Mosè e la falsa divisione del Mar Rosso: l’inganno della divisione della coscienza

L’evento di Mosè che apre il mare non è un fatto storico. Non è mai avvenuto nel mondo fisico. La sua narrazione va compresa come simbolo di un evento interiore: un passaggio nella coscienza. Il mare che si apre non è acqua che si divide, ma coscienza che si separa dalla realtà originaria.

“Yam Suf” significa “mare di canne”, e la canna rappresenta il canale: il mezzo attraverso cui la struttura materiale viene trasmessa dall’acqua tramite coscienza. Quando questo mare si separa, qualcosa si spezza dentro l’essere umano. Si rompe il legame diretto tra coscienza e materia. Inizia la falsificazione.

Dio-Satana trasmette da quel momento una nuova realtà, illusoria, ai suoi alleati, o a chiunque subisca la sua presa. Non è una trasformazione fisica, ma la separazione di un canale coscienziale interiore. Quel flusso che un tempo permetteva all’essere umano di trasmettere la natura e di percepire la realtà in modo autentico viene interrotto.

Infatti, nel capitolo 17, ricorda di nuovo quello che ha fatto precedentemente e dice : «Percuotere il fiume», tradotto «Nilo». Ora, il Mar Rosso non è un fiume, per cui la cosa non tornava. Qui non stiamo parlando, come ho detto, di un fiume, ma stiamo parlando di coscienza, di separazione della coscienza dal Generatore di Vita.

Da quel momento avviene il cambio di coscienza e incomincia il sistema di controllo: è la falsificazione della percezione della realtà.

Esodo 17:5: Allora il SIGNORE disse a Mosè: «Mettiti di fronte (17) al popolo (16-18) e prendi con te alcuni degli anziani d’Israele; prendi anche in mano il bastone col quale hai percosso il Fiume, tradotto in Nilo, e va’».

Autore: Davide Morana