Il significato nascosto di Shammaim, Raqia e la Dipendenza da Dio Satana

Il termine ebraico shammaim (שָׁמַיִם),  significa «Cielo». Il termine רקיע è di radice רקע, da cui deriva anche il termine קרקע che significa «suolo». Questo indica che il cielo e il suolo condividono la stessa radice consonantica, per indicare che non si sta parlando di cielo e terra fisica, ma di coscienza. La Bibbia lo indica in codice tramite un’allegoria.

La Bibbia, in forma codificata e allegorica, dichiara falsamente che la creatura terrestre è totalmente dipendente da Dio. La Bibbia afferma che il «terrestre» è costituito da due elementi: la polvere del suolo (ʿāfār min-hāʾădāmâ) e l’alito di vita (nišmat ḥayyîm, Gen 2,7b).

Se Dio togliesse il respiro, ogni essere terrestre cade in una materialità inanimata.

Giobbe 34,14–15
«Se egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere.»

Togliere l’aria non indica l’assenza di ossigeno, ma la rimozione della coscienza, cioè della coscienza del Generatore di Vita. È evidente che, in questo senso, la persona muore. Tuttavia, questa morte non è biologica: rappresenta un cambio di coscienza, attraverso il quale l’individuo passa alla coscienza di Dio-Satana.

Il testo, dunque, non parla di aria, bensì di coscienza. Il significato si rovescia: se l’uomo non possiede la coscienza di Dio-Satana, deve necessariamente attraversare la morte coscienziale. Solo mediante la morte della coscienza precedente è possibile accedere alla coscienza di Dio-Satana.

Infatti, non dice che Adamo è stato fatto di polvere, ma che Adamo è adam afar (cioè è l’uomo polvere). La polvere è collegata nella Bibbia alla cenere, per collegarla con la morte coscienziale cioè l’olocausto coscienziale.

Il concetto della coscienza come respiro continua con il naso e la faccia, come evidenziato nel Salmo.

Salmo 104,29–30 «Se nascondi il tuo volto, vengono meno; togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra.»

Le Narici e la Faccia: Il Corpo come Linguaggio

La faccia non indica il volto della persona, ma indica “avanti”. Per “avanti” si intende il dominio, l’Io della persona. Quindi, quando Dio passa avanti, indica che ha preso il dominio della gente. Infatti, Esodo 20:3 dice di non avere Elohim “avanti a me”, tradotto come “di fronte”, “fronte” o “a cospetto”. Il naso ha lo stesso collegamento.

Il concetto di «narici» e «faccia» nella Bibbia ebraica apre uno degli orizzonti della linguistica corporea biblica. Il corpo non è soltanto il contenitore dell’anima: ogni sua parte parla, significa, rivela. Il naso — il luogo dove entra ed esce il respiro, dove risiede l’alito vitale (nišmat ḥayyîm) — diventa una trasformazione semantica della definizione dell’intera persona, della sua presenza, della sua identità.

Il termine ebraico per «naso» o «narice» (ʼaf) è spesso usato per indicare tutta la faccia. Adamo fu condannato a guadagnarsi da vivere «col sudore della sua faccia» — letteralmente «naso» o «narici» (Gn 3:19). Lot si inchinò «con la faccia (naso) a terra» davanti agli angeli che lo visitarono (Gn 19:1). La prostratio del volto verso Terra è l’atto di sottomissione a Dio Satana.

Infatti, questo concetto del respiro, che indica l’entrata della coscienza e l’incarnazione della persona, viene tradotto da Ruach a Nefesh, a Na-Shamà; in greco Psiche, in latino Anima, per indicare sempre la coscienza.

Autore: Davide Morana