse 13 e 17
Nel libro di Daniele, le quattro bestie rappresentano il numero 4, simbolo del progetto in sospeso — come i 40 anni nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto o i 40 giorni di Gesù nel deserto. Lo zero non viene calcolato, poiché non esisteva:
Il numero 40 indica la testa, formata da 22 ossa cioè la coscienza, l’Io, ed è equivalente al numero 4, cioè la persona stessa comunicazione verbale, collegata al numero 40 del deserto.
Questo concetto corrisponde al valore numerico: 13 uguale 4, rappresentato dalla parola “uno” scritta in ebraico, che simboleggia nuovamente la testa con le 22 ossa; infatti richiama il Golgota e quindi il talamo, a indicare la coscienza falsificata della persona.
Esso rappresenta l’inizio dell’entrata di Dio-Satana dalla preesistenza, attraverso gli alleati e i nati per conto proprio, in una fase di comunicazione ancora verbale.
Questo principio è direttamente collegato ai capitoli 13 e 17 dell’Apocalisse.
Il capitolo 13, che in aramaico-ebraico corrisponde al numero uno in lettere, rappresenta l’Io, cioè la trasformazione della comunicazione da verbale a mentale — una fase del progetto ancora in sospeso.
Il capitolo 17, invece, corrisponde al numero otto, collegato al 53º anno dell’apertura del portale, la fase di andata. L’otto rovesciato, simbolo dell’infinito, rappresenta invece il ritorno del ciclo, cioè indica il ciclo dei cicli infiniti.
La Bibbia è costruita come un codice ciclico: ogni racconto esprime simultaneamente l’andata e il ritorno del progetto, le due funzioni che corrispondono ai due tempi o ai due lati del ciclo.
Attraverso il testo intrecciato, le lettere finali, la ghematria e le traduzioni, ogni versetto rivela nello stesso momento il movimento di andata e quello di ritorno, cioè il compimento.
Dio-Satana lo dichiara in Isaia 46:10: «Io annuncio la fine sin dal principio.»
Le quattro bestie di Daniele e il linguaggio aramaico
Le quattro bestie di Daniele sono comunemente interpretate come regni realmente esistiti, ma in realtà rappresentano fasi simboliche del progetto coscienziale.
Regni come Assiria, Babele, Media e Persia non sono mai esistiti storicamente: sono rappresentazioni codificate di Aram, create per indicare la diffusione della coscienza attraverso l’aramaico, la lingua originaria del codice.
Nella Bibbia, la loro inesistenza reale è rivelata dal linguaggio stesso, che diventa il veicolo del messaggio cifrato.
Esempi di questo uso si trovano in Daniele 2:4, dove “i Caldei risposero al re in aramaico”, e in Esdra 4:7, dove l’impiego dell’aramaico trasmette significati nascosti, di natura mentale e non storica.
Daniele 7 e 8 e il collegamento con Apocalisse 13 e 17
Il sogno di Daniele rappresenta la proiezione del ciclo di Dio-Satana nella coscienza umana.
Le quattro bestie che emergono dal mare simboleggiano le fasi della trasformazione da verbale a mentale dell’umanità, in cui il mare è la coscienza collettiva agitata dai “quattro venti del cielo” che simbolicamente rappresentano i 4 angoli della terra.
- Il leone con ali d’aquila rappresenta la prima fase del progetto: l’inizio della comunicazione mentale di Dio-Satana agli alleati, poi trasmessa verbalmente ai nati per conto proprio.
La perdita delle ali — aria e spirito — e la concessione di un “cuore d’uomo” (Enosh) indicano la discesa dello spirito negli alleati nel progetto di andata e nati per conto proprio nel progetto di ritorno. - L’orso, sollevato da un lato e con tre costole in bocca, rappresenta il primo tempo del progetto.
Le tre costole indicano il numero 3, cioè la metà del ciclo: il progetto e la sua controparte, l’altra metà che diventa mezzo, ossia la persona stessa come medium di Dio-Satana. - Il leopardo con quattro ali e quattro teste corrisponde al numero 8, legato al 53º anno dell’apertura del portale. Simboleggia la diffusione mondiale della coscienza degenerata e il dominio mentale. L’otto rovesciato, simbolo dell’infinito, rappresenta invece il ritorno del ciclo, cioè indica il ciclo dei cicli infiniti.
- La quarta bestia, spaventosa e terribile, rappresenta il numero 4, la testa e l’inizio del ciclo degenerativo: la piena instaurazione del sistema mentale di Dio-Satana.
I “denti di ferro” indicano la fusione e la forza unificante, mentre le dieci corna richiamano la primogenitura del progetto. Il fatto che divori e calpesti tutto il resto rappresenta il numero 3, simbolo del progetto, che diventa mezzo cioè medium in sospeso, nella fase di ritorno.
Le quattro bestie rappresentano quindi gli alleati, ma — secondo il principio del codice biblico — simboleggiano anche i nati per conto proprio e il compimento del ciclo, che culmina con la Pasqua di Gesù.
Nel capitolo 8, la bestia dal corno simboleggia il progetto che passa dagli alleati ai nati per conto proprio, rappresentando la fase di ritorno ancora in sospeso, cioè il momento di transizione tra la comunicazione verbale e quella mentale nel ciclo del progetto di Dio-Satana.
Apocalisse 13 – Le due bestie e la rete mentale
La bestia che sale dal mare in Apocalisse 13 rappresenta le quattro bestie di Daniele nel progetto di andata: rappresenta gli alleati.
Il mare è la matrice della materia, mentre le dieci corna e le sette teste indicano la cessazione in andata e il compimento del ciclo nel ritorno.
La ferita guarita della bestia simboleggia la morte e resurrezione di Gesù, intese come morte coscienziale e rinascita nel progetto degenerativo di Dio-Satana.
La prima bestia indica gli alleati, la comunicazione verbale che trasmette ai nati per conto proprio.
La seconda bestia, che sale dalla terra, rappresenta il ritorno in sospeso del ciclo, la trasmissione del progetto ai nati per conto proprio.
Le due corna indicano i due aspetti di Gesù — andata e ritorno — e il potere di diffondere il controllo mentale sulla falsificazione della percezione della materia.
Il marchio sulla mano destra o sulla fronte rappresenta la presa totale della coscienza: la mano indica il potere generativo, la fronte il passaggio dalla percezione della coscienza dell’anima a quella cerebrale.
Il numero 666 simboleggia il completamento del ciclo delle nascite e l’attivazione della rete mentale di Dio-Satana: non è negativo, ma rappresenta la trasformazione della percezione della materia e della coscienza in uno stato di dominio totale di Dio satana.
Apocalisse 17 – Il compimento del ciclo
I capitoli Daniele 7 e 8, Apocalisse 13 e Apocalisse 17 formano un unico codice.
Daniele annuncia l’apertura del portale attraverso la visione delle quattro bestie (numero 4), simbolo della mente e del controllo coscienziale.
Nel capitolo 17, la bestia diventa una sola: è il punto di fusione tra le due nature del progetto — alleati e nati per conto proprio.
Sopra di essa siede la donna prostituta, la Grande Babilonia, simbolo dell’umanità unita al sistema degenerativo e dell’inizio di un nuovo ciclo del progetto.
La spiegazione completa di questo passaggio è contenuta nel capitolo 17.
Collegamento della statua con l’immagine della bestia 666 e la storia delle deportazioni
La storia delle deportazioni e il significato della statua di Daniele. Dopo la storia delle deportazioni, il termine “disperdere il seme” assume il significato di diffondere un progetto alle nazioni, ai popoli, alle genti. Il termine “goyim”, in ebraico, indica le coscienze delle persone, e il ritorno simbolico di Giuda rappresenta lo svolgimento della sequenza collegata ai Vangeli e al Nuovo Testamento.
I regni definiti come nazioni nella Bibbia non sono mai esistiti nel senso tradizionale. Le nazioni rappresentano piuttosto le persone su cui Dio Satana ha potere, collegate alla statua di Daniele.
I regni coinvolti nella deportazione di Giuda sono collegati anche alla deportazione d’Israele per opera degli Assiri. Questi regni sono rappresentati nel libro di Daniele e nell’Apocalisse come bestie e sono associati alla statua di Daniele.
In base al codice cifrato, la statua di Daniele contiene un significato nascosto. Il termine “statua” è legato al concetto di immagine, come espresso in Genesi 1,26: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”.
L’immagine di Dio Satana è collegata alla parola “zelem”, che significa immagine e ombra, ovvero una copertura che porta la persona nel buio del progetto degenerato di Dio Satana, questo è il significato di a sua immagine.
Il termine “zela” ha la stessa radice di zelem e indica “metà” o “lato”: è lo stesso che viene tradotto come “costola” in riferimento al progetto di Adamo.
Questo concetto si collega alla rappresentazione geometrica dell’angolo, dal simbolo phe, che va da angolo nullo ad angolo giro, simboleggiando il lato o metà del progetto, che comprende due metà equivalenti a una primogenitura, ossia la forza generatrice delle persone.
La statua rappresenta anche le bestie menzionate nel libro di Daniele e nell’Apocalisse 13, dove si parla della bestia con il numero seicentosessantasei, che corrisponde a un nome d’uomo. In ebraico, nome, si dice “shem” corrisponde, al valore numerico di 9, lo stesso di “chai” (vivente). Tuttavia, “chai” non significa vita nel senso assoluto, perché la parola vita in ebraico non esiste in forma singolare.
Questo è significativo: la vita è generata solo dal Generatore di Vita,
mentre Dio Satana non ha vita propria e non genera nulla. In ebraico si usa il verbo “barà” (creare), che significa trasformare qualcosa di esistente. Questo implica che Dio Satana modifica la coscienza e, attraverso la coscienza, cambia la percezione della mater
L’essere vivente, “chai”, è collegato al concetto di essere, “yahweh”, che non è assoluto. Essere viventi significa esistere, ma non necessariamente possedere la vita. Avere vita significa essere in grado di generare tutta la natura, e ciò è possibile solo per chi è unito al Generatore di Vita.
Chi invece è unito a Dio Satana trasmette una falsificazione della percezione della realtà. Per questo motivo, la parola “chai” esiste solo al plurale. “Chai” indica i viventi e può riferirsi anche alla bestia, a Dio Satana, al seicentosessantasei, che rappresenta l’inizio della creazione di una rete di coscienza distorta.
Il seicentosessantasei non è un simbolo negativo, ma un elemento legato alla struttura della materia trasmessa dalla coscienza. Esso indica il compimento del ciclo delle nascite ed è necessario per l’attivazione della rete mentale di Dio-Satana.
Il capitolo 9 del libro di Daniele contiene la profezia delle 70 settimane, basata sulla colpa del popolo e sul piano di Dio riguardo alla redenzione e alla restaurazione, che culmina con il Messia.
Il vero significato, però, non è una profezia storica, ma un codice da decifrare.
Le 70 settimane non rappresentano un piano cronologico — poiché la storia narrata non è mai esistita — ma la sequenza della dimensione ciclica e del ciclo temporale dell’apertura del portale e del passaggio avanti (cioè la Pasqua), espressi attraverso valori numerici.
Descrizione del significato delle indicazioni contenute in questo codice.
Le 70 settimane non vanno intese come un calcolo, ma come il valore del 7, numero che indica l’entrata di Dio Satana dalla preesistenza all’esistenza, cioè l’inizio della cessazione coscienziale, collegata al sabato.
Avendo due funzioni, il 7 indica anche il compimento, collegato all’evoluzione numerica delle 62 settimane:
- 6 + 2 = 8, numero che indica l’apertura del portale, avvenuta nel 53º anno, anch’esso riconducibile all’8 (5 + 3 = 8).
Quando il testo dice che un consacrato verrà ucciso, indica la Pasqua, il passaggio in avanti.
L’espressione “stringerà un’alleanza per una settimana” rimanda al 7, cioè al compimento.
La “metà della settimana” indica il -mezzo, il medium, ossia la persona coinvolta nel processo degenerato di Dio-Satana.
“Far cessare sacrificio e offerta” indica il compimento, cioè la rete di coscienza di Dio-Satana ormai completata, evento che si realizza nell’182º anno dall’inizio del ciclo.
| Elemento | Valore / Numero | Significato nel codice | Funzione nel ciclo temporale |
| 70 settimane | 7 × 10 | Il 7 indica entrata dalla preesistenza / sabato | Struttura ciclica generale |
| Sette (7) | 7 | Entrata dalla preesistenza; inizio della sensazione | Indica anche compimento |
| 62 settimane | 6 + 2 = 8 | Numero 8: apertura del portale | Collegato al 53º anno |
| 53º anno | 5 + 3 = 8 | Apertura del portale | Momento chiave del primo tempo |
| Consacrato ucciso | — | Pasqua: passaggio avanti | Inizio della trasformazione |
| Alleanza per una settimana | 7 | Compimento del progetto | Chiusura del ciclo |
| Metà della settimana | 3,5 | “In mezzo”: il medium (la persona) | Punto di transizione |
| Cessare sacrificio e offerta | — | Compimento del codice | Rete di coscienza di Dio-Satana completata |
Capitolo 10: La visione presso il fiume
Nel terzo anno di Ciro, Daniele digiuna e prega per tre settimane. Gli appare un essere celeste glorioso, ostacolato per 21 giorni dal principe del regno di Persia e aiutato da Michele, il quale gli rivela una grande lotta spirituale dietro gli eventi storici.
Il capitolo inizia con la sequenza del compimento in sospeso: il digiuno di tre giorni indica il mezzo, mentre il 24° giorno simboleggia la materia. Il numero 6 e i “6 milioni” prefigurano il compimento finale, che avverrà nel 182° anno.
I simboli della visione illustrano il percorso:
- Il fiume: rappresenta la coscienza informativa del tutto.
- Il lino: indica il progetto di ritorno.
- L’oro: simboleggia fusione, separazione e unione.
- Il rumore di moltitudine: indica che il progetto è stato già diviso tra molti.
- Ginocchia e labbra: inginocchiarsi indica la sottomissione coscienziale; alzarsi in piedi segnala il compimento della trasmissione. Toccare le labbra (simbolo del nefesh) sancisce il passaggio dalla comunicazione verbale a quella mentale.
L’uomo ha l’aspetto di un “figlio d’uomo”. Scritto in aramaico, il termine assume un valore numerico diverso per collegarsi al Figlio dell’uomo del Nuovo Testamento, sebbene il progetto sia ancora in sospeso. Si parla di Persia e Grecia, dove la Grecia rappresenta l’evoluzione finale del progetto. La presenza di Michele (il cui nome significa “chi è come Dio”, pari a Elohim) come unico sostegno indica che il compimento è imminente, introducendo la ripetizione ciclica dei capitoli successivi.
Capitolo 11: I re del Nord e del Sud
Continuazione della visione del capitolo 10, il testo presenta una lunga profezia dettagliata sui re del Nord (Seleucidi) e del Sud (Tolomei), descrivendo eventi precisi fino ad Antioco IV Epifane, la persecuzione, la profanazione del tempio e l’«abominio della desolazione». Alla fine, il re arrogante perirà senza ricevere aiuto.
Nord ed Est formano un angolo della croce, mentre Ovest e Sud formano l’altro angolo. Il completamento della croce genera un cerchio che parte dalla preesistenza (Est), compie il ciclo per indicare l’invenzione dell’atomo e del globo, e ritorna all’origine, collegandosi alla rete di coscienza della falsificazione della percezione della realtà di Dio Satana.
Il termine “Epifane” va letto in codice come “sopra e mostrare apparire, cioè manifestare, indicando la manifestazione del progetto. L’abominio della desolazione» segnala la cessazione dei riti sacrificali: tali riti erano necessari solo nella fase iniziale per la morte coscienziale simbolica, mentre ora, essendo il progetto giunto al termine, non sono più richiesti.
Capitolo 12: La fine e la risurrezione
Il libro si conclude con un tempo di angoscia senza precedenti, ma Michele proteggerà il popolo. Avviene la risurrezione dei morti (alcuni alla vita eterna, altri al disonore) e Daniele riceve l’ordine di sigillare il libro fino al tempo della fine.
Daniele 12:7 e 7:25: L’espressione «un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo»
Secondo il codice, non si tratta di numeri da moltiplicare, ma della sequenza dall’uno alla presa di coscienza:
Un tempo indica l’uno, ovvero l’inizio, quando si apre il portale.
Dei tempi indica il due, ovvero la separazione.
La metà indica il cinque (il mezzo).
Corrispondenze numeriche in codice: I 42 mesi indicano il 6, che rappresenta la materia e i 6 milioni nel compimento del 182° anno.
I 1260 giorni indicano il numero 9, ovvero il compimento del 666.
Nota: Il 3 è uguale al 5 e entrambi indicano la metà.
Dopo vengono indicate due cifre misteriose (1.290 e 1.335 giorni) con la promessa: «Beato chi aspetta e giunge a 1.335». In codice, i 1290 e i 1350 hanno lo stesso significato: indicano la metà, cioè il mezzo , la persona diventa medium o strumento di Dio Satana, indicata alla fine con la la risurrezione, rappresenta il cambio di coscienza e la vittoria finale del regno di Dio-Satana.
Le Aggiunte: nel capitolo 13 e 14 di Susanna, Bel e il Drago
Presenti nella Settanta greca ma non nel canone ebraico, queste sezioni servono a indicare il ritorno e il completamento del progetto.
Azaria: Indica il canto. In codice, i “canti” sono quattro; il numero quattro, con valore numerico tredici, rappresenta l’unità e la presa finale di Dio Satana.
Susanna: Il nome Anna, contenuto in Susanna, significa “grazia” Tramite catena semantica, indica la presenza del progetto. La disputa con i due vecchi simboleggia la fase dell’andata: il numero due rappresenta la separazione, che viene abolita e superata tramite la figura di Susanna.
Bel e il Drago: Daniele prepara delle focacce fatte di pece, grasso e peli (o crine), le fa bollire insieme e le getta nella bocca del drago. Il drago, mangiandole, esplode.
La focaccia il pane e la pece rappresenta la copertura, il grasso rappresenta la luce e i peli rappresentano la mutazione. Tutti questi elementi rappresentano il cambio di coscienza.
Il drago rappresenta il progetto di andata. La sua sconfitta come all’inizio della sconfitta ad opera di Michele, segna la risoluzione simbolica del progetto, della rete di coscienza per la falsificazione della percezione di Dio Satana.
Autore: Davide Morana
