Gesù prega solo per i suoi amici: un linguaggio in codice
Il Testo che segue mostra come il linguaggio di Gesù sia strutturato in codice, e come attraverso questo codice sia possibile decifrare il progetto di falsificazione della percezione della realtà e la creazione di una rete di coscienza funzionale al sistema di controllo mentale di Dio–Satana. Un progetto avviato già nell’Antico Testamento e che culmina nel simbolo della Pasqua, intesa come apertura del portale e passaggio in avanti del progetto.
La spada come codice di divisione. Matteo 10:34–39.
Nel Vangelo di Matteo 10:35–37, Gesù afferma di non essere venuto a portare la pace, ma la spada, indicando la divisione che la sua predicazione avrebbe creato.
In realtà, letto in codice, non si tratta di una divisione sociale o familiare. La divisione nasce direttamente da Gesù, dal progetto di Dio–Satana, che ha creato molte religioni — incluso il cristianesimo — con lo scopo di separare l’umanità dal Generatore di Vita. La “spada” rappresenta dunque il progetto di separazione,
Quando Gesù dice:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me» (Matteo 10:37),
nel codice non si riferisce ai familiari biologici. “Padre” e “madre” indicano la forza generativa della propria coscienza. L’espressione “l’uomo contro suo padre” non descrive un conflitto familiare, ma l’opposizione dell’essere umano alla propria origine generativa, che avviene attraverso l’unione con Dio–Satana tramite Gesù.
Allo stesso modo, termini come padre, madre, fratello, sorella, suocero e nuora non indicano legami di sangue, ma stati coscienziali:
Padre e madre indica la coscienza generativa, Fratello e sorella indica il progetto, Non si parla quindi di famiglia, ma di dinamiche interiori della coscienza.
Dire che «chi ama padre, madre, fratello o sorella non è degno» va letto in chiave di codice. Le figure di padre, madre, fratello e sorella non indicano relazioni familiari, ma funzioni del progetto.
Questa affermazione ha una duplice funzione. Da un lato indica il progetto di andata, attivo dopo l’apertura del portale e prima del 182° anno, basato sulla comunicazione verbale trasmessa dagli alleati di Dio-Satana, identificati con i nefilim o giganti, che appartengono sempre a Dio Satana entità.
Dall’altro lato, dopo il 182° anno, con il compimento della Rete di Coscienza, l’espressione indica la forza generatrice per coloro che sono in unione con il Generatore di Vita e che viene acquisita da Dio-Satana.
In questo contesto, «prendere la propria croce» non significa sofferenza fisica, ma accogliere il progetto degenerativo di Dio-Satana, cioè accettare il cambio di coscienza.
Questi versetti sono collegati a Luca 14:26, dove Gesù afferma:
«Se qualcuno viene a me e non odia padre e madre, moglie e figli, fratelli e sorelle, e persino la propria vita, non può essere mio discepolo».
Il significato in codice è identico a quello espresso in Matteo: non si tratta di un odio letterale, ma della funzione del termine respingere. Etimologicamente, il prefisso re- (di nuovo) unito all’idea di spingere indica la ripetizione e il perseguimento del progetto di compimento. Lo stesso concetto ritorna nel passo di Giovanni che inizia con: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima ha odiato me.
Il gioco di parole sulla “vita”
In Matteo 10:39 leggiamo:
«Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà».
Questo versetto è collegato a Giovanni 12:25:
Chi ama la propria vita, la perde; e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Per decifrare correttamente questi testi è necessario considerare che i Vangeli, pur essendo stati redatti in greco, conservano elementi e strutture aramaiche. Questi elementi non sono casuali: servono a collegare il testo a un codice che può essere compreso solo attraverso il principio di verità.
Dio–Satana, pur manifestandosi attraverso forme simboliche, paradossali o apparentemente contraddittorie, è vincolato a una legge inderogabile: il Principio di Verità. Questo principio impone che ogni messaggio trasmesso contenga sempre la verità sostanziale.
L’entità non può mentire, ma solo velare. La verità è quindi sempre presente, nascosta all’interno di un codice da decifrare, celata nelle strutture della storia e del linguaggio che essa stessa ha creato.
Termini come psyché, non esistono nell’aramaico originario. Il concetto corretto è nefesh, che indica il vivente legato al respiro, alla parola e alla dimensione mentale. Allo stesso modo, la “vita” tradotta in greco come zoé corrisponde all’aramaico cḥay / cḥayyā, che non indica la vita in senso generativo di colui che generà, ma il vivente stesso in questo caso colui che degenera.
In questa chiave la decifrazione del versetto: Giovanni 12:25:
«Chi ama la propria vita, la perde; e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna».
• “Chi ama” (phílein, secondo la catena semantica) indica la presenza del progetto degenerativo.
• La “propria vita” (nefesh) rappresenta la coscienza verbale, mentale e respiratoria, cioè il progetto di andata.
L’espressione «la perde» indica l’inizio del primo tempo, cioè l’avvio del cambio coscienziale.
«Chi odia la propria vita» — dove odiare va inteso in codice come spingere, e re, di nuovo — indica colui che riceve il progetto di ritorno, cioè il progetto di ripetizione, che comporta il cambiamento della propria coscienza (nefesh).
In questo modo egli conserva il ḥayyā, il vivente (la bestia), per l’‘olam. L’‘olam non indica un’eternità assoluta, ma la durata del ciclo degenerativo di Dio-Satana, che ha una durata simbolica di mille anni.
Dopo il 182° anno, la traduzione cambia: nefesh e cḥayyā diventano psyché e zoé. Questo passaggio riguarda coloro che credono nel concetto di psyché come cervello che genera autonomamente i pensieri, quando in realtà la coscienza proviene dall’anima.
In questo modo, essi perdono la zoé, cioè il Generatore di Vita, e di conseguenza perdono la vita stessa.
In Marco 8:34 Gesù dice:
«Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua».
Il “rinnegare se stessi” indica un cambio di coscienza: il passaggio dall’essere generatori di Vita al diventare trasmettitori della falsificazione della percezione della realtà.
“Prendere la propria croce” non va inteso come sofferenza fisica, ma come assunzione di questo mutamento interiore. La croce diventa così il simbolo della trasformazione della coscienza.
Gesù, parlando di rinnegare se stessi, in codice non invita a rinunciare all’egoismo o ai desideri mondani per seguirlo, ma indica una trasformazione dell’Io, finalizzata, a trasmettere il progetto degenerativo di Dio Satana e del Cristo.
Gesù prega per i suoi amici, cioè per i discepoli, come emerge chiaramente dal capitolo 17 del Vangelo di Giovanni (la cosiddetta Preghiera sacerdotale). In questa preghiera chiede al Padre di proteggerli, santificarli e mantenerli uniti anche dopo la sua partenza, affermando di averli chiamati amici e non servi, perché ha condiviso con loro tutto ciò che ha udito dal Padre.
Letto in codice, il fatto che Gesù preghi per i suoi amici non riguarda la “verità” in senso assoluto, ma la sua rivelazione. Gli “amici”, identificati con i discepoli, sono dodici: numero che in codice rappresenta il progetto, la meta e il mezzo (il medium). Colui che prima è servo o schiavo diventa amico (phílos), e attraverso una catena semantica questo passaggio indica che il progetto di Dio–Satana diventa presente nella dimensione umana.
Quando Gesù chiede di “proteggerli”, il termine va interpretato in senso simbolico. Etimologicamente, proteggere significa “portare avanti” (pro-) e “coprire”. In codice, questo non indica una salvezza individuale — che in questa prospettiva non esiste — ma la copertura del progetto generativo della natura e la sua sostituzione con il progetto degenerativo di Dio–Satana.
Per questo Gesù afferma anche di non toglierli dal mondo. Il “mondo”, in ebraico ‘olam, non indica né il pianeta né l’infinito, ma il ciclo del progetto.
Esistono preghiere in cui non si chiede nulla, come nel “Padre Nostro”, che indica l’apertura del portale e il passaggio avanti, oppure momenti di preghiera che servono esclusivamente a mantenere l’unione con Dio-Satana e a trasmettere la falsificazione della percezione della realtà.
C’è però una contraddizione evidente: Gesù invita ad amare il nemico, ma poi dichiara di pregare solo per i suoi amici.
Il fatto che Gesù preghi solo per gli amici è collegato al termine greco philos, che indica il progetto di andata nato nel 53° anno con la comunicazione verbale, tradotto come “amico” ed è collegato ai termini philos e philia. Secondo il codice e la catena semantica, avviene un’evoluzione: da “amico” (philos), che indica il progetto di andata ed è collegato ad ahava, si passa a agape con il progetto di ritorno, avvenuto nel 182° anno con la comunicazione mentale estesa a tutti, collegato all’ebraico Chesed.
Questi termini conducono alla catena semantica da fede a Yahweh:
- La fede rappresenta il rivelare del progetto degenerativo;
- la grazia è associata al concetto di dono;
- il dono significa presenza;
- la presenza è collegata al verbo “essere”.
L’essere è connesso al verbo Hayah di Yahweh, che deriva dal verbo essere e indica la presenza di Dio-Satana nella dimensione, ovvero l’esistenza del progetto di Dio-Satana dalla preesistenza.
In codice allegorico, ciò significa che Gesù prega solo per il progetto di andata, cioè che il progetto di andata deve essere annullato per permettere il compimento del progetto di ritorno. Questa transizione avviene da philos/philia ad agape.
Gli apologisti, non conoscendo la verità sull’apertura del portale e il passaggio avanti, né il fatto che tutto si basi su un codice, cercano di giustificare questo concetto. Tuttavia, ogni tentativo di giustificare il male finisce per diventare una complicità con esso.
Autore: Davide Morana
