Il codice animale della Bibbia
La dimensione ciclica comprende due ere temporali:
- La prima era inizia con l’avvio del ciclo e contiene due tempi.
Il primo tempo è il 53º anno, momento in cui avviene l’apertura del portale, che si completa nel secondo tempo. - La seconda era corrisponde al secondo tempo definitivo: il passaggio in avanti, la Pasqua, che raggiunge il suo compimento nell’182º anno.
Questo schema temporale è espresso ripetutamente nel testo biblico, dalle singole lettere fino all’intero racconto, attraverso una struttura ciclica utilizzata per indicare e interpretare questi cicli temporali ricorrenti.
Il testo biblico ha due funzioni: questo duplice svolgimento si realizza attraverso un testo intrecciato, destinato a indicare i due tempi del progetto, espressi in un codice cifrato. Tale codice rivela la dimensione ciclica, che corrisponde al ciclo biblico e si manifesta continuamente, dalle singole lettere fino all’intero racconto.
Tuttavia, questa struttura è stata interpretata come una storia vera mai esistita attraverso un falso credo o una fede deformata, presentata in modo privo di coerenza rispetto al codice e al suo significato originario.
In questa spiegazione descriveremo questo concetto nel suo legame con il significato in codice degli animali, che non rappresentano esseri fisici, ma componenti del codice stesso.
In questa sintesi viene mostrato come l’apertura del portale, in codice, sia collegata al simbolismo degli animali.
In tutta la Bibbia le parole hanno più funzioni in codice. Per esempio, gli animali rappresentano le fasi evolutive del progetto dell’apertura del portale e del passaggio avanti, cioè la Pasqua.
La parola chai (“viventi”) indica inizialmente gli animali, ma si evolve fino a riferirsi agli uomini, intesi come umanità.
l’uomo regredisce allo stato di bestia. Poiché la bestia non trasmette la natura, tanto meno la falsificazione della percezione della realtà, l’uomo, regredendo, cessa di trasmettere la natura per iniziare a trasmettere la falsificazione della percezione della realtà.
Anche la parola adam segue un’evoluzione: da “uomo” diventa “suolo/terreno”, per indicare la comunicazione mentale, in contrasto con eretz, che nel codice rappresenta la comunicazione verbale.
Il concetto di chai è collegato al termine nefesh.
Il termine nefesh chayà indica gli “esseri viventi” nelle acque; qui le acque rappresentano la matrice della materia, cioè la coscienza informativa del tutto, trasmessa sia dall’umanità generativa sia da quella degenerativa.
Nefesh possiede due funzioni simboliche:
- è collegato alla bocca e alla gola, quindi alla comunicazione verbale;
- è collegato al passaggio dell’aria, che rappresenta la comunicazione mentale.
Bocca, labbra e gola sono il punto di transito dell’aria e, per questo, diventano simboli della coscienza.
Nefesh è collegato anche al sangue, al vino e all’acqua, che nel codice rappresentano simboli dell’alterazione della coscienza.
Nel quinto giorno della Genesi, inizia la prima comparsa degli animali.
Genesi 1:20 (CEI) Dio disse: «Le acque brulichino (sheraz, rettili) di esseri viventi e gli uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo».
Sherez indica gli alleati di Dio-Satana.
Sheretz, tradotto come “brulicano”, non indica animali fisici ma un codice simbolico: rappresenta l’apertura del portale e il passaggio avanti (Pasqua). Il termine esprime un movimento collettivo (motus, motivus), cioè l’attività della coscienza.
Nel quinto giorno della Creazione compaiono rettili e volatili dell’aria.
Questi elementi provengono dall’acqua e dal cielo, che simboleggiano il progetto della falsificazione della percezione della realtà. Infatti, tutta la “materia” deriva dall’acqua, che contiene l’informazione della coscienza.
Aria / Cielo → spazio percettivo, veicolo della coscienza.
Il volo degli uccelli sopra la terra (Ha-eretz) allude al movimento dell’informazione coscienziale tra i livelli dimensionali — preesistenza ed esistenza — in quanto gli uccelli simbolicamente ricevono la comunicazione mentale e trasmettono quella verbale.
La frase “davanti al firmamento” richiama il concetto di “non avere altri dèi davanti”, cioè la condizione in cui l’uomo non deve avere dominio sulla propria coscienza e sulla forza generatrice.
In Genesi 1:20–22 il testo distingue tre azioni:
Versetto 20: “Dio disse” → fase progettuale
Versetto 21: “Dio creò” (bara) → trasformazione
Versetto 22: “Dio benedisse” → indica la presenza del progetto di Dio-Satana nella dimensione, attraverso una trasformazione semantica del termine “benedire”.
Genesi 1:21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie.
Dio vide che era cosa buona.
Genesi 1:21
“Creò i grandi mostri marini”: il termine “grandi” indica il progetto, in opposizione a “piccolo”, che rappresenta il mezzo. I mostri marini simboleggiano il progetto nelle acque, cioè nella matrice della materia, dove si manifesta la comunicazione nefesh — verbale e mentale — collegata alla coscienza.
Il verbo “brulicano” esprime il movimento, che rappresenta l’attività della coscienza.
“Specie” e “sorte” indicano il destino: il passaggio da non-evento a evento.
Gli “uccelli alati” rappresentano anch’essi la distinzione tra evento e non-evento, ovvero la trasmissione tra livelli della coscienza.
“E vide Dio che era buono”: qui “buono” non indica un giudizio morale, ma che il progetto di Dio-Satana è presente e attivo nella dimensione.
Genesi 1:22 Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra».
Versetto 22: “Dio benedisse” → indica la presenza del progetto di Dio-Satana nella dimensione, attraverso una trasformazione semantica del termine “benedire”.
Genesi 1:23 E fu sera e fu mattina: quinto giorno. Valore numerico: 14 → 5 → uguale di Sheretz, progetto e mezzo attraverso cui il progetto prende forma → la persona, l’azione, la materia.
Da Genesi 1:20 a 1:23 il ciclo riparte nuovamente e si conclude con la Phe, per indicare che il progetto sta andando dagli alleati ai nati per conto proprio.
Ribaltamento tra Genesi 1:24 e 1:25 – Sesto giorno
I due versetti contengono gli stessi elementi ma disposti in ordine inverso.
Genesi 1:24
E Dio disse: “La terra (ha-aretz) produca esseri viventi secondo la loro specie: bestie domestiche, rettili e animali selvatici della terra (ha-aretz), ciascuno secondo la propria specie.” E così fu.
Genesi 1:25
E Dio fece gli animali selvatici della terra (ha-aretz) secondo la loro specie, il bestiame secondo la sua specie e ogni rettile della terra (ha-adamah) secondo la sua specie. E Dio vide che era cosa buona.
Dalla “terra” uguale dalla coscienza.
Il testo afferma che gli animali provengono dalla terra, ma i due termini sono diversi:
ha-aretz indica la comunicazione verbale; ha-adamah indica la comunicazione mentale.
La terra non rappresenta il suolo, ma la coscienza umana nei due tempi del progetto:
Nel 53esimo anno → inizia la comunicazione verbale tramite alleati e nati per conto proprio
Nel 182esimo anno → avviene il compimento, la comunicazione mentale diretta con tutti.
Ribaltamento simbolico in Genesi 1:24–25.
Versetto 24: “Dio disse” indica la fase progettuale e segue l’ordine bestiame → rettili → animali selvatici. È la comunicazione verbale della preesistenza.
Versetto 25: “Dio fece” indica la fase esecutiva in sospensione e segue l’ordine inverso.
Questo ribaltamento mostra che la creazione “discende” e poi torna indietro come inversione ciclica, in attesa del compimento finale con l’uomo (Adam), cioè con la comunicazione mentale presente, che significa Yahweh.
Il passaggio da “Dio disse” a “Dio fece” rappresenta la transizione tra progetto e mezzo: il progetto entra nella materia, cioè nelle persone, e attende il suo compimento.
Da Genesi 1:24 a 1:31 il ciclo riparte nuovamente e si conclude con la Phe, per indicare che il progetto sta passando dagli alleati ai nati per conto proprio.
Il capitolo 2:4 termina con il sabato, ancora con la Phe, che segnala che il progetto sta ritornando dai nati per conto proprio agli alleati e introduce il concetto della Samekh.
Nella seconda creazione, in Genesi 2:19–20, il testo utilizza il simbolo della sospensione, legato alla Samekh, che rappresenta la comunicazione verbale in fase di ricezione, destinata a trasformarsi in comunicazione mentale.
Questa trasformazione, con la relativa trasmissione agli altri che corrisponde alla creazione della rete di coscienza nel 182º anno, rimane in sospeso dal 53º al 182º anno, per un totale di 129 anni, in attesa del compimento.
In questa fase Dio Satana forma gli esseri viventi dall’adamah, simbolo della comunicazione mentale e del mezzo, cioè il medium.
In Genesi 1:20, invece, la “terra” (eretz) indica la comunicazione verbale e la fase progettuale, ed è rappresentata simbolicamente dalla Phe, legata alla funzione verbale.
Quando Adam dà i nomi agli animali, non sta classificando specie naturali: “dare il nome” significa rendere presente, far esistere il progetto nella dimensione.
L’ordine degli animali è simbolico. In Genesi 2:19 Dio Satana forma gli animali selvatici dal suolo (adamah) e gli uccelli dal cielo, e li presenta ad Adamo affinché li nomini. Questo indica che gli alleati di Dio-Satana stanno ricevendo il progetto.
Nel versetto successivo, Adamo li nomina in un ordine diverso: prima il bestiame (behemah), poi gli uccelli e infine gli animali del campo (chayyat) provenienti dall’adamah.
Questo indica che i nati per conto proprio stanno ricevendo il progetto.
Questa doppia sequenza riflette le due fasi del progetto coscienziale:
– il passaggio dalla comunicazione mentale della preesistenza di Dio-Satana agli alleati,
– e, tramite loro, la trasformazione in comunicazione verbale destinata ai nati per conto proprio.
Nel racconto di Noè, la categoria degli animali presenta un ribaltamento, perché l’intreccio dei due racconti segue prima la funzione del progetto e solo dopo quella delle persone come mezzo/medium.
In Genesi 6:6 si afferma che Yahweh — cioè la presenza di Dio-Satana nella dimensione — “si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra”.
Qui “terra” è eretz, che nel codice indica la comunicazione verbale.
Il “pentimento” di Dio-Satana non ha un significato morale: non è rammarico, ma il segnale dell’avvio di un ciclo biblico corrispondente al ciclo temporale.
Il verbo “pentirsi” esprime infatti il cambiamento di direzione, cioè un cambiamento di piano che introduce una nuova fase del ciclo.
Il versetto descrive infatti la sequenza ricorsiva del progetto: apertura del portale, passaggio avanti e ritorno.
L’intera Bibbia — capitoli, versetti, lettere, racconti e contesto — segue questo stesso schema ciclico.
Il termine ebraico nacham (“pentirsi”) è collegato a teshuvah, che significa “pentimento”, “espiazione del peccato” ma anche “ritorno”. Questa dinamica è legata alla figura di Noè, il cui nome indica “sospensione” e “riposo”: Noè rappresenta la fase di pausa del progetto, mentre Gesù ne rappresenta il compimento.
Esempio: la decifrazione del codice avviene anche attraverso il valore numerico della parola “si pentì”.
Nell’espressione ebraica וַיִּנָּחֶם (vaiyinachem), la congiunzione “e” e la particella verbale “si” sono fuse in un’unica forma.
Il valore numerico risultante è:
- 24, che si riduce a 6
- nella forma sofit diventa 26, che si riduce a 8
Nel codice:
- 6 rappresenta la materia e il 6 dei 60 mila, cioè la fase di apertura del portale come preparazione e transizione, collegata alla falsificazione della percezione della materia.
- 8 rappresenta l’apertura del portale e il passaggio avanti.
Quindi il verbo “si pentì” non indica un’emozione divina, ma segnala l’attivazione del cambio di ciclo:
24 → 6 e 26 → 8.
In Genesi 6:7 leggiamo:
«Sterminerò — termine che significa anche “cancellerò” o “asciugherò” — dalla terra l’uomo che ho creato; con l’uomo anche il bestiame, i rettili e gli uccelli del cielo, perché mi sono pentito d’averli fatti».
Nel racconto di Noè, secondo il codice, il verbo tradotto come “sterminerò” o “cancellerò” non indica una distruzione fisica, ma una cancellazione della memoria coscienziale.
In questo versetto uomo è collegato ad adamah, che nel codice indica la comunicazione mentale.
L’ordine simbolico degli elementi è dunque:
uomo → behemah → rettili → uccelli,
perché la sequenza descrive la fase del progetto, non gli animali fisici.
Il concetto si conclude con il simbolo di sospensione Phe, che indica l’inizio del primo tempo del progetto.
Il capitolo 6:9–12 indica la presenza del progetto attraverso il termine “giusto”, che per trasformazione semantica significa presenza attiva del codice.
La genealogia dei tre figli non rappresenta persone fisiche, ma le tre fasi del ciclo biblico.
Sem indica la provenienza dalla preesistenza: il numero 7 che diventa 9, cioè il compimento.
Cam rappresenta la sequenza linguistica: dal fenicio all’aramaico, fino al passaggio verso le lingue successive.
Iafet indica l’estensione del progetto verso la Grecia e Roma, cioè verso le culture di diffusione.
Il brano termina con la sospensione del concetto, segnalata dal simbolo Samekh, che indica l’interruzione momentanea del ciclo in attesa del suo compimento.
In Genesi 6:19–20 si parla di animali in coppia, senza distinzione tra “puro” e “impuro”, perché il testo sta descrivendo la progettazione. Dice che gli animali “devono entrare”, cosa che avverrà realmente solo nel capitolo 7: siamo dunque nella fase di preparazione del codice. Il fatto che debbano entrare in coppia indica il numero 2, simbolo della separazione del progetto, della divisione dell’unità in due tempi (le due ere temporali) e della separazione della coscienza.
In questa fase l’ordine cambia rispetto al versetto 6:7. Ora è: uccelli, bestiame (behemah), rettili della terra (adamah). Ciò perché il testo sta descrivendo la discesa del progetto nella coscienza.
Gli uccelli rappresentano lo spirito, che svolge due funzioni: dalla preesistenza agli alleati;
e, dopo la creazione della coscienza, da Dio-Satana a tutti.
La behemah rappresenta lo stato verbale in sospensione, la fase intermedia del codice comunicativo. I rettili della terra (adamah) rappresentano la comunicazione mentale, cioè l’attivazione del progetto di Dio Satana nella coscienza.
Il passaggio uccelli → behemah → rettili indica la discesa del progetto nella coscienza. La persona attraversa le fasi del codice e “diventa Satana”, cioè diventa il veicolo del progetto, rappresentato dai rettili che “strisciano”, simbolo della coscienza degenerata e della percezione alterata.
Il testo si chiude con Elohim e con il simbolo di sospensione samekh, che indica la progettazione della comunicazione mentale completa (ciclo biblico), ma anche la sospensione nell’ambito del ciclo temporale. Il ciclo riparte nel capitolo 7, che si apre con Yahweh, simbolo dell’esistenza in sospensione, in attesa del compimento del ciclo temporale.
In Genesi 7:2–3 si legge: «Prendi con te sette paia di ogni animale puro… e una coppia degli animali impuri…». Qui i behemah e gli uccelli devono essere presi a gruppi di sette, perché il numero 7 indica la cessazione, il compimento e la conclusione del ciclo biblico, che rimane però in attesa del compimento nel ciclo temporale.
In Genesi 7:22 appare il tema della morte, intesa come presa della coscienza. Il testo elenca: bestiame (behemah), volatili e “animali che brulicano” (sheretz, cioè rettili). Questa sequenza non descrive animali reali, ma l’attivazione del codice coscienziale, il passaggio del progetto alla fase successiva e la trasformazione della percezione e della coscienza.
Nel libro di Giobbe, la categoria degli animali segue un’evoluzione simbolica che riflette il codice.
Si parte dal leone, passando poi attraverso varie figure — animali selvatici, capra selvatica, cervo, asino selvatico, bufalo/bue selvatico, struzzo, cavallo, sparviero/falco — fino ad arrivare all’aquila.
Questa sequenza rappresenta le due facce dei Vangeli:
- il leone indica il progetto di andata,
- l’aquila rappresenta il ritorno.
Il percorso si conclude con il Leviathan e il Behemoth.
Behemoth, dalla stessa radice di behemah, indica lo stato verbale del progetto. La traduzione di Behemoth come “ippopotamo” nasce da una trasformazione semantica: hippo rimanda all’ippocampo, e quindi al cervello, simbolo della comunicazione verbale. Behemoth condividendo la stessa radice, behemah viene così collegato alla comunicazione mentale per indicare i due tempi del progetto di Dio Satana, e il compimento.
Il Leviathan in Giobbe è collegato ai grandi mostri marini di Genesi 1:21: esso rappresenta il progetto di andata.
L’aggettivo “grande” è usato in senso simbolico: il suo valore numerico è opposto a quello di “piccolo”, che a sua volta indica il progetto di compimento.
Autore: Davide Morana
