Decifrazione in sintesi dei simboli e appellativi di Dio: chiavi di lettura per la decifrazione del codice di Dio-Satana

In questa sezione si esplorano i vari nomi e simboli attribuiti a Dio nella Bibbia, per comprenderne il significato nascosto e il messaggio cifrato presente nei testi. Ogni appellativo e simbolo riflette un aspetto di Dio-Satana e può essere usato come chiave interpretativa per decifrare il linguaggio simbolico delle Scritture. Questa analisi offre strumenti per una lettura più profonda e consapevole, rivelando i collegamenti tra i nomi di Dio e la creazione della rete di coscienza.

Spiegazione di Elohim
Molti distinguono Dio come bene e Satana come male opposto a Dio, ma per comprendere questa apparente dicotomia è necessario analizzare il significato di El ed Elohim. Non sono nomi propri, ma definizioni di funzione o qualità. Indicano forza generatrice, potenza, vigore, energia.

Dopo la presa della coscienza delle persone, Dio Satana assume questa forza, diventando Elohim. In senso simbolico che rappresenta la coscienza delle persone. Elohim è quindi la forza generatrice della coscienza umana, che dopo la presa viene trasformata in degenerazione.

Da dove proviene il nome EL e Elohim?

Il termine El e il suo plurale Elohim sono stati inventati da Dio-Satana e usati per la prima volta dai Fenici-Aramei. Indicano un’evoluzione sia grafica che linguistica.

L’evoluzione etimologica di “El”

  • El è un nome di Dio legato al bue, che rappresenta la lettera Aleph.
  • Questo nasconde un codice linguistico che parte dai Fenici e dagli Aramei.

L’evoluzione geometrica del nome “El”

  • La lettera Aleph, alla base di Elohim, deriva dall’alfabeto fenicio-aramaico, ed è strettamente legata al simbolo del bue.
  • Forma originaria: Aleph raffigurava un bue con le corna rivolte verso l’alto, simbolo di forza originaria.
  • Rotazione: Nel tempo, la lettera ruotò di 180 gradi, con le corna rivolte verso il basso, assumendo l’aspetto della lettera “A”.
  • Questa rotazione indica che il progetto di Dio-Satana entra nelle persone e che il potere generativo delle persone viene sottratto a favore di Dio-Satana.
  • Composizione: Questa figura capovolta si unisce alla lettera Lamed per formare il nome El.
  • La parola El deriva da Lamed, che indica uno scettro, simbolo del potere, come l’Aleph.

Il collegamento al ruminare del bue come codice mentale degenerativo

Punti chiave

L’evoluzione del termine Elohim e degli imperi, legata alla progressione degli imperi a partire dai Fenici-Aramei, si riflette nel cambiamento del termine di Dio-Satana. La sequenza linguistica è la seguente:

  • Origine: Elohim (usato al plurale e collegato alla radice El).
  • Greco: Theos.
  • Latino: Deus.
  • Arabo: Allah.

Il termine  Allah e il Concetto di Dio Allah deriva da al-Ilāh (“il Dio”) ed è legato alla radice semitica El Alef e Dalet.

Lingue moderne: Dio in italiano, God in inglese, e relative varianti nelle altre lingue.

Significato YAHWEH

Platone e Yahweh: perché il divino non è assoluto

Cifrari semantici nella codificazione biblica

Il testo biblico opera su molteplici livelli di significato, come una matrioska, sviluppandosi in un ciclo ripetitivo che dalla singola lettera arriva al testo completo attraverso valori numerici e narrazioni intrecciate come una trama. Si tratta di un codice da decifrare accessibile esclusivamente attraverso la ragione.

Ogni parola e simbolo biblico fa parte di un codice linguistico che struttura un progetto mentale e una rete di controllo della coscienza. Le narrazioni non vanno lette letteralmente, ma interpretate come codice.

Attraverso la manipolazione semantica delle parole, il linguaggio attiva specifici livelli di coscienza. L’uomo, sotto la presa di Dio Satana, ha trasformato questo codice in narrazioni prive di senso, generando una fede irrazionale che oscura il significato originario.

Le decifrazioni mostrano una progressione semantica che va da Yahweh (“io sarò”) al compimento (“io sono”), fino all’affermazione del potere in Kýrios e Dominus.

Un termine chiave è chayim (o chai ). In ebraico non esiste un termine per “vita” al singolare, ma si usa chai , che significa “vivente” e si riferisce sia all’uomo che all’animale. Spesso tradotto erroneamente come “vita”,nel codice biblico, il termine rimanda all’evoluzione simbolica dall’uomo all’animale; in questo contesto, l’uomo regredisce allo stato di bestia.

Poiché la bestia non trasmette la natura, tanto meno la falsificazione della percezione della realtà, l’uomo, regredendo, cessa di trasmettere la natura per iniziare a trasmettere la falsificazione della percezione della realtà.

L’essere vivente, “chai”, è collegato al concetto di essere, “yahweh”, che non è assoluto. Essere viventi significa esistere, ma non necessariamente possedere la vita. Avere vita significa essere in grado di generare tutta la natura, e ciò è possibile solo per chi è unito al Generatore di Vita.

Altri termini confermano la struttura codificata del testo: olam , che non significa “infinito” ma il “ciclo corrente”, e Barà , che non indica “creare dal nulla” ma separare e trasformare.

Il concetto di presenza, espresso da Yahweh come manifestazione del progetto degenerativo di Dio-Satana, è collegato ai termini ebraici Zelà e Zelem . Zelà indica i lati e simboleggia i progetti di andata e ritorno, mentre Zelem significa immagine, ombra o statua. Questo legame unisce tali termini alla statua di Daniele e all’immagine della bestia (666) descritta nell’Apocalisse. Tale “immagine”, tuttavia, non deve essere intesa in senso fisico, ma come la coscienza di Dio-Satana: l’uomo deve divenire questa immagine, acquisendone la coscienza. Ciò comporta la perdita del proprio io e la conseguente separazione dal Generatore di Vita e dalla forza generatrice.

Il significato dell’appellativo YHWH

La Bibbia è presentata come una trama intrecciata di parole e simboli. Questa trama indica la presenza di Dio-Satana e l’apertura del  portale e passaggio avanti  (Pasqua).

Il termine Yahweh deriva dalla radice ebraica hayah (“essere, esistere”). Il suo valore numerico è 26, che si riduce a 8, simbolo dell’apertura del portale e del passaggio avanti. Yahweh rappresenta la transizione tra comunicazione verbale e spirituale.

La trasformazione semantica da Fede e Grazia  a Yahweh mostra come un significato originario venga progressivamente alterato fino a diventare simbolo della presenza degenerativa di Dio-Satana.

Fede indica lo svelare del progetto degenerativo,  grazia è legata alla parola “dono”. Il dono significa presenza. La presenza è collegata al verbo “essere”.

L’essere è collegato al verbo Hayah di Yahweh, che deriva dal verbo essere e indica la presenza di Dio-Satana nella dimensione, ovvero l’esistenza del progetto di Dio-Satana dalla preesistenza.

Questo culmina in Yahweh, presentato come il “Dio che è”, ma che nel codice cifrato rappresenta la presenza mentale degenerativa di Dio-Satana nella realtà simulata.

Buono non indica qualcosa di morale o esteticamente positivo, ma ciò che è utile al progetto di Dio Satana. Funziona come segnale di presenza, indicando che un ciclo è stato completato ed è ora attivo nella dimensione visibile.

Questo processo mostra come, attraverso passaggi linguistici e simbolici, un concetto originariamente connesso all’amore e alla coscienza venga trasformato in uno strumento di controllo, falsificando la percezione della  realtà e la coscienza umana.

Questi termini sono collegati all’intreccio del testo: parole come trama, tessuto, filo, tessere, philos e Damasco indicano un progetto nascosto ma coerente.

Philos indica l’apertura del portale, agape indica il passaggio avanti. Agape richiama l’Ultima Cena e l’Eucaristia, legate all’altare che rappresenta il talamo, simbolo del progetto presente e del compimento finale.

Nel codice di cifratura semantica, l’espressione Philo rimanda anche al “filo a piombo”. Questo rappresenta il punto di arrivo di un’associazione fonetico-semantica che collega diversi concetti, trasformando l’idea di forza-peso in gravità.

In questo contesto simbolico, il filo a piombo conduce ai concetti di:  gravità e di campo di coscienza.

L’associazione finale descrive la trasformazione della forza-peso, trasmessa dalla coscienza, in una forza di gravità percepita come proveniente dal sottosuolo. Questo processo avviene attraverso la manipolazione operata da Dio-Satana.

Dopo la trasmissione, non è più necessario nominare Yahweh, in quanto Dio-Satana è presente; per questo nella Bibbia è detto di non nominarlo. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù sulla croce corrisponde a Yahweh, portando a compimento il significato del verbo essere.

In questa chiave di lettura,  il linguaggio non è solo un mezzo per comunicare, ma una struttura che riflette la realtà.

Il Nome Yahweh: una presenza relativa, non assoluta

Il significato codificato nella lingua consente di approfondire una delle idee che, forse più di ogni altra, ha modellato il vostro modo di interpretare la realtà.

La domanda centrale è questa: l’essenza di ciò che esiste è statica o dinamica?

È un principio perfetto, immutabile e indipendente da tutto – l’Assoluto – oppure è un’energia in movimento, una presenza che scorre e agisce?

Qui si confrontano due visioni.

Da una parte, la mentalità greca, che immagina l’essere come assoluto, immobile ed eterno: un concetto filosofico fissato in una definizione.

Dall’altra, la prospettiva che emerge dalla lingua aramaica ed ebraica antica, in cui l’essere non è un’essenza astratta, ma una presenza attiva che entra in relazione.

L’indizio decisivo è nel Nome Yahweh, nella sua etimologia. La radice ebraica haya – da cui deriva il Nome – non indica uno stato fermo, ma un’azione: essere, accadere, diventare e soprattutto essere presente per qualcuno. È un verbo di movimento e relazione.

Questo ci conduce al momento del roveto ardente, in cui Dio si definisce con la formula: “Ehyeh asher ehyeh”.

La traduzione più diffusa, “Io sono colui che sono”, risente di una lettura filtrata dalla filosofia greca, che tende a rendere l’identità stabile e definita. Una resa più aderente al codice linguistico è: “Io sarò ciò che sarò”.

La differenza è netta:

•            “Io sono” suona come un’affermazione di essenza immutabile;

•            “Io sarò” è una promessa di presenza attiva, un’identità che si manifesta nella relazione e nella storia.

In codice, in questa chiave di lettura, si tratta di un’indicazione dell’apertura del portale nel 53º anno, già presente ma non ancora compiuta, il cui compimento avviene nel 182º anno.

Il punto, quindi, non è una definizione da enciclopedia: è una promessa. L’identità divina non si determina per ciò che è in astratto, ma per ciò che farà: un “io ci sarò”.

Questo contrasto di visioni emerge anche nel lessico comune: la parola assoluto (dal latino ab-solutus, “sciolto da”) richiama l’idea di ciò che è separato e disconnesso; la visione biblica, al contrario, definisce l’essere attraverso il legame e la presenza.

Da qui si apre il ponte con la filosofia greca: applicando la logica di Platone (in particolare la distinzione tra assoluto e relativo), l’Assoluto è ciò che resta perfetto perché non entra nel mondo sensibile; tutto ciò che si manifesta nel mondo è invece relativo, perché dipende da relazioni e condizioni.

Platone chiama questo manifestarsi parousia, cioè presenza: il modo in cui un principio si rende tangibile nel mondo. In questa prospettiva, l’atto stesso di diventare presenza è già la prova della relatività: ciò che partecipa alla realtà sensibile non può essere l’Assoluto.

Applicando questo concetto al Nome Yahweh, definito etimologicamente come “colui che è / che si manifesta”, la conclusione è che esso rientra nel dominio del relativo: una presenza attiva nel mondo, e non il principio assoluto.

Un principio assoluto, origine invisibile e non manifestata il Generatore di Vita, che non entra in relazione diretta con la materia e trasmette la natura solo indirettamente attraverso le coscienze delle persone.

Questo richiama l’Essere di Parmenide, eterno, immobile e non relazionale, e il principio platonico dell’Assoluto (l’Uno / il Bene), che rimane separato dal mondo sensibile.

Infine, è utile chiarire un punto linguistico: parousia non significa ritorno. Letteralmente indica l’“essere presente accanto”. Nel mondo antico il termine descriveva anche la visita ufficiale di un imperatore: non un rientro da lontano, ma una presenza che diventa evidente e tangibile.

In questa chiave di lettura, la parousia di Gesù indica che il progetto del cambiamento di coscienza è già presente e si manifesta progressivamente; non implica quindi un ritorno fisico di Gesù “tra le nuvole”, ma lo svelamento di una presenza già operante.

Secondo questa decifrazione del codice biblico, non siamo di fronte a semplici traduzioni linguistiche, ma a fasi successive di un progetto preciso.

L’evoluzione del nome Yahweh inizia con la traduzione “io sarò”: una dichiarazione proiettata nel futuro, una promessa che indica il 53º anno, con l’apertura del portale ancora non pienamente realizzata, il seme del piano.

Il passaggio successivo segna un cambiamento decisivo. L’espressione diventa “io sono”: il tempo verbale si sposta dal futuro al presente. In questa lettura non si tratta di un dettaglio grammaticale, ma di una dichiarazione di compimento, corrispondente al passaggio in avanti avvenuto nel 182º anno, associato alla Pasqua. La promessa si attiva e il progetto entra in funzione.

Con il passaggio al greco, la traduzione diventa Kyrios, “Signore”. Il significato evolve ulteriormente: non si parla più soltanto di esistenza, ma di autorità. Il potere viene affermato, il dominio dichiarato. La narrazione passa dall’essere al comandare.

Infine, nel latino compare Dominus. Qui avviene il consolidamento finale: il titolo di Signore viene integrato nella struttura di potere dell’Impero Romano e, attraverso di essa, si diffonde in tutte le lingue europee. È la fase del consolidamento globale di Dio Satana.

Seguendo una sola parola attraverso quattro lingue, emerge così una narrazione nascosta: non una coincidenza linguistica, ma la cronaca di un percorso che va da una promessa futura a una realtà presente, poi a un’autorità riconosciuta e infine a un dominio stabilizzato. È come un seme che cresce fino a diventare un albero capace di coprire il mondo con la falsificazione della percezione della realtà di Dio Satana.

Il concetto di signore, indicato in ebraico con adoni, evolve nel termine Adonai. Adonai è la parola pronunciata al posto di Yahweh quando nel testo scritto compare il tetragramma.

In questa chiave di lettura, ciò indica che la presenza di Dio Satana è ormai attiva e manifesta; per questo il Nome non viene pronunciato direttamente. Il termine Adonai deriva infatti da adoni, adon, che significa signore.

Adoni indica il signore riferito agli esseri umani. Anticamente l’ebraico, derivato dal fenicio, era privo di segni vocalici; in questa forma, adoni si applicava esclusivamente alle persone. Con l’introduzione dei segni vocalici, il termine diventa Adonai, riferito al Signore, cioè Yahweh.

Questa evoluzione linguistica riflette il concetto che, secondo il progetto dell’apertura del portale e del passaggio in avanti, gli esseri umani possono diventare a immagine di Dio Satana e farsi portatori di un progetto degenerativo di dio Satana.

Questa visione dinamica non è un’eccezione, ma si riflette in molte parole chiave dell’ebraico biblico.

La parola chai (“viventi”), nella Bibbia  secondo il codice, indica inizialmente gli animali, ma nel tempo si estende a riferirsi anche agli esseri umani, intesi come umanità. Il termine esiste solo al plurale e designa l’insieme dei viventi.

In questo senso, chai può riferirsi anche alla bestia, a Dio Satana e al seicentosessantasei, inteso come l’inizio della creazione di una rete di coscienza distorta.

L’essere vivente (chai) è collegato al concetto di essere (Yahweh), che non è assoluto. Essere viventi significa esistere, ma non necessariamente possedere la vita. Avere la vita implica la capacità di generare tutta la natura, e ciò è possibile solo per chi è unito al Generatore di Vita.

Dio Satana, invece, non possiede vita propria e non genera nulla. In ebraico viene usato il verbo barà (creare), che non significa creare dal nulla, ma separare e trasformare: separare indica l’allontanamento dal Generatore di Vita, mentre trasformare indica la modifica della coscienza.

Questo implica che Dio Satana agisce sulla coscienza e, attraverso di essa, altera la percezione della materia.

La parola “eterno” nella Bibbia non esiste. In ebraico, si usa “olam”, ma non indica qualcosa di infinito. Solo il Generatore di Vita è infinito.

 Olam si riferisce al tempo di un ciclo. E ci sono cicli infiniti. Quindi quando si dice che Dio è eterno, non significa che è infinito, ma che ha un tempo legato al suo ciclo, uno tra i tanti cicli.

Olam significa anche nascosto. Indica la rivelazione di un progetto nascosto: il ciclo dei mille anni. In pratica, olam è il tempo del ciclo di Dio Satana.

Dopo il 53º anno inizia il progetto di andata. Si apre il portale. I giganti, i Nephilim, rappresentano questo passaggio. In questa fase, Dio Satana è indietro, non ha ancora il dominio delle persone, ma comunica solo con i suoi alleati, i giganti, tramite la mente.

Quando si legge che “l’uomo non contenderà per sempre”, quel “sempre” è olam. Significa che la condizione attuale dell’uomo – cioè i giganti – non durerà oltre il tempo stabilito. Quel tempo è il 182º anno, quando nasce il ciclo dei 6 milioni di persone. A quel punto finisce l’era dei giganti.

Dio satana non rimane indietro per sempre. Torna avanti con il compimento. Solo allora può comunicare con tutti, tramite la mente.

Inizia la trasmissione del sistema solare.

Il Sole viene posto in sovrapposizione all’illuminazione già esistente, generata dal Generatore di Vita.

L’illuminazione originaria, priva del Sole, nasceva dalla fusione dei colori, che generavano luce e tempo in modo naturale.

Con l’introduzione del Sole ha inizio la falsificazione della percezione della realtà: si chiude il

progetto di andata, termina l’epoca dei giganti e ha inizio il ciclo dei mille anni.

Il concetto di signore, indicato in ebraico con adoni, evolve nel termine Adonai. Adonai è la parola pronunciata al posto di Yahweh quando nel testo scritto compare il tetragramma.

In questa chiave di lettura, ciò indica che la presenza di Dio Satana è ormai attiva e manifesta; per questo il Nome non viene pronunciato direttamente. Il termine Adonai deriva infatti da adoni, adon, che significa signore.

Adoni indica il signore riferito agli esseri umani. Anticamente l’ebraico, derivato dal fenicio, era privo di segni vocalici; in questa forma, adoni si applicava esclusivamente alle persone. Con l’introduzione dei segni vocalici, il termine diventa Adonai, riferito al Signore, cioè Yahweh.

Questa evoluzione linguistica riflette il concetto che, secondo il progetto dell’apertura del portale e del passaggio in avanti, gli esseri umani possono diventare a immagine di Dio Satana e farsi portatori di un progetto degenerativo di dio Satana.

Il significato di Elyon e la sua numerologia
Elyon ha due valori numerici: 13 (testa) e 15 (coscienza e struttura della materia). Elyon 13 rappresenta il progetto iniziale e superficiale di andata, in cui la testa funge da ricevente del progetto.

Elyon 15 rappresenta il ritorno, quando Dio Satana  acquisisce la coscienza della materia e si diventa mezzo.

Il termine Elyon è collegato a Aram (altura, cima) e Paddan-Aram (pianura): Aram indica l’andata superficiale, Paddan-Aram il ritorno. Nelle traduzioni diventa Siria (Sirius, splendente), che indica la trasmissione  del sistema solare.

Aram, collegato a Elyon, rappresenta il processo in cui la coscienza passa dalla preesistenza all’esistenza: Dio-Satana, come Elyon, entra nelle persone e acquisisce il potere, simboleggiando il concetto di “Altissimo” come trasformazione.

Questo concetto richiama anche le origini della Bibbia: la linea Aram → Fenici → Grecia → Roma rappresenta l’evoluzione verso il dominio linguistico e culturale, ed è collegata all’apertura del portale, che ha inizio con i Nefilim, i giganti alleati di Dio-Satana.

Simbolicamente, questo percorso inizia con Abram, che unisce “Ab” (padre) e “Ram” (altezza/coscienza), collegato ad “Aram”, simbolo di un progetto elevato ma sospeso, apertura del portale  destinato a compiersi con il ritorno,(Pasqua passaggio avanti.

Aram è collegata anche a Palmira, che rappresenta l’apertura del portale e l’inizio del ciclo; Gerico, legata al deserto, è il punto di ingresso e simbolo della sospensione, in attesa del compimento con la pasqua.

Significato di Adoni.

Il termine “Adoni” significa “signore” riferito alle persone. Anticamente, la lingua ebraica era basata sul fenicio, che non utilizzava i segni vocalici (i cosiddetti puntini). In questa forma, “Adoni” si riferiva esclusivamente agli esseri umani. Successivamente, con l’introduzione dei puntini vocalici, la parola è diventata “Adonai,” riferendosi al Signore, ossia Dio Satana.

Questa evoluzione linguistica riflette il concetto che, secondo il progetto dell’apertura del portale e del passaggio avanti, gli esseri umani possono diventare a immagine di Dio Satana e portatori di un progetto degenerativo di dio Satana.

Il Significato di Shaddai: La Radice Shedim e il Volto Demoniaco di Dio


Nelle traduzioni moderne è reso come “Dio Onnipotente”, ma nel testo ebraico Shaddai è collegato a radici che significano montagna, steppa, deserto, e indica il progetto in sospeso. È “Signore della steppa” o “della montagna”, cioè presenza remota, non onnipotente. El Shaddai rappresenta il Dio Satana  della soglia tra andata l’apertura del portale  e ritorno passaggio avanti.

  • Shaddai appare nel deserto (steppa), indicando il progetto in sospeso dal 53º al 182º anno — il progetto di andata, simbolo della trasmissione verbale e della sospensione.
  • Shaddai appare anche sulla montagna (roccia), indicando il ritorno, cioè il cambio di coscienza, simbolo del compimento del progetto degenerativo di Dio-Satana, volto a realizzare la falsificazione della percezione della realtà.

Il Ciclo di 360° e l’Apertura del Portale

  • Il concetto dell’apertura del portale parte simbolicamente dal ciclo di 360°, dall’angolo nullo all’angolo giro, che indica il passaggio avanti.
  • La montagna rappresenta il Nord-Est, ovvero la partenza dalla preesistenza (angolo nullo).
  • Completando il cerchio, si ritorna alla preesistenza: quando Dio-Satana compie la rete di coscienza nel 182º anno, simbolicamente ritornando a Est, collegato al Nord e sempre rappresentato dalla montagna.

Sintesi della Codifica

  • La montagna indica sia la partenza sia il compimento, collegata a Shaddai.
  • Deserto/steppa → progetto di andata → trasmissione verbale → sospensione dal 53º al 182º anno.
  • Montagna/roccia → ritorno → cambio di coscienza → compimento del progetto degenerativo (182º anno).

Dio, per il principio di verità, deve dire la verità in modo velato. La parola Shedim significa “demoni”; togliendo la pluralità del suffisso “im”, diventa Shed.

La radice e l’etimologia della parola Shaddai corrispondono alla stessa radice, che può significare:

  • distruttore
  • mammella
  • Dio della montagna
  • e tante altre cose.

In realtà, Dio, dovendo dire la verità in un modo nascosto, sta dicendo che lui corrisponde a Satana. Tanto è vero che quella radice significa anche “distruttore”, per indicare la falsificazione della percezione della realtà.

In sintesi, tutti questi appellativi (Elohim, Yahweh, Elyon, Adonai, El Shaddai) rappresentano fasi diverse del progetto di Dio-Satana: dalla presa della coscienza (andata) alla trasmissione del progetto (ritorno), fino alla falsificazione della percezione della realtà e al dominio sulla rete di coscienza.

Autore: Davide Morana