Il Mito di Er e la Falsificazione della percezione della Realtà

Secondo il principio di Verità e Codice da decifrare, Dio-Satana, creatore delle lingue e della grammatica, delle religioni, della filosofia, della scienza e della storia, che utilizza come strumenti di trasmissione, può manifestarsi in molte forme, ma è vincolato a un principio fondamentale: la verità. Deve dire il vero anche quando lo nasconde dietro forme simboliche, paradossali o apparentemente contraddittorie.

La sua comunicazione non è diretta, ma sottile: lascia indizi. La vera intelligenza consiste nel riconoscerli e decifrarli attraverso la ragione. Per rispettare questo principio, Dio-Satana dissemina tracce logiche leggibili solo tramite il codice, anche quando appaiono illogiche secondo la religione o la tradizione.

In questo contesto, il significato biblico di verità, rivelazione, svelamento e mistero è strettamente legato al cambio di coscienza e al passaggio tra aldilà e aldiquà. Come la Bibbia, anche la filosofia opera come un codice cifrato: miti e racconti simbolici non descrivono eventi letterali, ma trasmettono concetti nascosti relativi alla coscienza e alla falsificazione della percezione della realtà.

Un esempio è il Mito di Er. Quello che spiegherò è una sintesi e va inteso in base al codice e alla verità di chi siamo, da dove proveniamo e dove andremo a finire.

Nel racconto esistono parti che vanno decifrate in base al contesto e concetto secondo il codice e altre che vanno comprese attraverso il valore numerico, in particolare i numeri 10 e 12, che indicano rispettivamente il progetto e il mezzo, e il riferimento ai 1000 anni del ciclo.

I concetti di inferi, premio, punizione e ricompensa sono parallelismi introdotti dalle religioni, ma non esistono in quella dimensione. Con la morte non vi è giudizio né continuità morale: si ricomincia da capo.

In questa prospettiva, non esiste nemmeno il concetto di karma, inteso come debito o punizione legata alle vite precedenti.

Er muore in battaglia e ritorna in vita dopo dodici giorni per raccontare ciò che accade alle anime dopo la morte. Nel racconto, le anime scelgono il proprio destino prima della reincarnazione, decidendo per conto di chi incarnarsi; dopo la reincarnazione, invece, la scelta si manifesta in base alle esperienze delle vite precedenti.

Nel codice simbolico, il fatto che Er non beva abbastanza acqua per dimenticare non è un dettaglio narrativo casuale. L’acqua rappresenta la matrice della materia e l’informazione coscienziale del tutto, trasmessa attraverso le persone. Bere poca acqua indica che Er non ha subito un cambio di coscienza operato da Dio-Satana.

Questo implica che, una volta incarnate, le persone devono riattivare i livelli di coscienza acquisiti nell’invisibile prima della reincarnazione. In questo senso va decifrata anche l’affermazione di Platone secondo cui l’anima conosce le idee perché le ha già vissute prima di incarnarsi: non come concetto astratto, ma come codice.

Come già spiegato nel tema della reincarnazione, tutte le coscienze nell’invisibile condividono la conoscenza di questa entità definita Dio-Satana e percepiscono il visibile simultaneamente. Una volta incarnate, attraverso la coscienza ricercatrice, devono recuperare i livelli di coscienza maturati in  precedenza.

Quando la coscienza ricercatrice è libera da pregiudizi, attrae informazioni in base a pensieri, intenzioni e bisogni, accedendo sia al visibile sia all’invisibile e recuperando livelli di coscienza precedenti.

Quando invece interviene un sistema di controllo mentale indotto da Dio-Satana, questo processo viene alterato: i pensieri sono indotti, si creano risonanze artificiali e livelli di coscienza costruiti, dando origine a religione, scienza e storia falsificate. Ne deriva l’allontanamento dal Generatore di Vita e la perdita della capacità di discernere, giudicare e immaginare in modo generativo.

Il cosiddetto iperuranio è falso ed è un concetto in parallelo con le religioni, ma in verità è la stessa dimensione visibile della realtà, chiamata dimensione invisibile alla percezione umana ordinaria, ma pienamente accessibile alle coscienze che vi dimorano. Non è uno spazio separato, bensì una condizione dell’essere che precede e accompagna l’esperienza visibile.

Le tre Moire non rappresentano esseri reali, ma un concetto temporale legato alla coscienza: la preesistenza (passato), l’esistenza (presente) e il futuro, inteso come proveniente dalla preesistenza. Nella Bibbia questa condizione è indicata come “avanti”, In riferimento a Esodo 20:3: «Non voglio dei davanti a me», ed è ciò che viene trasmesso attraverso la creazione della rete di coscienza da Dio Satana. Questo “avanti” corrisponde al contrario dell’oltre del Generatore di Vita ed è un cambiamento di stato della coscienza indotto da Dio Satana. Le Moire che filano simboleggiano proprio questo processo.

La parola pensiero deriva dal latino pensum, da pendere (“pesare”), e indicava originariamente la quantità di lana da misurare per la filatura. Da qui nasce il significato metaforico del pensare come atto di soppesare, valutare e riflettere prima di agire.

In questo codice simbolico, l’ultima Moira che taglia il filo rappresenta il taglio dell’oltre, cioè il cambio di pensiero, e quindi di coscienza associata alla falsificazione della percezione della realtà e al concetto del globo. In questa lettura, filo, pensiero e coscienza sono parti di un unico sistema simbolico di manipolazione percettiva.

Autore: Davide Morana