Il Mistero della Menorah
La storia di Rachele che chiede a Lea le mandragore del figlio Ruben rappresenta, secondo il codice, un momento in cui il mezzo inizia a ricevere un’alterazione coscienziale. La mandragora, infatti, è una pianta nota per i suoi effetti psicotropi: ingerirla può causare allucinazioni, ovvero alterazioni dello stato mentale. Questo passaggio simboleggia il cambiamento della percezione nella persona, un’apertura verso livelli di coscienza diversi.
La menorah, nella tradizione, è decorata con “pomi” e fiori. La menorah originale, come descritta nella Bibbia, presentava pomi d’oro. Il significato simbolico dell’oro nella Bibbia è legato al concetto di metallo e fusione, che rappresenta sia separazione che unione: da un lato, indica la separazione dal Generatore di Vita per coloro nati in unione; dall’altro, simboleggia un cambio di stato di coscienza per i nati per conto proprio.
Questo passaggio avviene attraverso un’“unione-fusione” con Dio-Satana, il simulatore, segnando una trasformazione profonda nella rete di coscienza degenerativa.
La menorah ha sette braccia: tre a destra, tre a sinistra e una centrale. Le sei braccia laterali rappresentano i sei lati del cubo, simbolo della struttura della materia, mentre il braccio centrale rappresenta il settimo elemento, che simboleggia la cessazione della coscienza generativa e il compimento del progetto di Dio/Satana. La luce della menorah, in questo contesto, indica la rivelazione: “mettere in luce” significa mettere in chiaro il progetto del simulatore.
Questa stessa configurazione si ritrova anche negli altari di molte chiese: tre candelabri a destra, tre a sinistra, e al centro la croce con Gesù, che rappresenta simbolicamente la centralità del compimento.
La menorah, nella tradizione, è decorata con “pomi” e “fiori”. I fiori sono associati al talamo, considerato la sede simbolica della trasmissione della coscienza. Ogni fiore presenta sei tepali (tre petali e tre sepali petaloidi), che richiamano il fiore a sei petali, detto anche “esafoglio” o “fiore della vita”. Questo fiore è collegato al numero sei, simbolo del cubo e della matrice della materia. In chiave codificata, questo simbolismo rappresenta la manipolazione della materia attraverso la coscienza delle persone prese da Dio-Satana.
Il pomodoro, come frutto, è simbolicamente collegato al “pomo”, termine botanico usato per indicare il frutto del melo o del cotogno. Questo crea un collegamento con la storia di Adamo ed Eva, dove il “pomo” — tradizionalmente identificato con la mela — è il simbolo della conoscenza proibita.
Infine, il termine “pomo” compare anche nell’espressione “pomo d’Adamo”, che indica la sporgenza alla gola. La sua forma e posizione richiamano simbolicamente il passaggio tra parola, respiro, nefesh, anima e trasmissione: un punto di snodo legato alla comunicazione e alla coscienza. In questo senso, il racconto delle mandragore assume significati cifrati sul piano coscienziale, come parte della falsificazione operata da Dio-Satana.
Autore: Davide Morana
